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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:24:05

Cronaca News

Lavoro, i numeri nel Tarantino: aumentano i morti e gli infortuni

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Lavoro, i numeri nel Tarantino

Che cosa resta, all’indomani della più sacra tra le feste laiche? Cosa rimane, dopo il Primo Maggio? Restano i lavoratori ed il lavoro – quando c’è. Quando non è malpagato, sottopagato, in nero. Quando non uccide. Dopo le parole, dopo la musica, restano dati che danno l’idea di quanto l’occupazione (la buona occupazione) rimanga un’urgenza ed un’emergenza, dopo il biennio in cui il Covid ha coperto come un manto nero le crisi del territorio e del Paese; e mentre da oltre due mesi siamo bombardati dall’angoscia della guerra in Europa.

Giovedì sera 28 aprile, l’ultimo caduto in ordine di tempo sul fronte del lavoro. Un uomo di 52 anni ha perso la vita, ammazzato dal braccio mobile di un escavatore che lo ha colpito alla testa mentre venivano effettuati dei lavori nella sua residenza in agro di Martina Franca sulla strada per Massafra. Un mese prima, il 28 marzo, un giovane di 29 anni anch’egli martinese è stato folgorato da una scarica elettrica dopo aver urtato con il braccio meccanico di un camion un cavo dell’alta tensione mentre lavorava alla realizzazione di un impianto fotovoltaico nel Salento.

I NUMERI DEL 2021
Proprio giovedì 28 aprile – Giornata nazionale per la sicurezza sul lavoro – a Bari si è tenuto il seminario “Diffondere salute e sicurezza in edilizia e in agricoltura”, promosso dalla direzione regionale Inail e da Inca, il patronato della Cgil. Una contabilità terribile quella emersa in Puglia, nel 2021, sul versante della sicurezza, con oltre 24.000 infortuni di cui 97 mortali. Nel corso del seminario, inoltre, sono stati diffusi i dati relativi alle province pugliesi. Nel Tarantino, gli infortuni mortali sono raddoppiati: 16, nel 2021, contro gli 8 del 2020. Da gennaio a dicembre 2021 in tutta il territorio pugliese si sono registrate 21.167 denunce di infortunio sul lavoro e 3.336 nel tragitto da e per la propria abitazione rispetto all’attività lavorativa. Nella provincia di Taranto nel 2021 le denunce sono state 3.422 (erano 3.276 nel 2020). Riguardo alle malattie professionali, nel 2021 nella provincia ionica quelle registrate sono state 1.550, su un totale di 4.258 in Puglia. «Sebbene ci siano segnali evidenti di ripresa economica, ci sono altrettanti segnali di disattenzione per il fenomeno infortunistico» le parole di Giuseppe Gigante, direttore regionale Inail Puglia.

«I lavoratori sono da sempre chiamati a pagare il prezzo più alto delle ripartenze: ricordiamo che negli anni del boom economico, gli anni ‘60, si verificavano una media di 4.600 infortuni mortali annui, un contributo di sangue che era ritenuto necessario per la crescita e modernizzazione del Paese. Oggi questo principio non è minimamente tollerabile. Sappiamo – evidenzia – come il problema sia estremamente complesso. I bonus fiscali in campo dell’edilizia hanno portato, ad esempio, sicuri vantaggi in termini economici, ma anche tanta improvvisazione a scapito della sicurezza: non c’è formazione, non c’è confronto con organizzazioni datoriali e sindacali che anzi vengono viste come un ostacolo alla ripresa. Non credo che questo sia il modo giusto di ripartire. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti».

IL PRIMO TRIMESTRE 2022
Dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre arrivano le elaborazioni statistiche relative ai primi tre mesi del 2022: «Un trimestre drammatico per le morti sul lavoro nel nostro Paese: 189 vittime da gennaio a marzo (+2,2% rispetto al 2021). Con un incremento tragico dei decessi da fine febbraio a fine marzo, pari al 66% (75 morti in più). Contemporaneamente, crescono in modo significativo purtroppo anche le denunce totali di infortunio (+51% rispetto allo scorso anno). Ma a delineare ancor più profondamente l’emergenza, regione per regione, è l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa, la cui media in Italia nei primi tre mesi dell’anno è di 6 decessi ogni milione di occupati» dice Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega. Due le morti sul lavoro registrate a Taranto tra gennaio e marzo 2022.

