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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cultura News

Renato Rascel secondo Elisabetta Castiglioni

foto di Renato Rascel con Giuditta Saltarini
Renato Rascel con Giuditta Saltarini

«Oserei dire che il suo talento sia derivato, proprio fin da bambino, dalla capacità di osservare intorno a sé quello che accadeva e di concentrarsi nel restituirlo tramite una propria creatività onirica e deliziosa, soprattutto spiazzante con situazioni sceniche, battute e interpretazioni surreali». Lo ha sottolineato Elisabetta Castiglioni, autrice del libro “Renato Rascel” per Iacobellis editore, 400 pagine sul “piccoletto nazionale”, che comprende anche 32 pagine di fotografie in banco e nero.

«In quanti se lo ricordano? – ha chiosato l’autrice – Renato Rascel, alias il Piccoletto nazionale, era uno di quegli artisti poliedrici che poteva scrivere e interpretare ogni ruolo con entusiasmo, grinta e determinazione, riuscendoci pienamente. La sorpresa più grande è proprio di aver scoperto che la sua grandezza derivava dall’essere un autodidatta intelligente e spugnoso, capace di ascoltare lo spettatore ed intuirne i suoi umori: insomma, un autentico servitore dello spettacolo». Autore originale, interprete raffinato e inconfondibile cantante, Renato Rascel seppe creare nelle sue imprevedibili performance un personalissimo stile, giocoso e riflessivo, incanalato sul fil rouge del surrealismo. In libreria, e sulle principali piattaforme digitali, arriva questo sag gio che ne ricostruisce in dettaglio l’arte attraverso un viaggio contestuale nella storia dello spettacolo italiano. «Sono passati oltre venti anni dal dottorato di ricerca che ho avuto la fortuna (e l’onore) di scrivere sulla sua arte in tre anni di giri per archivi, emeroteche, biblioteche, in un mondo ancora privo di internet o social media dove, la scoperta di carteggi o copioni (anche inediti), fotografie d’epoca e testimonianze raccolte di persona da suoi amici e colleghi, era una benzina energetica che generava entusiasmo e curiosità».

In questa ragionata biografia artistica, dove spiccano anche interessanti progetti inediti, si possono ripercorrere analiticamente le varie tappe per cogliere la misura della grandezza di questo artista. «Nato nel 1912 e morto nel 1991, Rascel ricopre fulgidamente l’attività di musicista, interprete, regista, compositore, ballerino, cantante, autore – ha osservato la Castiglioni – In ogni suo gesto, parola, azione e riflessione, Rascel ha messo sia del suo che del nostro, come l’aver captato tra i primi la maestria eclettica di Gigi Proietti, tanto per fare un esempio». Ideatore della copertina è Dario Morgante, illustrata da Giancarlo Impiglia di Mancini Studio, tratta dall’album RCA Italiana del 1973 “D’amore si ride”. «Questo non è un libro di aneddoti, ma un sentito e modesto tentativo di ricostruire la memoria tramite una documentazione precisa che conduce a ragionamenti, ipotesi, supposizioni, sperando che le nuove generazioni si appassionino al lavoro di ricerca non con i copia-incolla da internet ma con un preciso lavoro di inchiesta – ha confessato la giornalista – E di quel pezzo di spettacolo italiano di cui Rascel era contemporaneo, ce n’è ancora moltissimo da recuperare e riscoprire». Forte di un inequivocabile stile e del suo talento di one man show, l’eclettico Rascel si è districato con nonchalance tra avanspettacolo, rivista, commedia musicale, prosa, cinema, televisione, musica leggera, materie differenziate di ogni capitolo di questo libro. «Il percorso che ho voluto dedicargli è al contempo cronologico ma anche sincronico, diviso per i diversi linguaggi scenici che ha affrontato – ha riflettuto la promoter culturale – Sul palcoscenico, come sul set e sul piccolo schermo, ed interfacciato costantemente dal suo genio musicale autoriale e compositivo, Rascel era pervaso da un umorismo raffinato che sa tradursi in immediato gesto ammiccante, data la forza esplosiva della sua presenza scenica». Il personaggio stralunato e fanciullesco di Rascel ha attraversato i più diversi generi dello spettacolo, instaurando un dialogo immediato col pubblico e spaziando dall’umorismo del ‘Corazziere’ alla poetica dell’assurdo di Beckett e Jonesco, dalle commedie musicali di Garinei e Giovannini a canzoni ‘evergreen’, prima fra tutte “Arrivederci Roma”.

«Il caratteraccio di Rascel? – ha ricordato la Castiglioli – Molti lo ricordano per questo. Da profana lo considero professionismo. Non l’ho conosciuto personalmente, ma l’ho respirato per un triennio sulla carta di copioni, libri e giornali, e tramite la voce di chi lo ha conosciuto, ma soprattutto attraverso i racconti della persona che gli è stata accanto, nel pubblico e privato, per oltre venti anni, Giuditta Saltarini. È grazie a lei che ho percepito le parole di un marito che le narrava i colori del suo passato prima del loro incontro: è con lei che Rascel è uno dei rari esempi di realizzazione simbiotica della coppia nella vita e nell’arte; ed è, infine, attraverso la sua disponibilità ad aprire certi armadi, un quarto di secolo fa, che è potuto fuoriuscire un brandello di storia che a molti può far piacere ricordare». “Renato Rascel. Storia di un personaggio dello spettacolo del Novecento” è un itinerario critico attraverso la genesi e i retroscena delle sue opere e performance in grado di farne emergere la poetica e l’unicità.

Franco Gigante

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