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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:16:44

foto di come cambiano le edicole
Come cambiano le edicole

La crisi ha travolto le edicole, i regni di quelli che una volta erano solo giornalai. Ma gli strumenti per superare queste difficoltà ci sono: idee innovative e cambio di mentalità. Ne abbiamo parlato con Tommaso Danza, segretario generale del Sinagi di Taranto, il sindacato degli edicolanti.

Riusciamo a dare una idea degli effetti della crisi sulle edicole?
A Taranto le edicole sono dimezzate negli ultimi anni. Erano un centinaio, ora sono una cinquantina. Stessa proporzione nei comuni della provincia. Taranto purtroppo è ancora più colpita che a livello nazionale perché sul nostro territorio ha influito la crisi dell’Ilva. E quando circolano meno soldi è l’editoria una dei settori che ne risente di più. Per tagliare e risparmiare si comincia proprio dai giornali, dalla lettura.

La crisi ha cambiato il modo di essere delle edicole?
Prima l’edicola aveva l’esclusiva dei giornali, adesso si vendono giocattoli e altro. Noi come sindacato a livello nazionale stiamo cercando di portare l’edicola a un ruolo importante per trasformarle in un centro di servizio. Vogliamo restituire centralità all’edicola non solo per la vendita dei giornale ma per i servizi che possono offrire: dai pagamenti delle bollette ma anche certificati anagrafici, servizi di prenotazione sia sanitaria che altro. Una sorta di centro di assistenza per dare aiuto soprattutto alle persone anziane che magari hanno bisogno di un supporto per utilizzare le nuove tecnologie.

Oggi le edicole sono anche punto di raccolta per le spedizioni online.
Non solo: stiamo stipulando convenzioni anche con Poste Italiane: per spedire raccomandate, pacchi, e pagamenti dei bollettini bollettini.

Sono davvero lontani i tempi in cui l’edicola era solo una rivendita di giornali e di figurine.
In questa nuova dimensione l’edicola diventa anche un centro di socialità, capace di coinvolgere la gente nella lettura dei giornali magari attrezzando appositi spazi.

Il tradizionale chioschetto è destinato a scomparire?
No. Anche il chiosco può attrezzarsi per i servizi. Con la rete internet che ormai arriva dappertutto si può fare, bisogna cambiare mentalità. Oggi il giornalaio deve sapere che l’edicola non è più solo il luogo dove si vendono i giornali ma è un luogo sociale, un centro al servizio degli abitanti del quartiere.

C’è un ricambio generazionale nella gestione delle edicole?
Sì, ma le nuove generazioni si affacciano a questa attività soprattutto perché costrette dall’esigenza di inventarsi un lavoro. Però queste aspettative vengono subito deluse. Le delusioni commerciali arrivano perché non c’è preparazione o perché non si sono ancora sviluppati i servizi. Per queste ragioni il ricambio generazionale spesso non riesce.

È possibile pensare a percorsi di formazione per i giovani?
La formazione la facciamo fornendo assistenza, ma la difficoltà vera è legata alla mentalità: resiste ancora quella legata alla vendita dei giornali e a volte manca la capacità di inziativa, di andare oltre. Questo diventa un problema anche per l’editoria nel suo complesso. Con edicole più attive e propositive anche l’editoria trarrebbe vantaggio.

Vogliamo dire ai giovani che volessero intraprendere questa attività come si svolge la giornata di un edicolante?
Bisogna dire che si tratta di una vita sacrificata. Per mandare avanti una edicola serve sacrificio. Bisogna alzarsi molto presto la mattina perché il giornale va venduto presto, prima che la gente cominci a lavorare; non ci sono momenti di pausa durante la giornata e la vendita si fa anche nei giorni festivi. Sono pochi i giorni in cui l’edicola resta chiusa durante l’anno: se uno vuole vendere deve aprire. Chi investe deve saperlo.

C’è ancora una clientela affezionata?
Sì, ci sono persone che ogni mattina vanno in edicola per acquistare il giornale, ma ormai si tratta prevalentemente di persone anziane. Ecco perché l’edicola deve trasformarsi, diventando un centro di servizi e anche di iniziative culturali, ovviamewnte dove gli spazi permettono di farlo.

E come si può acquisire un pubblico giovanile?
I ragazzi abitualmente non acquistano il giornale, ma a loro va spiegata l’importanza di uno strumento di informazine come il quotidiano o il periodico. Basta dire che i vecchi giornali sono testmonianza di fatti storici che hanno cambiato il mondo. E poi il giornale ti dà una esperienza sensoriale che internet non ti da. Ecco, magari per i giovani si possono organizzare anche incontri con i giornalisti per educarli alla lettura dei giornali.

Come va il rapporto con i distributori?
Nel passato questo rapporto è stato molto burrascoso. Attualmente va sicuramente meglio, però bisogna considerare che parliamo purtroppo di un settore in sofferenza e quindi ogni minima difficoltà può essere fatale. Abbiamo comunque in corso un confronto per rendere più funzionale il servizio per tutta la filiera.

Possiamo essere fiduciosi sulla ripresa delle edicole?
Tutto dipende dal tentativo di trasformazione. Stiamo preparando una convenzione con il Comune di Taranto per il rilascio di certificati anagrafici e altre convenzioni con altri enti. L’edicola deve poter offrire un vero e proprio pacchetto di servizi ai clienti soprattutto per i servizi burocratici. E riavvicnare la gente alle edicole con questi servizi può giovare, come detto, anche all’editoria.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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