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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

Carlo Maria Capristo
Carlo Maria Capristo

Un attentato contro l’ex procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Maria Capristo era stato paventato da un collaboratore di giustizia in carcere a Macerata. La circostanza è emersa durante il processo in corso a Potenza sulle presunte pressioni, esercitare per interposta persona (un poliziotto), delle quali è accusato il magistrato nei confronti del pm Silvia Curione all’epoca in servizio alla Procura di Trani. A rivelarla, nell’udienza del 4 maggio, è stato lo stesso Capristo che ha reso dichiarazioni spontanee come imputato nell’esercizio del diritto di difesa.

Dopo la testimonianza di uno degli investigatori, l’ex procuratore della Repubblica di Taranto ha chiesto al giudice di poter rendere dichiarazioni spontanee per fare alcune precisazioni su quanto era stato riferito in aula in riferimento alle telefonate in Questura a Taranto di un suo stretto collaboratore che lo accompagnava quotidianamente, Michele Scivittaro. Capristo ha riferito di una “precauzione istituzionale” adottata nei suoi confronti dalla Polizia in quanto nel corso di un’inchiesta della procura di Macerata, Salvatore Annacondia, un nome di un certo calibro che fa parte della storia criminale pugliese degli anni Ottanta e Novanta, condannato per mafia e numerosi omicidi, detto “Mano mozza”, ora collaboratore di giustizia, aveva raccontato di aver appreso che qualcuno stava preparando un attentato “contro una personalità pubblica di Trani o della provincia trasferita in un’altra sede”.

Dalla Procura di Macerata, ha spiegato Capristo, hanno messo al corrente del contenuto delle dichiarazioni la Procura generale di Lecce e il Prefetto di Taranto dell’epoca, Cafagna. “Non è stato fatto esplicitamente il mio nome ma – ha detto Capristo – l’ipotesi che potessi essere io è stata presa in considerazione in quanto su questo personaggio avevo condotto delle indagini e avevo sequestrato una palazzina poi adibita a sede della sezione di polizia giudiziaria a Trani”. A quel punto, ha spiegato ancora l’ex procuratore di Taranto, gli è stato chiesto se fosse il caso di rafforzare le misure di tutela nei suoi confronti ma lui ha rifiutato: “Sono stato sotto scorta per un periodo della mia vita professionale, durante l’inchiesta sull’incendio del Petruzzelli e non volevo ripetere quell’esperienza. Quindi ho detto che poiché in macchina, durante il viaggio, ero sempre accompagnato da due esponenti delle forze dell’ordine, mi sentivo abbastanza protetto”. Uno dei due esponenti delle forze dell’ordine a cui Capristo ha fatto riferimento era Scivittaro il quale, ha detto Capristo, “avvisava in Questura non so chi quando arrivavamo a Taranto e quando andavamo via per raggiungere Bari”. “Le indagini fatte da Potenza non hanno mai fatto emergere questa circostanza”, ha aggiunto Capristo.

Il poliziotto Scivittaro, che ha patteggiato la pena, chiamato a deporre come testimone non si è avvalso della facoltà di non rispondere (in quanto “impumone”) e ha risposto alle domande del pm e della difesa, confermando quanto riferito da Capristo sulla probabile minaccia di un attentato e sulle precauzioni adottate per mesi. Scivittaro ha parlato anche dell’episodio che ha fatto scattare l’inchiesta della Procura di Potenza della quale lui ha fornito la sua versione. Secondo l’accusa il poliziotto si sarebbe recato dal pm Curione per conto di Capristo, fino ad alcuni anni prima procuratore capo a Trani, al fine di esercitare pressioni sul pm Curione titolare di un fascicolo che vedeva i tre fratelli Mancazzo parte offesa in un caso di usura. Invece Scivittaro ha ammesso di essersi recato in ufficio dal pm Curione ma, ha detto, di sua iniziativa in quanto amico dei Mancazzo, proprietari dell’immobile sede del Commissariato di Polizia a Bitonto dove lui ha prestato servizio. Il suo interesse, ha dichiarato non era finalizzato ad esercitare pressioni ma a chiedere informazioni non riservate. Prossima udienza il 6 luglio con l’esame di altri testimoni.

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