x

17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 20:52:00

Cronaca News

Lo Stato al 60% in “Acciaierie”, si va verso il rinvio

foto di L'ex Ilva
L'ex Ilva

Nessuna maggioranza da parte dello Stato nell’ex Gruppo Ilva oggi Acciaierie d’Italia a maggio prossimo: sarebbe questo, l’indirizzo che starebbe prendendo sempre più corpo all’interno del Governo, deciso dunque a non salire più al 60% nella partecipazione in Am Invest.Co, la newco con Arcelor Mittal, ma a restare all’attuale 38%. Non si sarebbero sostanziate le tre condizioni previste dal contratto Arcelor Mittal-Invitalia del dicembre 2020 e il governo starebbe per questo, ipotizzano fonti vicine all’azienda, riscrivendo un nuovo contratto.

Non ci sarà però nessun passo indietro da parte dello Stato in Acciaierie d’Italia; il governo semplicemente, spiegano le fonti, pensa che in questo momento di crisi economica per le sanzioni imposte alla Russia e con un prezzo dell’energia da fronteggiare, sarebbe meglio per lo Stato e per il futuro dell’azienda non assumerne per ora la gestione diretta, che comporterebbe un ulteriore investimento da 680 milioni di euro. A inizio maggio dunque, e comunque a breve, dovrebbe essere pronto il nuovo contratto: un processo ‘semplice non complesso’, spiegano ancora le fonti, che “non comprometterà una collaborazione di quasi 2 anni che ha dato soddisfazione sia allo Stato che ad Arcelor Mittal, una esperienza positiva, soddisfacente, né conflittuale né complicata”, fanno osservare ancora le fonti, sottolineando come non ci siano state mai tensioni ma che, anzi, ognuno ha dato il proprio contributo, Mittal come investitore industriale e lo Stato come appoggio istituzionale. L’azienda dunque, continuano le fonti, non ha ravvisato né ravviserebbe ora ‘grosse tensioni’, né difficoltà, a riscrivere un nuovo accordo che comunque non implicherà, dicono, nessuna revisione del piano industriale che prevede una produzione a regime, nel 2025, di 8 milioni di tonnellate di acciaio. D’altra parte, osservano ancora le fonti, la joint venture “ha funzionato bene in questi 2 anni di gestione privato-pubblico, e in questi momenti di incertezza cambiamenti peraltro non sarebbero nemmeno auspicabili”.

Il futuro di Acciaierie d’Italia, d’altra parte, è “forte della strategicità della sua produzione”, osservano le stesse fonti che si aspettano di essere inserite nell’elenco di quei siti strategici a cui il governo destinerà prioritariamente quella fornitura di gas che sarà gioco forza acquistata fuori dalla Russia. Nel contempo, però, scoppia una nuova crisi nell’indotto siderurgico legato all’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. L’azienda metalmeccanica Lacaita ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per la metà dell’organico. Gli esuberi sono una quarantina. Per i sindacati, tra annuncio di licenziamenti, cassa integrazione che si sussegue pur cambiando causale, fatture scadute e non pagate, stipendi ai dipendenti corrisposti in ritardo o solo con anticipi in attesa di tempi migliori, nel pianeta dell’indotto ex Ilva sembra proprio non essere cambiato nulla a sentire i sindacati. E anche tra le imprese c’è molta sofferenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche