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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

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La bottega di Alberto Solito in via De Tullio

foto di La bottega di Alberto Solito in via De Tullio
La bottega di Alberto Solito in via De Tullio

Anche Alberto Solito, con la sua bottega di merci varie in piazza Fontana all’angolo di via De Tullio, merita il suo posto nella galleria di personaggi delle nostre tradizioni. Al titolare infatti si rivolgevano le confraternite e i vari comitati festa per l’ingaggio dei complessi bandistici che, nel giro del Giovedì Santo, non potevano esimersi, in segno di rispetto, da una sosta per una esecuzione davanti al suo locale. Tutto questo faceva sì che il suo esercizio (attivo negli anni trenta-quaranta) diventasse col tempo punto di ritrovo di una variopinta comitiva che si infoltiva nell’imminenza delle più importanti feste religiosa e dei nostri riti pasquali.

I suoi amici si incontravano fuori dal negozio, di appena un metro per due, dove erano esposti i generi di merce più varia (trappole, cestini in vimini, cappelli per pescatori per i topi e persino scarpe di cartone per i morti). A stento ci entrava un cliente e Alberto, di per sè, era già abbastanza… ingombrante. La sua mole lo rendeva bersaglio di lazzi e scherzi dei “panarjidde” che talvolta, approfittando di un suo momento di disattenzione, si divertivano a chiuderlo dentro, bloccando la porta. I negozianti vicini, attirati dalle urla, provvedevano poi a liberare il malcapitato. Altrettanti pittoreschi e rappresentativi di quella comitiva, che rappresentavano un certo modo di vivere di quella Taranto di quegli anni. Fra questi, il sarto Pietro Sinisi, il falegname Ciccio Latagliata, il poeta Gregorio Andriani, il parrucchiere Angelo De Florio, il pittore Fedele Imperio (dal caratteristico farfallino nero), l’albergatore Gaetano Sorrento. Accomodati su delle sedie (sganciate da una trave, all’altezza del soffitto del negozio) intavolavano così una bella e talvolta animata discussione sui fatti del giorno.

Altri tempi, quando i ritmi frenetici della nostra vita quotidiana erano molto di là da venire. Il negoziante visse a lungo in un appartamentino in piazza Fontana all’angolo con corso Vittorio Emanuele. Con lui, abitava lo zio, monsignor Francesco Solito, canonico della vicina Sant’Anna cui si deve il restauro dell’altare, del pavimento e degli ornamenti dell’organo, come attesta una lapide apposta in quella chiesa nel 1914. Via De Tullio, negli anni anteguerra, pullulava di esercizi commerciali. Affianco a quello di Alberto Solito c’erano, nell’ordine, un barbiere, un sarto, una rivendita di caffè, una locanda, un negozio di calzature e, ancora, un barbiere (ce n’erano ben sette nelle vicinanze). Ora tutti quei locali sono malinconicamente sbarrati. Nella foto tratta dalla pagina facebook “Memorie tarantine”, la bottega di Alberto Solito (che appare con le porte chiuse) si trovava fra il fruttivendolo e il negozio di calzature.

Angelo Diofano

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