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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 13:58:00

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“Farfalene”: un libro, un’unica poesia

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“Farfalene”: un libro, un’unica poesia

Scrivere, per un autore, è una forma di onanismo cerebrale. L’affermazione potrebbe indurre a spostare l’attenzione su pensieri inopportuni che nulla hanno a che vedere con “Farfalene”, l’opera in oggetto di Sara Brillante e Francesco Enas. Ma procediamo nella dissertazione. Già un genio come Woody Allen a un certo punto del suo film “Io e Annie” dichiara: “non denigrare l’autoerotismo, perché equivale a stare in intimità con qualcuno che ami”. Riflettete: questo è il medesimo compito dello scrittore. Che egli scriva poesie o romanzi, l’autore è da solo con i propri pensieri. Pensieri che poi riversa su foglio.

Cosa c’è di più personale che mettere a nudo i propri stati d’animo? Le proprie emozioni? Rispetto al fruitore dei testi, lo scrittore compie autoanalisi e sposta le proprie meditazioni su carta affinché qualcun altro possa leggerle. Affinché qualcun altro possa ritrovarsi, o meno, nella sua scrittura. Semplificando, questa è l’operazione che accade quando un autore redige un proprio testo. Ma quando, come in questo caso, gli scrittori sono due cosa succede? Quando, come in questo caso, gli autori vivono una ad Ivrea e l’altro a Viterbo come è possibile scrivere il medesimo libro? Rispondere a tali questioni non è semplice. Tutt’altro. Mi torna in mente una canzone di Mina e Cocciante che nel refrain intona: “questione di feeling… solo di feeling”. Proprio così. I nostri due poeti posseggono, sebbene vivano due dimensioni diverse con famiglie diverse, una profonda affinità versale. Una affinità tale che, unendosi, diviene una voce sola. Sfido chiunque a comprendere dove inizi la stesura di Sara Brillante e continui quella di Francesco Enas e viceversa. Sfido chiunque a individuare dove le due penne divengano un vero e proprio “meeltin pot”. Un coacervo di qualcosa dell’una che si somma e interagisce con qualcosa dell’altro. La sintonia che troverete nella poesia che inizia a pagina 15 e si chiude (ma termina veramente?) a pagina 140 è un unicum indissolubile e indivisibile.

Ecco in che termini i due coautori sintetizzano la loro opera: “Superfluo, quasi assente. Il sentiero che porta al desio. Non trovando più la nostra dimora in questo universo di persone che credono di essere un Dio di cui non si sente il bisogno. Ecco il sunto di questo particolare libro. Un’unica poesia come un dettame prosaico, nell’eterna lotta tra il bene ed il male”. E che dire poi del titolo? Potevano al loro volume che contiene un’unica poesia di oltre cento pagine assegnare un titolo “consueto”? No. Assolutamente no. Sara Brillante e Francesco Enas “coniano” come titolo per il loro testo, edito e distribuito da G. C. L. edizioni, un proprio termine: “Farfalene”. Esso nasce dalla crasi tra farfalla e falena e, tale ulteriore peculiarità, dovrebbe già orientare, dare una direzione alla volontà, all’idea che i due hanno della poesia. Le poesie non sono tutte uguali. Si sa. Le poesie solitamente, hanno un inizio e una fine. Anche questo è un dato oggettivo. I versi di questo libro singolare costituiscono un flusso unico di pensieri e versi o, se preferite, di versi e pensieri. Di considerazioni e elucubrazioni. Più che una raccolta di liriche si potrebbe definire, così amano considerarlo i due coautori, un romanzo “poetizzato”. Probabilmente il primo del genere. La poesia, e l’arte scrittoria in generale, non può e non deve essere chiusa in compartimenti stagni. La scrittura tutta è libertà di immaginazione, di azione e di… invenzione. Ecco il sunto di questo originale volume che vi consiglio di avere in libreria.

Gian Carlo Lisi

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