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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

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L'ex Ilva di Taranto

«È del tutto evidente che in assenza del dissequestro penale degli impianti dell’area a caldo non potrà concludersi l’iter sui futuri assetti societari con conseguenze gravi dal punto di vista degli investimenti ambientali, sul processo di transizione ecologica e ripercussioni pensatissime per i lavoratori che continuerebbero a vivere in una condizione di precarietà con ammortizzatori sociali che di fatto hanno già falcidiato i salari».

Sono Giuseppe Romano e Francesco Brigati, della segreteria provinciale della Fiom Cgil, a sottolineare una delle questioni più delicate che ruotano attorno allo stabilimento siderurgico di Taranto, in una lettera indirizzata ai commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria. «La complessità della vertenza ex Ilva necessita di un approfondimento e del massimo della chiarezza rispetto alle fasi previste dagli accordi sottoscritti con Arcelor Mittal, in particolar modo della clausola sospensiva inerente il dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto» scrivono Romano e Brigati, che ricordano come «lo scorso 4 aprile i legali dei Commissari di Ilva in Amministrazione straordinaria hanno presentato alla Corte d’Assise di Taranto un’istanza di dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico con dei tempi» dicono gli esponenti della Fiom «che appaiono tardivi rispetto a delle scadenze previste dagli accordi sottoscritti con la multinazionale. Pertanto, la scadenza del 31 maggio – data in cui dovrebbero concludersi le clausole sospensive previste dall’accordo del 10 dicembre 2020, rivisitato a marzo del 2021, tra il Ilva in As e Arcelor Mittal per garantire l’ingresso di Invitalia nel capitale sociale di Acciaierie d’Italia in quota di maggioranza al 60%, sembra allontanarsi per evidenti criticità rispetto all’adempimento contrattuale delle suddette clausole sospensive». «È del tutto evidente che in assenza del dissequestro penale degli impianti dell’area a caldo non potrà concludersi l’iter sui futuri assetti societari con conseguenze gravi dal punto di vista degli investimenti ambientali, sul processo di transizione ecologica e ripercussioni pensatissime per i lavoratori che continuerebbero a vivere in una condizione di precarietà con ammortizzatori sociali che di fatto hanno già falcidiato i salari» dicono i rappresentanti del sindacato.

«Per tali ragioni si rende necessario un incontro tra azienda ed organizzazioni sindacali per avere delucidazioni sulle possibili conseguenze di slittamento degli adempimenti contrattuali che devono, inevitabilmente, trovare delle risposte rispetto al futuro di un territorio e dei lavoratori che da tempo attendono un cambiamento che possa dare una chiara prospettiva ambientale ed industriale» è la chiosa di Romano e Brigati.

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