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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

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I versi scorrevoli e limpidi di Liuzzi, poeta genuino

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I versi scorrevoli e limpidi di Liuzzi, poeta genuino

Antonio Liuzzi è tornato alla poesia, ad una raccolta poetica lirica alla quale ha dato un nome temporale: “La terza stagione”. È presentata da Rosario Trommolare ed è molto bene stampata dalla Casa del Libro, per la quale casa editrice Antonio Mandese ha scritto una postfazione. Vado subito al sodo della vicenda: le poesie o i momenti o i sentimenti poetici di Antonio Liuzzi vanno ricercati, trovati, rinvenuti solo attraverso le stesse poesie. Perché, e lo dissi, altra volta, Liuzzi è poeta genuino e riflessivo di se stesso. Le sue liriche sono oltre cento e vengono dall’autore divise o selezionate in più aspetti non parti: La terza stagione, Amori senza tramonto, Opinioni e verità, Tempi smarriti, Tra cielo e terra, In itinere; quindi l’epilogo e la Settimana Santa a Taranto. Liuzzi è anima fortemente religiosa, ma la sua religione è totalizzante non solo da credente nel Dio cristiano o nel mito della Settimana Santa, da Priore della Confraternita Maria Santissima Addolorata e San Domenico di Taranto, è religioso nel senso latino-cristiano, nel senso latino cristiano della “pietas”, che vuol dire misericordia e umanità.

Non è necessario sviluppare un discorso o una dissertazione su codesto concetto: basta leggere bene la prima lirica: “Preludio”. Parole limpide, scorrevoli, senza misteriosi contrasti verbali tipici di non pochi poeti del nostro tempo, ai quali spesso si fa bisogno per adeguarsi al tipo o alle tipologie dell’estetica moderna; ed è un falso! Liuzzi è poeta perché è poeta di se stesso, ripeto; e quel “Preludio” che potrebbe essere la vera presentazione delle sue liriche, perché “sinfonia” sono, ma della lontana e vicina anima. Quel “Preludio” racchiude il senso temporale e fuggente delle cose, delle nostre azioni, dei nostri interiori verdetti. “C’è un tacito riflusso di pensieri / e una dolcezza languida / avvolge il malinconico declinare / di un’altra stagione”. Due sole riflessioni: un decasillabo perfetto: “In questa fresca sera di settembre” e due onomastiche pascoliane: “tacito riflesso” e “una dolcezza languida”. Ma come è la poesia di Liuzzi, poeta vero di se medesimo. Le varie parti della raccolta diventano una parte sola: il declinare dell’essere e la memoria dell’essere stato.

Quali sono le radici della vocazione artistica di Liuzzi. Qui mi soffermo nel presentare (non rappresentare) talune sue composizioni. Conformismo come “composte” nell’unico “iter” del nostro vivere: l’umanesimo del nostro esistere: “Oggi come allora”, “Preghiere”, “Purezza di respiro”, “Sera di pace”, “Come uomini al mare”, “Ritrovare l’amore”, “Sacrifici”, “Fiori recisi”, “Amicizie”, “Come un pendolo”, “Occasioni mancate”, “L’angelo” e “Al Galeso”, “Recanati”, “Alla casa del Padre”, “A quella del Manzoni”, “Povero cielo”. E potrei andare avanti, ma, queste liriche, pur tratte da parti diverse, hanno in comune, come tutte “in solio”, un’aria di serena tristezza e di grandiosa vivicità. Quale è il motivo: è dentro lo stesso Liuzzi, uomo di sana e duratura cultura, di profondi e retti principi religiosi, di caute ed affermate virtù umane. Il tutto in una coloritura espressiva, in un contesto affettivo ed umile che tu ricerchi in quel “Muti ci guardiamo / come un’ombra appena accennata, che attraversa i nostri occhi loquaci. Gli occhi sono l’entità espressiva dell’anima. Ma vorrei aggiungere nell’altra considerazione che è normativa, metrica, strutturale. Liuzzi usa spesso l’endecasillabo; e gli endecasillabi sono i signori della metrica. Ne cenno taluni: “in questa fresca sera di settembre”, (“Preludio”). “Che annunciano il tramonto della vita” (Amaro autunno), “Di fronte ad arco sull’opposta sponda”. (“Fresche sere d’autunno”), “Per il sommesso pigolio di un nido” (Ritrovare l’amore) “Dietro ingannevoli fate morgane” (Tentazioni), “Passa la luna sulla terra stanca” (Avvento), “Nel tenue candor del chiaro di luna”, (Era una città), “La voce di un malinconico violino” (Il violinista nel metrò), “Nella dolcezza della rimembranza” (Recanati). Codesti sono taluni dei tanti endecasillabi (il verso unico di Dante!) che fioriscono nel verde della poesia di Liuzzi, che è verde di sentimenti veri e decisi anche quando la rotta della vita va verso orizzonti diversi. Tale, in una semplice ed umile considerazione, la poesia di Antonio Liuzzi che raccomando al buon lettore; non è una lirica per chi non avverte nel suo cuore il prodigio della bella vocazione poetica. “Nel tumulto dell’umano soffrire”. (Il dì dei morti). Ma questa poesia è un “Avvento che rigenera il cuore”

Paolo De Stefano

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