x

17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cultura News

«Con Prokof’ev un ponte che va oltre la guerra»

foto di Sebastian Schwarz
Sebastian Schwarz

Le Joueur, Il Giocatore. Quella che viene considerata la prima partitura importante per il teatro musicale di Sergej Prokof’ev, tratta dal celebre romanzo di Dostoevskij, inaugurerà il prossimo 19 luglio la quarantottesima edizione del Festival della Valle d’Itria al Palazzo Ducale di Martina Franca. Prokof’ev e Dostoevskij. Due giganti della cultura mondiale e due spiriti assolutamente, profondamente russi. Nello scenario internazionale in cui l’Europa ed il mondo si sono calati dopo il 24 febbraio, appare evidente quanto non banale sia stata la scelta operata dal nuovo direttore artistico Sebastian Schwarz. Tedesco nato nel ‘74 a Rostock in quella che era la Germania dell’Est, Schwarz è personalità che nel mondo della musica non ha bisogno di presentazioni.

Curriculum internazionale, dirige anche il Teatro Regio di Torino; la sua carriera lo ha portato tra le altre cose ai festival di Wexford e Glyndebourne, oltre che al Theater an der Wien di Vienna. A Taranto Buonasera spiega che, «senza voler caricare di significati politici un Festival che ha la sua storia e la sua identità», quella di confermare comunque per la “prima” del 2022 Prof’ev e di Dostoevskij è, sì, «una scelta voluta. Il teatro, di prosa o musicale, è uno specchio per la società, ci aiuta a riflettere» continua il direttore artistico «e ci fa vedere una realtà non voglio dire ‘aumentata’, ma per così dire ‘pulita’ da vicende politiche o personali. La cultura russa è pluricentenaria. Il suo lascito è universale, ed è di una importanza tale che prescinde e va al di là di quello che un presidente o un capo di governo può fare in un determinato momento storico». Non si può imbrigliare, o cancellare, il genio, e la sua capacità di parlarci oltre qualsiasi distanza. «Dostoevskij con Il Giocatore – pubblicato per la prima volta in Russia nel 1866 – da cui Prokof’ev ha tratto la partitura, affronta un tema che è di straordinaria attualità nel nostro tempo, in Europa, in Italia: la dipendenza dal gioco, che sia d’azzardo o magari i videogames. Dostoevskij ci dice ‘ragazzi, abbiamo un problema’, e riesce a dircelo oggi» sottolinea Schwarz.

Di grande rilevanza è che dirigere Le Joueur a Martina Franca sarà Jan Latham Koening, inglese, con la regia di David Poutney, di nazionalità britannico-polacca, in un festival il cui direttore artistico è un tedesco… «Aggiungo che il protagonista, Sergej Radchenko, è un tenore russo di origine ucraina. Soprano è Maritina Tampakopoulos, greca. La scenografa costumista è Leila Fteita, italiana. Sul palcoscenico devono salire i talenti, non i passaporti. All’Accademia del Belcanto, a Martina, a studiare insieme ci sono due artiste russe ed un ucraino. La cultura crea dialogo, e fa anche quello che la politica non riesce a fare. Dobbiamo costruire oggi i ponti che serviranno quando la guerra finirà e torneremo a condividere spazi comuni». Difficile non essere d’accordo con Schwarz, il cui vissuto personale, del resto, influisce su una weltanschauung, una visione del mondo, che supera i confini. «Vivevo all’Est e avevo quindici anni quando è caduto il Muro. Ho vissuto la divisione delle famiglie, e sono orgoglioso di quello che la Germania è riuscita a diventare. Apprezzo la libertà che c’è oggi. Ma sono grato, comunque, di essere nato in un Paese che dava all’arte, ed alla formazione dei ragazzi, un ruolo fondamentale, e che mi ha portato ad essere quello che sono oggi.

