x

19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

foto di Daniele Giancane
Daniele Giancane

“Che cos’è la poesia” è il titolo di un libro vademecum (edito da Tabula Fati), piccolo ma prezioso per concetti e valori, che dovrebbe essere il “livre de chevet” di ogni poeta, presunto o aspirante tale, anche “laureato”, come direbbe Montale, perché non si finisce mai di apprendere. L’autore è Daniele Giancane, poeta autentico e di lungo corso, che traccia alcune coordinate in quella selva oscura che è la letteratura dei nostri tempi.

Giancane, che è stato ospite in modalità telematica dei Comitati pugliesi della Dante Alighieri poco tempo fa, è molto conosciuto e apprezzato negli ambienti letterari e universitari. Leggo in quarta di copertina che è nato a Bari, ha insegnato presso l’Università di Bari, è autore di oltre cento libri di poesia, saggistica, narrativa per l’infanzia e critica letteraria, dirige diverse collane editoriali e scrive su varie riviste culturali e quotidiani; alcuni suoi scritti sono stati tradotti e pubblicati in Serbia, Montenegro, Romania, Spagna, Canada e Malta e per la sua proficua opera di collegamento fra la letteratura italiana e quella serba ha ottenuto il premio di Vuk (Belgrado) e la cittadinanza onoraria della città di Nis. Daniele Giancane è anche citato nell’enciclopedia “La civiltà letteraria in Italia” di Giorgio Barberi Squarotti (Utet) ed è il Direttore della rivista “La Vallisa” (ed.Gagliano). Apro un breve file su questa rivista che si intitola come una chiesa dell’XI secolo eretta a Bari durante la dominazione bizantina, oggi sconsacrata e divenuta spazio per la cultura e per spettacoli teatrali e musicali. La Vallisa è un “semestrale di letteratura e altro” che aggrega i poeti e i letterati con una voce ben distinta nel variopinto panorama letterario italiano, ed è sulla breccia da ben trentanove anni (!), il che ha del miracoloso se si pensa alla difficoltà che la poesia incontra a far ascoltare la sua voce, ma quando la passione, la pazienza e la tenacia si incontrano, il risultato, come questo, è straordinario.

Nell’ultimo numero (il 117° – Luglio-Dicembre 2021) Daniele Giancane ha pubblicato un articolo che si direbbe un capitolo aggiunto al libro di cui mi accingo a scrivere, pubblicato due anni fa. In questo articolo intitolato “Come ho imparato a scrivere”, Giancane, dopo aver ricordato la madre, lettrice appassionata che lo avvicinò alla lettura “per contagio”, spiega quali furono i primi autori che lo appassionarono, Salgari in primis e Mark Twain, dai quali apprese le lezioni fondamentali per la sua personale attività “scrittoria” di giornalista e docente universitario: la semplicità (non banalità) e la sintesi. Dopo questi classici, i “maestri” furono Indro Montanelli e Giorgio Bocca. Studiando gli articoli di questi grandi giornalisti Giancane imparò altre qualità dell’arte di scrivere: l’acutezza, la brevità, la capacità di sintesi, l’ironia, la lucidità quasi “metafisica”; e poi, adolescente, l’incontro con la poesia, Petrarca prima di tutto, perché gli trasmetteva il “sentimento” della fragilità e l’autenticità.

Ma torniamo a “Che cos’è la poesia”. Giancane, per un’esigenza di onestà con se stesso e con gli altri poeti che gli propongono manoscritti inediti o sillogi edite, ha scritto e pubblicato questo prezioso librino che è un distillato della sua esperienza e della sua cultura di poeta e operatore culturale: un lavoro davvero ammirevole per la logica delle argomentazioni (probanti), per la sincerità, cioè per l’onestà, e per lo stile chiaro con il quale egli spiega i meccanismi della scrittura e dell’editoria. Leggiamo cosa scrive l’Autore nell’Introduzione: “Tanti –troppi- pubblicano libri di poesia o postano poesie sui social senza sapere nulla. Pensando che la poesia sia soltanto una libera espressione di sentimenti. E non è affatto così. E, quindi, rivalorizzando facebook come strumento di trasmissione culturale e indotto da una mia propensione ad insegnare (nel senso di voler comunicare ad altri interessati l’esito di ricerche, studi, letture), ho dato mano ad un vero e proprio corso di minilezioni attorno alla poesia , che vuole essere –dunque- una specie di vademecum per chi si dedica a quest’arte, soprattutto i giovani, gli esordienti ocomunque- tutti coloro che non hanno riflettuto abbastanza sull’essenza della poesia. Con autentico spirito “di servizio” – quindi – (verso la poesia stessa e verso i suoi “cultori”, autori e lettori), licenzio questo piccolo libro. Che vada libero per il mondo”. E noi l’abbiamo intercettato e colto al volo. Sempre più raramente si leggono opere di saggistica di pari lucidità e spessore e soprattutto con una chiarezza che sarebbe stata apprezzata da Benedetto Croce, soprattutto senza gli autocompiacimenti narcisistici cui troppo spesso indulgono i poeti e i letterati.

Sono trentadue capitoletti, trentadue lumi che orientano i poeti, avventuratisi nella selva delle parole e del mercato editoriale, in compagnia della Musa ispiratrice. I titoli dei capitoli sono significativi in tal senso: “I Premi non servono a nulla”, “L’editoria di poesia: un bluff e ( a volte) una truffa. Con qualche felice eccezione”, “La necessità dei Maestri. Vademecum per giovani autori” e poi “Come scrivere la poesia: i ferri del mestiere”. Si comincia, allora, con lo smontaggio delle illusioni e con una lezione di sano realismo, ma soprattutto si insegna a studiare studiare studiare.

Giancane, insomma, vuole insegnare a tutti, principianti e no, l’umiltà con la quale il poeta si deve confrontare con la poesia dei Grandi: Leopardi, Emerson Pound, Eliot, Bachelard e così via citando. Per concludere: Che cos’è la poesia? A che cosa serve? La poesia è musica, è polisemantica e ambigua, è “svelamento” (Heidegger), è un centauro (Pound), è un’esperienza collettiva (Eliot), e oscilla tra estasi e tragedia. Certo, anche altri letterati hanno affrontato lo stesso argomento in saggi ugualmente importanti, a cominciare da Donatella Bisutti, autrice de “La poesia salva la vita”, citata infatti da Giancane che riprende alcuni concetti della poetessa nel capitolo “La poesia salva la vita, ma davvero”. Tuttavia la cifra originale e particolare di questo saggio, ciò che costituisce la “difference” con gli altri numerosi saggi sullo stesso argomento, è il taglio etico. Nel primo capitolo, infatti, leggo: “Credo che occorra metter mano ad un’etica della letteratura, che individui gli itinerari fondanti e “responsabili” del “fare letterario” (Poesia deriva, non a caso, da “poiein greco che vuol dire fare, creare n.d.r.) al di là degli infiniti narcisismi e autoillusioni (ovvero, al di là di una letteratura come puro rispecchiamento di sé)”. Un formidabile incipit di forte impatto. Il resto è consequenziale. Concludendo, “Che cos’è la poesia?” è un saggio o, meglio, un piccolo libro saggio, cioè pensato e scritto con saggezza, da leggere e da studiare con amore e tanta sapiente umiltà.

Josè Minervini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche