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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:24:05

foto di Protesta degli agenti di polizia penitenziaria davanti al carcere di Taranto - foto di Francesco Manfuso
Protesta degli agenti di polizia penitenziaria davanti al carcere di Taranto - foto di Francesco Manfuso

Ne potrebbe ospitare non più di trecento, ma in quelle celle, dietro le grate, i detenuti sono 710. Più del doppio. A fronte di soli tre educatori e un numero di poliziotti – circa 240 quelli effettivamente impegnati in queste settimane su un organico di 275 unità – dimensionato sulla capienza prevista, non su quella di fatto. A tutto ciò si aggiunge che da mesi il carcere non ha un dirigente, ma una sostituta che deve occuparsi anche di altre situazioni.

Negli ultimi giorni la cronaca ha registrato prima il suicidio di un detenuto, poi la violenta aggressione subita da un poliziotto, picchiato da un un detenuto-pugile classificato nella scala di massima pericolosità. Insomma, il carcere di via Magli scoppia. E mercoledì mattina gli agenti si sono platealmente incatenati all’ingresso bruciando simbolicamente anche i fac simile dei loro tesserini di riconoscimento. Una protesta clamorosa organizzata dal Sappe, il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria. «La situazione – dice Federico Pilagatti, segretario nazionale di questa organizzazione sindacale – non è più gestibile. Chiediamo all’Amministrazione provvedimenti urgenti. Oggi nelle ore notturne un solo agente gestisce oltre duecento detenuti. Questo vuol dire che la sicurezza è uguale a zero. Il ministro parla di rieducazione, ma ci spieghi come è possibile rieducare settecento detenuti con tre quattro educatori, quindi in mancanza di personale e di spazi. Siamo di fronte ad un fallimento totale».

Ma c’è un’altra questione sulla quale il Sappe incalza: «Noi oggi abbiamo avviato una raccolta di firme (ne sono state raccolte un centinaio, ndr) per il passaggio al Ministero degli Interni, perché siamo convinti che la sicurezza nelle carceri debba essere gestita dagli Interni e non dalla Giustizia». Un risultato è stato comunque raggiunto: giovedì 5 maggio il Sappe incontra il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Carlo Renoldi, in visita al carcere di Trani: «È un grosso risultato che ci permetterà di rappresentare le criticità di una regione che è la più affollata della nazione con il + 150% di detenuti; con un organico di polizia penitenziaria calibrato per 2500 ristretti mentre e costretto a gestirne circa 3800; con la grave mancanza di personale quali educatori, assistenti che dovrebbero aiutare i detenuti a seguire un percorso di reinserimento con attività di socializzazione che nei fatti non esistono per carenza di poliziotti». «Non accade tutti i giorni – osserva infine Pilagatti – che servitori dello Stato arrivano a gesti così clamorosi per attirare l’attenzione su un situazione che rischia di fare molti danni non solo al carcere di Taranto e quelle pugliesi, ma anche alla cittadinanza. In mancanza di risposte concrete, i poliziotti potrebbero presentare dimissioni in massa oppure chiedere il trasferimento in altre regioni».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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