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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

Cronaca News

La storia delle quattro statue di San Cataldo

foto di La processione di San Cataldo
La processione di San Cataldo

Sabato sera in Cattedrale hanno preso il via i solenni festeggiamenti in onore di San Cataldo con la solenne ostensione delle reliquie e dell’argentea statua di San Cataldo: la quarta, nella storia della cattedrale tarantina. Ne è autore Virgilio Mortet, di Oriolo Romano (Viterbo), le cui opere sono esposte anche nei Musei Vaticani. Il simulacro fu commissionato dall’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa che, accogliendo la proposta di mons. Nicola Di Comite, agli inizi del 2001 dette il via all’operazione “Una goccia d’argento per la nuova statua di San Cataldo”, cui la città aderì generosamente.

L’unica condizione posta all’artigiano laziale fu che il simulacro fosse quanto più possibile simile a quello del Catello, rubato nella notte fra il primo e il 2 dicembre del 1983. Così il 4 maggio del 2003 il “nuovo” San Cataldo (fuso in un unico pezzo) arrivò via mare alla banchina del castello aragonese. Tanta gente, affacciata su corso Due Mari, partecipò alla cerimonia porgendo il più caloroso benvenuto alla nuova (e speriamo definitiva) effige del Patrono. Di una prima statua di San Cataldo s’iniziò a parlare nel 1346, quando l’arcivescovo Ruggiero Capitignano-Taurisano volle re alizzarla utilizzando l’argento del sarcofago ove nel 1151 il suo predecessore, Giraldo, ripose il corpo del vescovo irlandese. Per l’insufficiente quantità a disposizione del prezioso metallo si dovette però ripiegare su un mezzo busto. Nel 1465 la popolazione chiese il completamento del simulacro in ringraziamento a San Cataldo per l’intercessione in favore della città liberata dalla peste. Il sindaco Troilo Protontino accettò e indisse una sottoscrizione. La statua fu rifatta ad altezza d’uomo a spese dell’Università con l’esazione del Catasto e con il personale contributo del sindaco. Pareri contrastanti, nel tempo, ne accompagnarono l’esistenza. Molti vi erano affezionati sia perchè il simulacro fu realizzato parzialmente con l’argento del sarcofago del Patrono sia per la grande espressività del volto, tanto che lo reputarono “finito per mano angelica”; altri però ne criticarono le forme troppo rigide e stilizzate. Le ripetute riparazioni e le aggiunte in breve ridussero l’opera in condizioni pietose.

Nel 1891 l’arcivescovo Pietro Alfonso Jorio commissionò la nuova statua all’artista Vincenzo Catello dell’istituto Casanova di Napoli, che la realizzò in appena sei mesi, impiegandovi oltre 43 chili di argento, di cui 37 provenienti dalla vecchia immagine. La statua giunse il 7 maggio del 1892 alla stazione ferroviaria di Taranto e portata in processione in cattedrale. L’opera piacque per la perfezione della lavorazione e l’espressione del viso. Così descrivono le cronache dell’epoca: “L’argenteo simulacro di San Cataldo misura due metri in altezza: il patrono è in atto di camminare, con la destra benedicendo la città che gli è fedele, mentre con la sinistra stringe il pastorale… Indovinatissimi la posa e l’atteggiamento… Assai bello il panneggiamento della pianeta della stola, il merletto del piviale, il camice che sembra cesellato”. Nella notte fra il primo e il 2 dicembre del 1983, come riferito, ci fu il vergognoso furto. Anni dopo, grazie alla soffiata di un recluso, i ladri furono arrestati e condannati, ma il simulacro non fu rinvenuto. L’attesa per una nuova statua, la terza della storia, non durò a lungo. Il 14 gennaio ’84 l’arcivescovo Guglielmo Motolese incaricò un apposito comitato presieduto dal priore del Carmine, avv. Cosimo Solito, di provvedervi. Toccò al grottagliese Orazio Del Monaco realizzare il nuovo San Cataldo, in ottone e rivestito con i 35 kg d’argento donato dagli orafi tarantini. Il volto (raccontava l’indimenticato arcivescovo) era quello del pastore pieno di felicità che finalmente torna dal suo gregge.

L’8 settembre del 1984 il simulacro fu accolto alla rotonda del lungomare dalla folla festante. Ben presto si dovette fare i conti con l’eccessivo peso della statua: le operazioni di spostamento dalla nicchia in occasione dei festeggiamenti erano motivo di preoccupazione, sia per l’incolumità degli addetti sia per quella dei preziosi marmi del Cappellone. Inoltre era necessaria la gru per le complicate operazioni di imbarco e di sbarco per la processione a mare. A vent’anni dall’arrivo dell’opera di Del Monaco si pensò così a una nuova statua più leggera. Ed è quella di Virgilio Mortet, che dal 2003 viene portata per i due mari (l’8 maggio) e nelle vie cittadine (il 10).

Angelo Diofano

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