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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

Cronaca News

Il 25 aprile: Festa della Liberazione e della Pace

foto di Pagliarulo e il manifesto per il 25 aprile
Pagliarulo e il manifesto per il 25 aprile

Il “25 aprile”, una data simbolicamente importante per l’Italia perché il 25 aprile 1945 con la liberazione delle grandi città del Nord, in particolar modo di Milano, e la resa dei tedeschi in Italia, ha termine la dominazione nazifascista. È, insomma, il giorno della liberazione!!!

Quest’anno il 25 aprile si festeggia con una guerra in corso sul suolo europeo, in Ucraina. L’Europa diventa, dunque, teatro di guerra e ciò dalla fine della Seconda guerra mondiale è un fatto nuovo, fatta eccezione per l’invasione dell’Ungheria (1956) e della Cecoslovacchia (1968). Questi due paesi, però, appartenevano al patto di Varsavia al tempo della “Guerra Fredda”. In seguito, l’Europa ha visto sul proprio suolo la guerra in Jugoslavia a seguito del dissolvimento della Jugoslavia comunista e l’insorgere delle pretese nazionalistiche di bosniaci, serbi e croati. (considerando le forme iniziali di protesta la guerra durò dal 1991 fino al 1995). Rispetto alle precedenti, la guerra russoucraina si svolge nell’era della globalizzazione, anzi è, forse, l’inizio della fine della globalizzazione. Sì, ci troviamo in uno scenario geopolitico del tutto nuovo con delle potenze in ascesa (Cina, India, Russia) e altre (Usa, paesi NATO, Europa) che tentano di contrastare queste nuove forze mondiali. L’Ucraina si trova nel bel mezzo di questa mondialità rivisitata e ne sta pagando tutte le conseguenze più atroci. Nel festeggiare il “25 aprile” l’ANPI nazionale pone in risalto come la liberazione debba essere messa in correlazione con la pace.

Occorre mobilitare le forze più sane per chiedere prepotentemente un tavolo di pace. È necessario porre fine all’escalation di guerra che viene riproposta ad ogni piè sospinto da Usa, Russia, Europa, una pericolosissima escalation che può condurci alla terza guerra mondiale. L’ANPI non è filo putiniana, ha condannato l’aggressione e l’aggressore, è vicina al popolo ucraino che sta pagando a caro prezzo uno scontro tra le grandi potenze. Gli attacchi mossi all’ANPI per la sua posizione per la pace e contro il riarmo e l’aumento al 2% del PIL delle spese militari, posizione emersa a larghissima maggioranza nel recente congresso nazionale, sono pretestuosi, ideologici, fuorvianti. L’ANPI chiede all’Europa di essere protagonista per richiedere un tavolo per la pace. Non si può lasciare solo il pontefice a rivendicare il trionfo della pace e la messa al bando delle armi. Il Papa è solo, necessita di sostegno e l’ANPI chiede al nostro parlamento e al nostro governo che soccorrano la posizione del Papa e che si facciano promotori per accordi di pace.

Le armi chiamano armi, la guerra chiama guerra. Le ragioni di festeggiare la liberazione unendola alla pace è, dunque, una scelta consapevole da parte dell’ANPI che intende ribadire il suo essere custode e testimone della nostra Costituzione, frutto dei valori della Resistenza, l’antifascismo, la libertà, la democrazia. Per due volte la nostra Costituzione riporta la parola Italia, all’art. 1 (L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e all’art. 11 (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali). È evidente l’importanza che la Costituzione attribuisce al “lavoro” e alla “pace”. E questo non lo si può e non lo si deve ignorare. Sempre per la liberazione e per la pace l’ANPI da tempo richiede invano lo scioglimento delle organizzazioni che si richiamano al nazifascismo. Dopo l’episodio dell’assalto alla Cgil (9 ottobre 2021) l’ANPI ha chiesto ai partiti democratici di farsi interpreti della XII disposizione transitoria della Costituzione, di rispettare la Legge Scelba (1952) e, dunque, di sciogliere le organizzazioni nazifasciste. Nulla si è fatto sul piano politico, qualcosa sul piano giudiziario (a Bari diciotto persone sono state recentemente rinviate a giudizio perché accusate di riorganizzazione del partito fascista dopo l’assalto ai manifestanti antifascisti avvenuto il 21 settembre 2018). Altrettanto attenta è l’ANPI nel condannare le scelte toponomastiche che intitolano strade a personaggi compromessi con il fascismo e il nazismo. Il “25 aprile” sia, quindi, Festa della Liberazione e di richiesta di pace, sì quella pace che purtroppo non è rivendicata quasi da nessuno dei grandi personaggi politici né tantomeno dalle organizzazioni internazionali, ONU in primis.

Riccardo Pagano
Presidente provinciale Anpi Taranto

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