La prima lingua straniera che ho imparato è stata il russo. Sono andato regolarmente ad insegnare a Mosca, ma anche a Kiev; ed a Tblisi, in Georgia, dove nel 2008 si è vissuta un’altra guerra. La società in cui viviamo oggi impone che tutto debba essere semplice, eppure ci sono dinamiche complesse che non sempre possono essere sintetizzate in bianco e nero, o nei pochi caratteri di un tweet, fermo restando che una guerra o una invasione non possono mai essere giustificate ed anzi vanno condannate. Quando guardo l’Ucraina, oggi, vedo quello che avrebbe potuto diventare la mia Germania». In occasione della presentazione della quarantottesima edizione del Festival, che si è tenuta al Piccolo Teatro di Milano nel ricordo di Paolo Grassi, la consigliera delegata alle politiche culturali della Regione Puglia ha dichiarato che «la cultura è crocevia e incontro dei popoli e il lavoro degli organizzatori del Festival è stato importante, riuscendo a coniugare valore artistico e formazione. Oltre ad una ricca offerta di eventi, mi piace ricordare il pregio della nuova immagine di questa edizione, selezionata fra 35 proposte ideate dagli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Bari e che riporta i simboli tradizionali della Puglia, fra foglie di ulivo, decori barocchi, pinnacoli dei trulli, armonizzati in un rosone che richiama le Città bianche della Puglia. Ho molto apprezzato questa soluzione adottata dal Festival, che ha sottoscritto un protocollo di collaborazione proprio con Accademia delle Belle Arti di Bari per permettere ai giovani artisti un confronto con il mondo del lavoro sin dal periodo di formazione. Il connubio tra cultura, lavoro, occupazione è fondamentale e strategico.

Questo messaggio di identità, rinascita e futuro è il miglior augurio che possiamo fare al Festival e l’eredità tangibile di un evento che rifiorisce ogni anno con successo». Il nove marzo scorso, pochi giorni dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino, Franco Punzi, presidente dellaFondazione Paolo Grassi, ente produttore del Festival, aveva voluto rivolgere un suo messaggio di pace: «Nell’assistere al prevalere della violenza sulla ragione restiamo attoniti e colmi di apprensione per la sorte della popolazione ucraina e per gli sviluppi e le ripercussioni che questo nuovo scontro armato est-ovest potrà avere sugli equilibri internazionali. E da organizzatori di spettacoli e uomini di cultura ci domandiamo: che fare? Qui a Martina Franca restiamo nel solco tracciato da Paolo Grassi, credendo nella funzione civile del teatro e della musica d’arte e ricordando alcuni versi di Bertolt Brecht, che proprio Grassi volle imporre all’attenzione del pubblico italiano, capaci d’interpretare lucidamente la situazione attuale: “La loro guerra uccide / quel che alla loro pace / è sopravvissuto”. Nel 2022 cercheremo quindi di proporre con ancor più impegno e responsabilità i nostri spettacoli e le nostre attività di coinvolgimento, sottolineando i caratteri di pluralismo e internazionalismo tipici del teatro d’opera e della libera circolazione delle persone e delle idee, che qui in Puglia avviene sin dalle origini della civiltà occidentale. Con l’auspicio che la musica possa continuare a risuonare come linguaggio universale e di unione fra i popoli». E di certo il programma presentato lo scorso 29 aprile tiene fede a queste parole, tra belcanto, rarità musicali e di inusuali esperienze d’ascolto fra chiostri, chiese barocche e ulivi secolari.

«L’avvio della direzione artistica di Sebastian Schwarz – ha commentato il presidente Punzi – inaugura una nuova fase storica per il Festival della Valle d’Itria, pur mantenendosi nell’alveo dei nostri valori caratterizzanti: titoli rari o sottovalutati, attenzione alla fedeltà testuale tramite l’uso di edizioni critiche e il ricorso a interpreti specializzati. A questo passaggio si affianca la rinnovata disponibilità del Teatro Verdi di Martina Franca, che farà parte dei luoghi del festival. Siamo quasi al mezzo secolo di festival e, in quella direzione, non possono che rafforzarsi i rapporti di collaborazione con le istituzioni culturali pugliesi, con le amministrazioni locali e con un nucleo sempre più qualificato di sponsor e mecenati». Sul sito festivaldellavalleditria.it sono disponibili programma completo ed informazioni su spettacoli ed eventi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche