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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:18:58

foto di Degustazione agli stand di Vinitaly (foto A. Gigante)
Degustazione agli stand di Vinitaly (foto A. Gigante)

“Un bilancio più che positivo nonostante due anni difficilissimi per tutto il comparto produttivo regionale. Abbiamo un’offerta enologica qualitativa e quantitativa come poche regioni in Italia. Secondo il ‘Rapporto Ismea-Qualivita 2021’ siamo tra i primi per impatto economico, con 594 milioni di euro di valore alla produzione 2020 e un aumento percentuale del +27,6% rispetto al 2019. I numeri ci confermano risultati straordinari per export e per l’aumento degli addetti della filiera: sono dati in crescita rispetto al 2020. Sono soddisfatto per le attestazioni ricevute, per la visibilità che le nostre imprese hanno ottenuto e che meritano. I numerosi buyers stranieri, da circa 139 Paesi, che hanno degustato e preso accordi con le nostre imprese sono un ulteriore elemento che ci fa ben sperare, nonostante, com’è noto, sia mancata una rappresentanza rilevante di operatori economici, da sempre particolarmente ricettivi alla nostra offerta enoica di qualità, a causa del conflitto bellico purtroppo ancora in atto”. Così l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, a margine di Vinitaly.

Si è chiusa a Verona la 54ª edizione del Salone internazionale del vino e dei distillati edizione che ha registrato il record storico di incidenza di buyer stranieri in rapporto al totale ingressi: i 25.000 operatori stranieri (da 139 Paesi) hanno rappresentato il 28% del totale degli operatori arrivati in fiera (88.000) al netto della fortissima contrazione da mancati arrivi da Cina, Giappone e Russia. Nella quattro giorni veronese le cantine oltre che fare business hanno fatto il punto della situazione del mercato del vino. Il 2021 è stato l’anno d’oro grazie agli incrementi a doppia cifra per tutte le categorie, dai vini fermi (+15% con punte del 20% per i rossi) agli spumanti (+20%). I risultati lusinghieri del 2021 appaiono difficilmente ripetibili per la prossima annata a causa della spirale inflattiva che avrà un effetto moltiplicatore sull’aumento dei costi energetici e delle materie prime, quelli legati all’export oltre a una contrazione naturale dei consumi.

Tutti questi fattori – ha detto Paolo Castelletti, segretario generale dell’Unione Italiana vini – stanno minando la competitività delle imprese e ne rallentano la ripresa. Non potranno poi non avere effetti questi mesi di guerra che coinvolgono macro schieramenti sul piano geopolitico. Un primo ed immediato effetto è il rischio per la prossima vendemmia di rimanere a corto di bottiglie di vetro. Lo ha detto Albiera Antinori, presidente del gruppo vini di Federvini e presidente dell’omonima e rinomata cantina che vanta una produzione di oltre 20 milioni di bottiglie e dello stesso avviso è anche l’Allenza delle cooperative agroalimentari. Non si tratta di un problema di approvvigionamento, dal momento che l’Italia è quasi autosufficiente avendo 39 imprese del vetro con un tasso di riciclo del 74%, e importando solo il 20% del fabbisogno.

Il problema è che la produzione del vetro è altamente energivora, per questo, visto l’aumento dei costi dell’energia, le vetrerie fornitrici ad oggi hanno ritoccato già due volte i propri listini dall’inizio dell’anno, quando a volte non hanno assicurato neppure gli ordinativi già effettuati. Un problema grosso specie per le aziende che producono bolli cine, bisognose di bottiglie più pesanti per reggere la pressione dell’anidride carbonica. Puntare sull’export in questo momento non sarà altrettanto facile. Il lusinghiero risultato dello scorso anno del +12.4% con 7,1 miliardi di fatturato sarà difficilmente replicabile non tanto per il venir meno del mercato russo e ucraino che rappresentano come quote di mercato rispettivamente appena il 2,1 e 0,7 % dell’export ma per la circostanza che mancherà il consumo incoming dei russi che tradizionalmente hanno consumi di alta fascia quando sono all’estero come champagne e vini supertuscan. L’unica denominazione di origine particolarmente esposta col mercato russo è l’Asti, il 23,7% di queste bollicine va in Russia . La strategia è ora diversificare l’export sia verso nuovi stati degli USA che verso Cina e Hong Kong, appannaggio sinora del 26,4% dei vini rossi di Bordeaux e 19% dei rossi di Borgogna. Si affacciano ora nuovi problemi legati agli stili i vita delle nuove generazioni. Infatti da un’indagine condotta tra i maggiorenni della Generazione Z e tra i Millennials dall’Osservatorio Unione italiana vini e Vinitaly, risulta una possibile riduzione dei consumi tradizionali di vino delle fasce interessate.

L’88% degli intervistati prevede il consumo di drink sostitutivi come i Ready to drink (bevande pronte al consumo soprattutto a base di vodka o rum), di cocktail, vini a basso contenuto di alcol e gli hard seltzer (drink frizzanti lievemente alcolici e aromatizzati), mentre la birra è ferma al 40% delle opzioni. Tra le motivazioni che spingono i giovani a consumare il vino, al primo posto il lifestyle, seguito dal benessere. A questo proposito non poche preoccupazioni derivano dal Europe’s Beating Cancer Plan: il nuovo piano dell’Europa contro il cancro che non distingue tra abuso e consumo moderato, piano che già ha prodotto restrizioni alla promozione del vino e inasprimenti fiscali. In conclusione Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere ha detto “Si è chiuso il Vinitaly che volevamo, e non era nulla scontato. Segnare il record di incidenza di buyer esteri in un anno così difficile sul piano congiunturale e geopolitico è tutt’altro che banale ed evidenzia tutta la determinazione di Veronafiere nel perseguire i propri obiettivi”.

Daniele Lo Cascio

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