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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

Cronaca News

Leucaspide bis, difesa chiede la sentenza di non doversi procedere

Questa la richiesta presentata al gup del Tribunale di Taranto Rita Romano

Gravina Leucaspide, le collinette
Le collinette della Gravina Leucaspide

Una sentenza di “non doversi procedere” nei confronti dei nove indagati perché già coinvolti in un processo gemello, con capi d’accusa identici.
È questa la richiesta presentata al gup del Tribunale di Taranto Rita Romano dai difensori degli imputati nel procedimento “Leucaspide bis” approdato in udienza preliminare mercoledì 6 aprile.
Secondo la difesa, nei confronti degli imputati si configura una violazione del principio “ne bis in idem”, ossia nessuno può essere processato due volte per gli stessi fatti, in quanto otto di essi sono già a dibattimento per la stessa vicenda riguardante la Gravina Leucaspide, nota anche come processo delle collinette.
L’avvocato Pasquale Annichiarico, difensore di Nicola Riva, Claudio Riva e Angelo Riva, l’avvocato Carmine Urso, difensore di Angelo Riva e l’avvocato Luca Perrone difensore di Fabio Riva, sostengono che “confrontando i due capi di imputazione, la totale sovrapponibilità delle accuse risulta evidente”.
Cinque componenti della famiglia Riva e quattro dirigenti dell’epoca dello stabilimento siderurgico sono accusati di aver scaricato 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti pericolosi e non, polveri di origine industriale, lungo tutto l’argine sinistro della Leucaspide, dove si trovano anche alcune proprietà private, fra le quali anche l’omonima masseria, che avrebbero riportato dei danni dal contestato sversamento incontrollato di detriti. Per la pubblica accusa si tratta di scarti provenienti dal ciclo produttivo del Siderurgico a partire dal 1995, cioè a partire dal 1995 e “ancora in corso” si legge nell’imputazione.
Stando alla ricostruzione del pm Mariano Buccoliero, la Leucaspide sarebbe diventata una sorta di discarica di polveri e rifiuti che avrebbero formato nel corso degli anni due collinette alte trenta metri, in parte ricoperte da vegetazione.
Il materiale scaricato avrebbe provocato anche un mutamento della morfologia del terreno, alterando persino il corso di un fiume a carattere torrentizio che scorre nella Gravina per poi sfociare nel Tara.
Quindi la pioggia e poi il corso d’acqua avrebbero trascinato nei terreni circostanti e nella falda le sostanze inquinanti. L’attività illecita, secondo l’accusa, avrebbe alterato e distrutto una zona di pregio paesaggistico sottoposta a vincoli ambientali. Una ricostruzione, quella del pubblico ministero, basata sulle indagini dei Carabinieri del Noe di Lecce.
Agli imputati vengono attribuiti diversi reati ambientali fra i quali quello di deturpamento di bellezze naturali.
Si tratta di contestazioni per le quali sono già sottoposti a processo gli stessi componenti della famiglia Riva e gli altri esponenti di vertice dello stabilimento, spiegano in sostanza i difensori nella memoria depositata. Pertanto, sostengono ancora i legali alla luce di una sentenza a Sezioni unite della Cassazione, “l’azione penale, nel secondo procedimento, deve essere dichiarata improponibile anche in assenza di una pronuncia irrevocabile”.
Inoltre, entrando nel merito delle imputazioni, i difensori hanno eccepito, fra l’altro, che il reato di danneggiamento semplice di una proprietà privata “non è più previsto dalla legge come reato” poiché depenalizzato dal decreto legislativo n. 7 del 2016 che ha lasciato nel codice penale solo le ipotesi aggravate con procedibilità d’ufficio.
La ricostruzione dei fatti e le imputazioni, dunque, sono identiche a quelle del dibattimento in corso davanti alla Prima Sezione Penale del Tribunale di Taranto.
I due procedimenti sono scaturiti da altrettante denunce e le uniche differenze sono costituite dalle parti offese e dal nome di un imputato, in quanto nell’altro ne figura uno in meno. Per il resto si tratta di procedimenti gemelli, come sostengono i difensori che hanno depositato la richiesta di sentenza di non doversi procedere nei confronti dei loro assistiti.
Il giudice dell’udienza preliminare Romano si è riservata la decisione e ha aggiornato l’udienza al 20 luglio prossimo per esprimersi sull’istanza dei legali.
(a.l.)

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