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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

Cronaca News

Necessità, dovere e piacere di divulgare la scienza

foto di Social Networks
Social Networks

Alla parola scienziato (ora si dice “ricercatore”) nel nostro immaginario è associata l’immagine di un uomo sovente solitario in un laboratorio circondato da alambicchi, provette e ampolle, spesso dedito a discipline completamente differenti tra loro (quali, astronomia e chimica), come lo ritraggono i dipinti del 1500-1600. No, lo scienziato non è più quello! Lavora in gruppo, spesso davanti a un PC, in laboratori con sofisticate attrezzature che svolgono velocemente analisi che prima richiedevano molti giorni di lavoro di tanti operatori.

E’ estremamente specializzato poiché si dedica a una branca di una sola disciplina. Non solo, è uscito dalla sua turris eburnea, per comunicare con il grande pubblico, smentendo, così due grandi pregiudizi: il ricercatore-divulgatore sottrae energie al suo “vero” compito, la ricerca; il ricercatoredivulgatore non è in grado di farsi capire. Negli ultimi anni una formazione di base in comunicazione è stata considerata necessaria per chi lavora o sta per intraprendere una carriera nella ricerca tanto da richiedere l’istituzione di un corso di laurea ad hoc, quello in “Scienze della comunicazione”, che consente di conoscere i linguaggi della comunicazione d’impresa e della scienza, e il funzionamento di media tradizionali e nuovi. Sono stati altresì istituiti master specifici in Comunicazione Scientifica. In Gran Bretagna, per esempio, la maggior parte dei Research Council offre ai dottorandi alcuni giorni di formazione su comunicazione e media, mentre veri e propri corsi vengono proposti dalle università. Il primo obiettivo della comunicazione scientifica è sempre stato quello di favorire, nell’ambito della comunità scientifica, lo scambio e la diffusione dei risultati acquisiti e delle scoperte effettuate, per facilitare anche sulla base di nuove collaborazioni ogni ulteriore progresso nei vari campi di ricerca. Tale scopo viene tuttora perseguito con metodi classici come la partecipazione a congressi e, soprattutto, con la pubblicazione dei risultati della ricerca su riviste specialistiche. I comitati editoriali di queste riviste sottopongono il lavoro presentato per la pubblicazione alla “valutazione paritaria” (peer review, in inglese), effettuata da parte di esperti del settore di cui tratta la pubblicazione stessa, i quali ne stabiliscono l’idoneità o meno alla pubblicazione.

Negli ultimi venti anni, ai suddetti metodi, sempre imprescindibili, si sono aggiunti i social network, come “ResearchGate” e “LinkedIn”. Il primo, lanciato nel 2008, è un social network gratuito dedicato a tutte le discipline scientifiche nel quale gli scienziati e i ricercatori possono condividere articoli, chiedere e rispondere a quesiti, e trovare collaboratori. Il secondo, nato nel 2003, è attivo nel favorire contatti professionali di singoli professionisti e aziende e nella diffusione di contenuti specifici relativi al mercato del lavoro. La conoscenza scientifica può essere divulgata al grande pubblico solo dopo il vaglio della comunità scientifica. E qui entra in gioco la seconda e non meno importante funzione della comunicazione scientifica, quella propriamente detta della “divulgazione scientifica”, diretta a raggiungere con un linguaggio più semplice possibile un pubblico più ampio possibile. Pertanto oggi, anziché essere bollata come una perdita di tempo, la divulgazione viene addirittura considerata come un “dovere”. Infatti, se tanti ricercatori finiscono per appassionarsi alla divulgazione della scienza è anche perché hanno dovuto fare di necessità virtù. Il grande paradosso che vive oggi la scienza è quello di avere la funzione di guida (poche altre culture sono capaci di cambiare così a fondo e rapidamente il nostro modo di vivere e di pensare) ma di essere tra le meno diffuse e condivise. Le indagini internazionali, quasi all’unanimità, hanno evidenziato la carenza di cultura scientifica dei cittadini anche nei paesi più avanzati.

Una carenza resa peraltro sempre più grave dal continuo e veloce aumento delle conoscenze e delle loro applicazioni pratiche. Non va, inoltre, sottovalutato che le occasioni di attrito fra scienza e società non fanno che aumentare, sia per le conseguenze dell’introduzione di nuove tecnologie, sia per le scelte cui siamo costretti dalle nuove possibilità che ci vengono offerte, sia per l’impatto delle nuove conoscenze su credenze e valori sui quali si basano identità, culture e modi di pensare. Così, se per i ricercatori fino a poco tempo fa comunicare con la società era un optional, oggi è diventato una necessità. E nessuno, nel mondo scientifico, può più permettersi di ignorarla. Infatti, le decisioni importanti che riguardano il lavoro degli scienziati non vengono più prese nell’ambito della sola comunità scientifica o del ministero competente, ma sono sempre più spesso il frutto di una difficile contrattazione fra diversi soggetti sociali: i politici nazionali e quelli locali, le imprese e le loro associazioni, i gruppi di interesse, le “autorità morali” e i media. Pertanto, i ricercatori, tramite una comunicazione efficace, devono attirare l’attenzione del pubblico “sensu lato”, informandolo correttamente e acquisendo, quindi, il suo consenso. L’obiettivo di fondo, per l’appunto, è quello di stabilire con la società un rapporto più profondo e più solido, basato sulla fiducia reciproca.

Solo su questa base, si può superare l’inevitabile divario che in qualche misura ci sarà sempre fra chi detiene conoscenze molto complesse e tutti gli altri; ciò anche al fine di fronteggiare eventuali esplosioni di irrazionalità, come quelle a cui stiamo attualmente assistendo (si pensi ai no-vax). La divulgazione scientifica ha, così, anche un ruolo sociale: persone bene informate sono anche cittadini più consapevoli. Per divulgare la scienza non è sufficiente la sola bontà dell’argomentazione. La comunicazione semplice ma che risulti “emotivamente piatta”, cioè non coinvolgente, non “arriva”. E’ necessario, quindi, interessare il pubblico, appassionarlo, compito arduo in un mondo in cui tutti alzano sempre di più la voce e ricorrono ai sistemi più fantasiosi per farsi udire da un pubblicato “bombardato” da moltissime notizie di diversa natura.

A tal fine, è fondamentale il ruolo dei ricercatori! Anche se la comunicazione della scienza viene sempre più spesso affidata a professionisti, sono sempre i ricercatori il primo anello della catena comunicativa. Ogni scelta fatta all’inizio di questa catena condizionerà tutto quello che verrà dopo, nel bene e nel male. Inoltre, proprio per la natura molto particolare della scienza rispetto ad altri settori, è difficile che un non esperto riesca a padroneggiare il tema con la stessa profondità che ha il ricercatore che ci lavora, o che riesca a vederne tutte le implicazioni, anche future. Il ricercatore, quindi, ha più degli altri i mezzi per impostare correttamente la comunicazione, e a volte anche per farla in prima persona, situazione questa in cui saprà trasmettere anche la passione e l’amore per il suo lavoro! Oltre a diffondere sapere, raccontare la scienza aiuta a far conoscere il valore del pensare scientifico e di un atteggiamento razionale di fronte anche a problemi che con la scienza hanno poco a che fare. Ma come si può divulgare la scienza? Di questo argomento ci occuperemo la prossima volta!

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto

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