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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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Come divulgare la scienza

foto di Prima di copertina del volume Comics & Sciences
Prima di copertina del volume Comics & Sciences

Abbiamo già parlato della necessità, del dovere e del piacere di divulgare la scienza. Ora occupiamoci dei modi in cui questo è possibile. La divulgazione scientifica ha una lunga storia nella cultura europea. Le opere enciclopediche esistono da circa 2000 anni; la più antica che si è tramandata è Naturalis historia, scritta nel I secolo da Plinio il Vecchio mentre Glossarium Bobiense è una delle prime enciclopedie dell’alto medioevo (476-1000 d.C.).

L’enciclopedia moderna si è evoluta dai dizionari intorno al XVII secolo. Tuttavia, la più nota e importante fra le prime enciclopedie della storia è l’ “Encyclopédie” o “Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri” curata da Diderot e D’Alembert, la quale consta di ben diciassette volumi di voci ed undici di tavole illustrate, pubblicati tra il 1751 e il 1772. Le prime riviste scientifiche hanno invece visto la luce nel 1665 contemporaneamente in Francia e in Inghilterra. Appena tre anni dopo, nel 1668 apparve la più antica rivista italiana, il “Giornale de’ Letterati” di Roma, trimestrale letterario fondato dal bergamasco Francesco Nazzari. A fine secolo, nacquero nella penisola altri Giornali de’ Letterati, ma di indirizzo scientifico più che letterario; i più importanti furono i due redatti da Benedetto Bacchini a Parma (dal 1680 al 1690) e a Modena (dal 1692 ai 1695). Tra i singoli divulgatori ante litteram non possiamo non ricordare il nostro Galileo, al quale la chiesa non perdonò proprio il fatto di aver scritto in volgare anziché nel latino sconosciuto ai più. Va precisato, infatti, che in età moderna (cioè tra la metà del XV secolo e la fine del XVIII), il latino era la lingua della scienza sia in Italia sia all’estero. In latino scrissero anche i primi scienziati moderni come Copernico, Gauss e Newton. Del resto, la parola “scienza” deriva dal latino scientia, che significa conoscenza. Poi il latino fu sostituito dalle varie lingue nazionali (francese, inglese e tedesco, in primis).

Oggi la lingua veicolare della scienza è l’inglese, diventato tale a seguito delle vicende storiche e politiche dell’occidente. Anche se, ancora fino al 2012, la descrizione di specie vegetali nuove per la scienza doveva essere obbligatoriamente in latino. Chiusa questa breve parentesi di natura storica, si può affermare che la divulgazione scientifica per il grande pubblico si è affermata solo a metà del secolo scorso, quando si poteva contare solo sulla carta stampata, solitamente su riviste di settore e su enciclopedie, queste ultime non sempre alla portata di tutti. Un’opportunità di divulgazione, rivolta soprattutto ai bambini, fu offerta dalla Panini Editore, casa editrice nata nel 1961 per lanciare sul mercato la prima collezione di figurine di calciatori, per la quale è a tutti nota. Pochi però forse ricordano che, oltre al calcio, nella collana “Le grandi raccolte per la gioventù”, la casa editrice nel 1965 pubblicò la raccolta “Animali di tutto il mondo” e nel 1966 quella a tema “La Terra”. Il primo album raccoglieva immagini di animali di molte specie (da me avidamente collezionate!) corredate da informazioni sulla biologia ed ecologia di ogni specie, e il secondo splendide fotografie e disegni di carattere geografico, anch’esse con le informazioni essenziali relative a ogni località. Per quanto attiene alla televisione, i primi programmi di divulgazione scientifica della RAI risalgono agli anni Cinquanta. I miei coetanei e qualcuno un po’ più anziano ricorderanno Angelo Lombardi, che il 7 febbraio 1956, condusse la prima puntata de “L’amico degli animali”, appellativo con cui è tuttora ricordato.

