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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 09:59:00

foto di La Biblioteca Acclavio
La Biblioteca Acclavio

TARANTO – La Giornata Mondiale della Lingua Latina, giunta alla sua 2a edizione, è stata celebrata l’8 aprile dalla Delegazione AICC di Taranto “Adolfo Mele” con due iniziative che si sono svolte, la prima, di mattina, nella Sala conferenze del Dipartimento Ionico – UniBa, rivolta agli studenti universitari e delle scuole ioniche, la seconda, di pomeriggio, nella Biblioteca civica “P. Acclavio”. Relatore di entrambe è stato Enrico Maria Ariemma, docente di Lingua e Letteratura Latina e di Didattica del Latino, presso l’Università degli Studi di Salerno.

Gli autori classici sono da ritenersi “eterni”, non semplicemente “attuali”, lo dimostra il fatto che ancora oggi “c’è gente che parla d’amore in una lingua morta” (questo il tema trattato nell’incontro pomeridiano), o la rivisitazione, attraverso i secoli, di miti antichi, capaci di dirci cose sempre nuove. Ariemma si è soffermato, nella prima conferenza (With or without you. Didone tra sesso e castità, Enea tra missione e tradimento), sulla notissima vicenda di Enea e Didone, mettendo a confronto testi di autori antichi che hanno presentato l’eroina in modi a volte contrastanti e opposti. Didone, nel libro IV dell’Eneide virgiliana, è una donna che è disposta a non lasciare nulla di intentato (IV, v. 415) pur di trattenere Enea, pur di vivere il suo amor iunctus non legitimo foedere (“amore unito da un patto illegittimo”); anche Ovidio, vent’anni dopo, sembra legato a questa rappresentazione della regina tiria, quando nei Tristia (II, v. 533 e ss.) elenca numerosi poeti latini che, pur avendo trattato materia erotica, l’hanno “fatta franca”, mentre lui è stato relegato a Tomi sul M. Nero, per aver scritto l’Ars amatoria. E nomina, in questo elenco, appunto Virgilio “che trasportò l’Eneide nei letti tirii”.

Ovidio considera, dunque, il Virgilio del IV libro dell’Eneide come un poeta elegiaco, e in realtà quel libro, secondo Ariemma, più che al genere epico sembra appartenere a quello dell’elegia erotica. La storia di Didone che si abbandona alla passione per Enea perdura nei secoli successivi, fino a Dante, che la annovera tra i lussuriosi, nel canto V dell’Inferno. Ma una tradizione di ambiente africano attesta un’altra rappresentazione di Didone, univira (“di un solo uomo”), exemplum castitatis, che di sé dice: vixi sine vulnere famae, cioè, “ho vissuto, senza ledere in alcun modo la mia fama” (così recita l’epigramma attribuito ad Ausonio, poeta della seconda metà del IV sec. d. C.). Rafforza la sua affermazione dicendo che Enea non sarebbe mai giunto in Libia, lei non lo avrebbe mai visto, si sarebbe uccisa per sottrarsi alla passione e alle armi di Iarba.

E chiama, come testimoni della verità che sta affermando, gli storici che mai avrebbero raccontato cose così incredibili sul suo conto, al contrario dei poeti come Virgilio. In effetti, la storia dimostra l’assurdità della vicenda: la guerra di Troia era accaduta più di tre secoli prima, come avrebbe potuto Enea, in fuga dalla città conquistata dai Greci, incontrarsi con Didone? Per non parlare dei circa 60 anni che separano la fondazione di Cartagine, nell’811 a. C., da quella di Roma. Ancora nel V sec. d. C. uno scrittore latino cristiano, Salviano di Marsiglia, riprende il verso virgiliano su citato, per attribuirlo a quei peccatori che, per espiare i loro peccati, “non tralasciano niente di intentato” e in questa ripresa, secondo il relatore, non è possibile, data la citazione puntuale del passo virgiliano, non cogliere un’allusione a Didone, questa volta in una prospettiva edificante. Questo ed altro ancora è stato detto da Ariemma dinanzi a un pubblico per lo più di giovani studenti, che hanno ascoltato con attenzione e interesse, attratti certo dalla brillante capacità comunicativa del docente, ma anche dalla sua doctrina e dalla novità delle cose dette. Un’ulteriore dimostrazione di come i classici, se sono dentro di noi, se li sappiamo leggere, riescono ancora a parlarci.

Francesca Poretti

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