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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 12:56:00

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L'ex Ilva

E’ atteso nei prossimi giorni il parere della Procura di Taranto sulla richiesta di dissequestro dell’area a caldo del Siderurgico presentata dai commissari straordinari di Ilva in as. La Procura dovrà esprimere il parere che avrà un peso di particolare rilevanza sulla decisione che sarà presa poi dalla Corte d’Assise. Da quanto si è appreso, l’istanza dei legali di Ilva in amministrazione straordinaria è stata presentata alla Corte d’Assise che il 31 maggio dello scorso anno, a conclusione del processo “Ambiente Svenduto”, ha emesso la sentenza disponendo la confisca dell’area a caldo, così come richiesto dalla pubblica accusa rappresentata in aula dai magistrati Mariano Buccoliero, Remo Epifani e Raffaele Graziano, oltre il pm Giovanna Cannarile attualmente in servizio alla Dda di Lecce. La stessa pubblica accusa, quindi, che ora è chiamata ad esprimere il parere sull’istanza di dissequestro dei gli impianti, peraltro dopo che la sua richiesta di conferma dei sigilli ha trovato pieno accoglimento da parte della Corte che ha disposto la confisca, comunque non ancora esecutiva in assenza di una decisione definitiva, ossia della Cassazione.

A pronunciarsi sulla richiesta dei legali, invece, sarà un collegio della Corte d’Assise molto probabilmente in composizione diversa da quella che ha emesso il verdetto in quanto quel collegio, così come prevede il codice di procedura penale, non ha più la componente dei sei giudici popolari ma solo i due togati, il presidente Stefania D’Errico e il giudice a latere Fulvia Misserini impegnate, dopo cinque anni di dibattimento, nella stesura delle motivazioni, che potrebbero giungere a fine mese oppure a maggio. Gli avvocati Angelo Loreto e Filippo Dinacci, legali dei commissari, hanno presentato la richiesta puntando a dimostrare la discontinuità dell’attuale gestione degli impianti da quella dei Riva, riferendosi ai fratelli Fabio e Nicola Riva, condannati pesantemente in primo grado con dirigenti e funzionari dello stabilimento per disastro ambientale doloso e altri reati.

“Le garanzie soggettive di discontinuità rispetto alla gestione che aveva originato il sequestro in atto sono assolute e non richiedono ulteriori specificazioni”, si legge nelle 28 pagine dell’istanza dei legali dei commissari straordinari. L’obiettivo dei legali è quello di ottenere la restituzione degli impianti del Siderurgico finiti sotto chiave il 26 luglio di ormai ben dieci anni fa su ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco, per reati ambientali che, secondo l’accusa, hanno provocato fra la popolazione, soprattutto dei Tamburi, malattie neoplastiche e morti dal 1995 (anno della privatizzazione dell’Ilva) al 2012. Inizialmente disposto senza facoltà d’uso, il sequestro fu poi “ammorbidito” dal Tribunale del Riesame, a cui i Riva fecero ricorso, con la concessione della facoltà d’uso ai custodi giudiziari nominati dal gip. Attualmente Ilva in as è proprietaria degli impianti affidati in gestione ad Acciaierie d’Italia, la società nata dal connubio fra Invitalia e ArcelorMittal il 10 dicembre del 2020. Secondo gli avvocati Loreto e Dinacci, la gestione commissariale opera in una situazione totalmente diversa da quella del passato, nella quale non sussisterebbero analoghi rischi.

“Non è revocabile in dubbio che i beni sottoposti a sequestro debbano essere considerati, in ragione dell’attuale piano ambientale, radicalmente diversi – è scritto nell’istanza presentata alla Corte d’Assise – da quelli che, originariamente, avevano consentito la perpetrazione dei reati contestati”. In quanto “lo stabilimento – continua l’istanza – è attualmente esercitato da un gestore altamente qualificato, in esecuzione di un contratto di affitto di ramo d’azienda stipulato nell’ambito di una cornice normativa”. Sulla tesi dei legali si esprimeranno prima i magistrati inquirenti col parere e successivamente la Corte d’Assise con la decisione. Sulla vicenda della richiesta di restituzione degli impianti, è intervenuto il leader nazionale della Fim Cisl Roberto Benaglia il quale, pur riconoscendo l’importanza di disporre pienamente degli impianti da parte dell’azienda, ritiene che le priorità per il sindacato e per i lavoratori in questo momento siano altre. “Prendiamo atto di questa istanza di dissequestro ma il punto fondamentale per noi – sottolinea il segretario generale della Fim – è sapere come procedono i programmi di ambientalizzazione della fabbrica e come si completa il ciclo di interventi in modo da pensare al dissequestro come una condizione di maggiore autonomia per chi dovrà gestire lo stabilimento”.

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