In Italia, però, il divulgatore scientifico per antonomasia è Piero Angela, che in quasi cinquant’anni di carriera ha condotto programmi storici e famosi come “Il futuro dello spazio”, “Nel cosmo alla ricerca della vita” e i celeberrimi “Quark” e “SuperQuark”. Oggi, i documentari televisivi a ca rattere scientifico in qualunque disciplina non si contano più, dato il gran numero di emittenti che mandano in onda anche prodotti stranieri, tra i quali ricordiamo soprattutto quelli del britannico David Attenborough, un pioniere del documentario naturalistico ed uno dei massimi divulgatori scientifici a livello mondiale. Per non parlare poi dell’ingresso sulla scena di emittenti televisive come Discovery Channel e NatGeo. E che dire dei social media? Può la scienza sfruttare la potenza di questi canali di comunicazione? Proprio nella comunicazione scientifica, oggi è impossibile prescindere dai social network. Infatti, con l’avvento dei dispositivi mobili (smartphone, tablet, ecc.) e delle “app”, l’utilizzo dei social network è aumentato in tutte le fasce d’età, permettendo a istituzioni scientifiche e a singoli ricercatori su di essi presenti di raggiungere qualunque tipo di pubblico e di qualunque età. Gli utenti, che aumentano giorno dopo giorno, non sono solo presenti ma parte attiva di essi, su cui condividono e creano contatti giornalmente. Secondo un’inchiesta del 2017 della prestigiosa rivista “Nature”, quasi il 90% degli scienziati usa YouTube, Instagram, Twitter e Tik Tok (oggi appannaggio soprattutto dei giovanissimi ma candidata a diventare l’app del futuro) per motivi professionali, per interfacciarsi col pubblico, per cercare di promuovere la propria ricerca o, semplicemente, per fare divulgazione. I social permettono un’interazione diretta tra scienziati e appassionati, in quanto danno la possibilità di parlare direttamente con gli esperti, senza nessun tipo di filtro.

Non vanno, tuttavia, sottovalutati i Podcast, file audio che vengono pubblicati periodicamente online e che possono essere ascoltati in streaming o scaricati in diversi formati, e possono quindi essere seguiti in qualsiasi momento, anche quando non si è connessi alla rete, per esempio durante un viaggio, una passeggiata, e così via. E che dire dei “webinar”, tenuti su specifiche piattaforme e sui social network, che hanno occupato le giornate di lockdown non solo degli addetti ai lavori ma di tutti gli appassionati, trasformandole in preziose occasioni di arricchimento? Ora esaminiamo brevemente un’altra modalità della divulgazione scientifica, la narrazione. Fino a qualche tempo fa, essa ha avuta una connotazione negativa nell’ambito delle scienze perché collegata alla fantascienza, un genere letterario in cui l’elemento scientifico si impone in maniera fantasiosa anche se è rappresentato in modo non del tutto slegato dalla scienza tanto da essere stato, in certi casi, addirittura anticipatore rispetto ai tempi: pensiamo ai romanzi di Giulio Verne.

Al contrario di quanto si pensava, negli ultimi anni, la narrazione si è rivelata uno tra gli strumenti più appropriati e potenzialmente più importanti quando si comunicano argomenti scientifici a un pubblico di non addetti ai lavori. Ricerche recenti hanno mostrato che gli argomenti scientifici divulgati tramite narrazione vengono compresi più facilmente e il pubblico li trova più accattivanti. Negli ultimi anni, in Italia e negli Stati Uniti sono stati istituiti master e dottorati in divulgazione della scienza tramite la narrazione. In particolare, la diffusione di argomenti scientifici sotto forma di fiabe, favole e fumetti è a maggior ragione più opportuna quando i non addetti ai lavori sono bambini in età scolare e pre-scolare ai quali non è sicuramente facile fare comprendere determinati argomenti. Da questa considerazione è nata nel 2012 la rivista “Comics & Science”, nell’ambito di un progetto di divulgazione scientifica a fumetti sviluppato da Roberto Natalini e Andrea Plazzi del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La formula si è dimostrata vincente; le storie divertono e attraggono il pubblico per quello che sono: fumetti interessanti e artisticamente validi ma con approfondimenti rigorosi, e soprattutto, con un linguaggio accessibile a tutti. Alla fine di marzo è uscito il primo dei due volumi antologici pubblicati da Feltrinelli Comics che raccolgono i fumetti apparsi sulla rivista Comics & Science del CNR in questi primi dieci anni di vita.

Il volume presenta storie realizzate da alcuni dei migliori autori italiani, (Zerocalcare, Leo Ortolani, Tuono Pettinato, Diego Cajelli, Federico Bertolucci, Giovanni Eccher, Claudia Flandoli, Giuseppe Palumbo, Andrea Scopetta, Gabriele Peddes e Sergio Ponchione), affiancati dai ricercatori del CNR. Abbiamo discusso sulla necessità e sul dovere di divulgare la scienza ma non possiamo ignorare il desiderio di far conoscere i risultati delle proprie ricerche o, più in generale, del campo di studi nel quale si lavora. Tale aspirazione è assolutamente naturale anche se è taciuta dalla stragrande maggioranza dei ricercatori. È bello, infatti, uscire dai confini della specializzazione e condividere con gli altri le proprie passioni. Ed è estremamente gratificante riuscire a far comprendere argomenti anche ostici ed essere per questo ringraziati.

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto

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