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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:18:58

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Confessioni di un malandrino di nome Branduardi

foto di Angelo Branduardi
Angelo Branduardi

«Devo dire la verità: non sono molto avvezzo a confessioni e nella vita ne ho fatta solo una davanti ad alcuni bicchieri di vino buono». È la candida ammissione di Angelo Branduardi a proposito del libro “Confessioni di un malandrino” in cui si racconta per la prima volta, il primo racconto autentico sulla vita e la carriera del celebre cantautore, scritto insieme al critico musicale Fabio Zuffanti. «Leggendo le righe di questo libro si conoscerà un po’ più a fondo me e la mia famiglia – ha accennato il cantautore – Questo viaggio si dipana nella scoperta della musica, scorre verso l’adolescenza, affronta i difficili anni della gavetta, il successo, la nascita delle canzoni e dei dischi, i momenti inebrianti dei concerti e gli incontri con personaggi straordinari». Uno dei personaggi cui si riferisce Branduardi è Ennio Morricone. «Un giorno come tanti ricevetti una telefonata: risposi e con mia somma meraviglia ascoltai una voce che diceva: sono Ennio Morricone – ha ricordato il musicista – Rimasi pietrificato e ammutolito non so per quanto tempo. A un certo punto, e con tono emozionato dissi “maestro”, al che mi arrivò subito la sua risposta furibonda: “ma quale maestro: io non sono il maestro di nessuno”.

Provai paura, pensai che da un momento all’altro avrebbe chiuso la telefonata e per fortuna cominciò a spiegarmi il motivo della sua chiamata: voleva propormi di partecipare a un evento storico, il primo concerto in assoluto della sua carriera che l’Accademia di Santa Cecilia intendeva regalargli per i suoi settant’anni. Ancora stupefatto per la chiamata e l’invito, accettai incondizionatamente». Il libro parte naturalmente dall’infanzia trascorsa a Genova alla scoperta della passione per la musica, dai tour in giro per l’Europa alle ispirazioni che stanno dietro alle sue creazioni, la famiglia, i concerti, gli incontri, i grandi successi, le scelte giuste e quelle sbagliate, la luce e il buio del suo essere uomo prima che artista: una testimonianza preziosa che ogni appassionato di musica non dovrebbe mancare di leggere. «Stavo scrivendo una canzone liberamente ispirata a un canto della pasqua ebraica sefardita – ha osservato – Gli Ebrei Sefarditi furono cacciati dalla Spagna quando regnava Isabella la Cattolica, dopo aver convissuto per cinquecento anni con gli Ebrei: la canzone era “Alla fiera dell’est” e durante la sua messa a punto mi venne in mente di alternare a un ritornello molto europeo una strofa caratterizzata dalla cosiddetta melodia a intervallo unico con sole due note, una delle forme più primitive di espressione musicale». La canzone “Alla fiera dell’est” è sicuramente una pietra miliare di Angelo Branduardi. «Era anche un pizzico provocatoria – ha aggiunto – In un momento in cui molti cantavano la politica, io me ne venivo fuori con queste tematiche religiose, violentissime, dove tutti ammazzavano tutti e alla fine arrivano l’Angelo della morte e il Signore sterminatore: un brano che non c’entrava niente con tutto quello che si sentiva in giro e che, a modo suo, non voleva provocare una reazione». Angelo Branduardi è cantautore, violinista, polistrumentista e compositore: a lui si deve la creazione di un genere musicale che unisce il pop alla musica antica (in particolare, medievale e rinascimentale) e la world music; il suo successo è partito dall’Italia, ma si è allargato a macchia d’olio in svariati Paesi europei grazie a hit come “La pulce d’acqua”, “Cogli la prima mela”, “Si può fare” e “Alla fiera dell’est”.

La carriera di Branduardi si snoda attraverso ventidue album in studio, svariate colonne sonore, dischi dal vivo e concerti che fanno regolarmente registrare il tutto esaurito. «Ho accolto con grande gioia la proposta di Fabio Zuffanti che, dopo aver lavorato lo scorso anno su Franco Battiato e “La voce del padrone”, ha deciso di lavorare con Angelo Branduardi, che ho sempre considerato non solo un grande musicista, capace di reinventare tradizioni antiche in chiave contemporanea, ma anche un grande narratore, capace di inventare mondi. Con questo libro la nuova Baldini+Castoldi arricchisce il suo catalogo di voci della musica, con una voce assoluta», ha commentato Elisabetta Sgarbi, fondatrice e direttrice generale ed editoriale de La nave di Teseo e presidente e direttrice generale di Baldini+Castoldi. La prefazione è a cura di Stefano Bollani e l’ampia appendice discografica è a cura di Laura Gangemi, principale animatrice del fanclub ufficiale Locanda del Malandrino di Angelo Branduardi. «Ecco forse perché esistono gli artisti: sono nati per sedersi su una nuvola e raccontarci le intime connessioni fra le cose che noi quaggiù ci ostiniamo a vedere separate», ha sottolineato Stefano Bollani. Fabio Zuffanti è scrittore, musicista e critico musicale per La Stampa, Rolling Stone Italia, Rockol e Ondarock. È autore di tre biografie di successo su Franco Battiato, che lo hanno portato a essere considerato uno dei più attenti studiosi dell’artista siciliano. È inoltre autore di saggi musicali, volumi di racconti e romanzi. È uno dei nomi di punta del prog rock italiano, da solista e con le band Finisterre, Höstsonaten e La Maschera di Cera. Branduardi ha presentato il libro il 12 aprile alla Feltrinelli di Milano: i prossimi appuntamenti sono il 14 maggio al Teatro Pime di Milano (insieme a Fabio Zuffanti), e il 20 maggio al Salone del libro di Torino. Il libro è disponibile nelle librerie e negli store digitali (euro 17, pagine 192).

Franco Gigante

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