LA MAPPA DEI RISCHI
Sulla stregua di quanto avvenuto con i dati della pandemia, l’osservatorio mestrino ha varato una “zonizzazione” del rischio di morte per i lavoratori del nostro Paese. A finire in zona rossa al termine del primo trimestre del 2022, con un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale sono: Molise, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Toscana e Marche. In Zona Arancione: Puglia, Veneto, Abruzzo e Lombardia. In Zona Gialla: Sicilia, Calabria, Umbria, Emilia Romagna, Sardegna, Piemonte, Campania e Lazio. In Zona Bianca: Friuli Venezia Giulia, Liguria e Basilicata. Come spesso accade, valori assoluti e incidenze portano graduatorie differenti. Così a guidare la classifica del maggior numero di vittime in occasione di lavoro è la Lombardia (27), la regione con la maggior popolazione lavorativa in Italia. Seguono: Toscana (16), Veneto (13), Emilia Romagna e Lazio (11), Puglia e Piemonte (9), Sicilia e Campania (8), Marche e Trentino Alto Adige (5), Piemonte, Calabria e Abruzzo (3), Umbria e Molise (2), Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria (1). Da gennaio a marzo 2022 sono 189 le vittime sul lavoro registrate in Italia; di queste, sono 138 quelle rilevate in occasione di lavoro (in diminuzione rispetto a marzo 2021 (-16 decessi), mentre sono 51 quelle decedute a causa di un incidente in itinere, contro 31 registrati nello stesso periodo dell’anno scorso; un aumento, quest’ultimo, che è probabilmente la conseguenza della ripresa degli spostamenti per recarsi da casa a lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, in cui il Covid limitava ancora le attività produttive. La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (52 su un totale di 138). Ed è proprio in questa fascia d’età che si rileva anche uno degli indici di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati (11,3) insieme a quella degli over 65 (11,7).

L’incidenza di mortalità minima è invece nella fascia di età tra 25 e 34 anni, (pari a 2,6), mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza risale a 7,1 infortuni mortali ogni milione di occupati. Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nel primo trimestre 2022 sono 13 su 138. In 11 invece hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 17. Il martedì è il giorno della settimana in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali. Le denunce di infortunio totali sono in aumento (+ 51% rispetto a marzo 2021). A marzo 2021 erano 128.671 mentre a marzo 2022 sono 194.106. Quasi 30 mila gli infortuni occorsi in occasione di lavoro nel settore Sanità e Assistenza Sociale. Ancora significativa la variazione delle denunce di infortunio in occasione di lavoro nel Settore Trasporto e Magazzinaggio: sono 16.485 a fine marzo 2022, ma erano 6.176 a fine marzo 2021.

Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane nei primi tre mesi del 2022 sono state 89.130, quelle dei colleghi uomini 104.976. «La disciplina in materia di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese c’è ed è esaustiva – spiega l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Ossevatorio Vega – Ma non ne basta la mera lettura. Occorre applicarla. Serve a tal fine un’adeguata e diffusa formazione dei lavoratori e, anche, dei datori di lavoro e, contemporaneamente, più ispezioni e sanzioni. Bisogna agire sulla prevenzione».

ADI: INFORTUN IN CALO
Una delle vertenze-simbolo del nostro territorio resta, con la sua enorme complessità e con le sue ramificazioni sociali, economiche, ambientali, quella che ruota attorno allo stabilimento siderurgico ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. Da parte sua, recentemente Acciaierie d’Italia ha sottolineato come «l’indice di frequenza infortuni degli stabilimenti per l’anno 2020 è inferiore al 10 che rappresenta il dato più basso mai registrato nella storia dell’azienda ed un dato inferiore alla media globale rilevata annualmente dalla WorldSteel Associations».

OCCUPAZIONE, SUD MAGLIA NERA
Sono nel sud Italia quattro delle cinque regioni nell’Unione Europea con il più basso tasso di occupazione: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. È quanto emerge dalle tabelle Eurostat sul 2021. Le regioni del Mezzogiorno hanno tasso di occupazione per le persone tra i 15 e i 64 anni di poco superiori al 40% e insieme alla regione della Guyana francese sono in fondo alla classifica. Mancano i dati sulla Mayotte, regione d’oltemare francese che in genere è tra le regioni con il tasso di occupazione più basso. La Sicilia registra un tasso di occupazione medio del 41,1%, la Campania del 41,3%, la Guyana del 41,4%, la Calabria e del 42% e la Puglia del 46,7% a fronte di un tasso medio per l’Ue a 27 del 68,4%. La situazione è ancora più drammatica per le donne con appena il 29,1% in Campania e Sicilia e il 30,5% in Calabria a fronte di una media Ue del 63,4%.

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