x

17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cultura News

La Troccola dei Misteri. Giuseppe Caso debuttò a soli 5 anni

foto di Giuseppe Caso
Giuseppe Caso

Alla processione dei Misteri, in ideale passaggio di consegne, la “troccola” è passata dalle mani di Massimo Pulpito a quelle di Giuseppe Caso, 32 anni, operatore turistico nell’ambito della ristorazione e della ricettività alberghiera, la cui famiglia da generazioni è protagonista dei nostri Riti.

Giuseppe, a due passi dalla laurea al Dams di Roma, ci spiega cosa lo spinge, ogni anno, a indossare l’abito tradizionale e soprattutto dei suoi inizi, però con l’Addolorata, in Città vecchia. Era uno dei bambini delle “pesàre”. Eccone il racconto: “Avevo 5 anni. Alle ore 20 del Giovedì Santo ero a casa. I miei genitori mi imponevano di dormire dal primo pomeriggio: “Devi fare la processione, poi non ce la fai…”. Come cena, riso in brodo e petto di pollo; il camice e il cappuccio, ben stirati, erano sul letto. Quella sera poco prima di uscire di casa mi sentivo però piuttosto accaldato: febbre a 38! Mia mamma, giustamente preoccupata, disse a mio padre: ‘Non può fare la processione, ha la febbre’. Io però ero già giù, vicino al portone: niente mi avrebbe fermato. Mio padre cercando di tranquillizzarla: “’Vabbè, mo’ si fa l’uscita e poi lo faccio spogliare’”.

Giuseppe Caso, che viene da un infanzia fatta di filmini di “Sumàna sande” , di camici, cappucci e mozzette ben custoditi nell’armadio e di vicini di casa che frequentemente bussavano ai muri, infastiditi dalle sue “trucculisciàte”, ricorda che quella processione, seppur con la febbre che aumentava, la fece tutta. “Giunto sul ponte girevole – continua il racconto – rivolsi lo sguardo al cielo ed esclamai: ‘Visto, nonno, che mi hai dato la forza? Ce l’ho fatta!’. La processione non era ancora finita ma sapevo di poter resistere fino al rientro in San Domenico. E così fu!”. Negli anni Giuseppe è stato sotto le “sdanghe” dell’Addolorata, sempre in Città vecchia, e poi diversi simboli alla processione dei Misteri, fino a giungere quest’anno alla “troccola”, che proprio quarant’anni fa è stata portata dal padre, Peppino. “E’ per me un grande onore – commenta – Sono passioni che si tramandano non solo di padre in figlio e che coinvolgono tutto il popolo che ci osserva in quelle notti così meravigliose”. Massimo Pulpito, l’ultimo “troccolante” prima della pandemia, si è già congratulato con Giuseppe Caso, consegnandogli idealmente il simbolo. “Sono molto contento per Giuseppe, di cui sono grande amico e ancor di più – dice – per la ripresa dei nostri Riti. Non avrei immaginato che per due anni il pomeriggio del Venerdì Santo, al consueto orario di uscita dei Misteri, il portone del Carmine sarebbe rimasto tristemente chiuso, nel deserto della piazza Ora spero solo che questa pausa abbia contribuito ad accrescere l’amore e il rispetto per le nostre tradizioni. Le nostre processioni sono preziosissime opportunità di preghiera e di raccoglimento nella contemplazione della Passione e Morte di Nostro Signore per ognuno di noi.

E non solo occasione, mi rivolgo a molti giovani, per fare le ore piccole fra schiamazzi e bottiglie di birra (quest’anno opportunamente vietate lungo gli itinerari)”. Per la cronaca il confratello ha anche portato la ‘troccola’ nel 2018 e nello storico ritorno dei Misteri in Città vecchia, nel 2015, in occasione del 250° anniversario della donazione delle immagini di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia dei Calò alla confraternita del Carmine, nucleo originario della processione dei Misteri. Quest’anno Massimo Pulpito, assieme ad Antonio Stenta, sarà nella quarta posta davanti a Gesù Morto, unito nella preghiera corale per la fine della terribile guerra in Ucraina.

Angelo Diofano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche