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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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Edilizia

L’1 Maggio è stato il giorno della celebrazione, della ritualità di una festa che, in una Repubblica fondata sul Lavoro, dovrebbe essere la più importante di tutte. Hanno sfilato cantanti, attori, politici e sindacalisti. Hanno sfilato i lavoratori in molte città italiane. I social network hanno spolverato e si sono riempiti, per tutto il giorno, di post acchiappa click con aforismi struggenti, lo abbiamo fatto anche noi e non ci vergognamo.

Tuttavia, mentre i palchi dei concertoni vengono smontati, mentre le persone tornano a casa è lecito immaginare che di quella moltitudine che ieri animava le piazze e le strade, i lavoratori fossero pochi e anche mal tutelati. É notizia di ieri che la Puglia è tra le quattro regioni europee, la quinta è la Guayana francese con il tasso di occupazione più basso. Tra i 15 e i 64 anni solo il 46,7% ha un posto di lavoro nella nostra regione, mentre nel continente la media è del 63,4%. Insomma di lavoro da celebrare ne abbiamo poco, e quello che abbiamo è anche pericoloso, in quanto dall’ inizio del 2022 abbiamo registrato ben 189 vittime sul posto di lavoro (+2,2% rispetto al 2021), di cui 75 solo nel mese di Marzo. A questi numeri drammatici, dobbiamo aggiungere anche un triste fenomeno dettato dal clima di incertezza, dalle chiusure, dalla limitata attività di molti settori produttivi, e, in generale, da tutte le difficoltà emerse nel corso della pandemia che hanno alimentato una spirale di sfiducia nel mercato del lavoro e ingrossato le fila di quanti, dopo aver perso un impiego, hanno rinunciato a cercarne un altro.

È cresciuto, infatti, anche il numero di chi non cerca nemmeno più il lavoro. Il totale fallimento della seconda Repubblica e del suo regionalismo è riassunto in queste poche righe ed ha una grande causa, ossia la colpevole presenza dell’ anti-politica come valore fondante della politica, che ha portato a governare gli incapaci al posto dei meritevoli e gli opportunisti al posto dei coerenti. Trent’anni di assenza di riforme che hanno impoverito l’ Italia e soprattutto il nostro ceto medio e hanno pure disintegrato l’ ascensore sociale rappresentato dall’ istruzione e dalla scuola, come dimostrato dai recenti risultati dei test Invalsi. Come ben scritto dal Prof Noto dell’ Università di Verona, andrebbe ricordato che: “la democrazia si fonda sulla prosperità dei ceti medi, principali fonti di stabilità. Se i ceti medi stanno bene, hanno prospettive di crescita sociale e civile rendendo di fatto l’ economia dinamica e il mercato del lavoro prospero”. In questo senso il PNRR ( il più grande esperimento sociale prodotto dall’ Unione Europea) offre la possibilità di invertire la rotta ma servono doti ormai rare: coraggio, competenza e coerenza e soprattutto occorre un ritorno alla politica, ma non a quella degli slogan, ma a quella delle riforme.

Servirà anche spiegare a chi blatera di tutele di interessi lombardi e poi nordisti ed ora solo italiani che è necessaria, invece, una visione ancora più europea per vincere le sfide in questo mondo globalizzato. Servirà anche la consapevolezza che proprio a tutti non si potrà piacere e che si dovrà saper mediare con responsabilità tra le varie anime italiane per costruire degli accordi. Ma in fondo il senso della politica non è proprio questo?

Alessandro De Stefano
Segretario cittadino Partito Repubblicano Italiano -Taranto

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