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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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Cataldo e Nicola, quei due santi venuti dal mare…

foto di Cataldo e Nicola, quei due santi venuti dal mare...
Cataldo e Nicola, quei due santi venuti dal mare...

BARI – Martedì 10 maggio nel Castello Svevo di Bari sarà presentato il libro di Giuseppe Mazzarino “Il navigar dei santi. Le processioni a mare in Puglia”, con prefazioni di Michele Emiliano e del comandante generale della Guardia Costiera, Nicola Carlone, edito da AllAround (pp. 160, euro 16,00). Il libro contiene le schede illustrative di più di 30 processioni a mare che si tengono in città, paesi e frazioni di Puglia, realizzate dalle Capitanerie di Porto, ed un ampio saggio sui santi titolari delle più note di queste processioni, i patroni di Bari, San Nicola, e di Taranto, San Cataldo. Col permesso dell’autore, pubblichiamo qui l’introduzione.

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In singolare contemporaneità – ma la sincronicità, ripetiamo con Jung, non è mai casuale – le due più importanti città della Puglia, il capoluogo regionale Bari e l’antica Taranto, regina della Magna Grecia, celebrano per più giorni la festa dei loro santi patroni: San Nicola a Bari (7, 8 e 9 maggio), San Cataldo a Taranto (8, 9 e 10 maggio). Ambedue sono “venuti dal mare” e sono “stranieri”, secondo antiche cronache ed antiche tradizioni, e in tutt’e due le città esiste un analogo detto: San Nicola – o San Cataldo – “è amico dei forestieri”. Tutti e due furono vescovi, e per tutti e due i patroni i festeggiamenti, quasi sincroni, sono di lunga durata, e comprendono – d’altronde non son forse “venuti dal mare”? – una processione a mare: che si svolge sull’Adriatico e sullo Jonio nello stesso giorno, l’8 maggio. E tutti e due i santi assurgono a grande fama nelle due città (ma anche in un più ampio scenario) nell’XI secolo. Non sono poche, le somiglianze che, a prima vista, potrebbero far pensare quasi a due santi gemelli; tra l’altro, di ambedue è stata contestata la “storicità” e tutti e due con i loro simulacri sono rimasti vittima, in tempi recenti, di furti sacrileghi (la statua in argento di San Cataldo fu trafugata dalla cattedrale di Taranto il 2 dicembre 1983, insieme con altri arredi sacri in argento, e mai più ritrovata; dalla statua di San Nicola conservata nella basilica di Bari invece un ladro ha asportato un anello d’oro un evangeliario d’argento ed altri gioielli, oltre a rubare le offerte dei fedeli; gioielli ritrovati dopo pochi giorni). Nicola e Cataldo, invece, non potrebbero essere più diversi. Tanto nei dati storici quanto nelle leggende che li accompagnano. Cominciamo col dire che Nicola di Myra, città della Licia (oggi regione della Turchia asiatica, all’epoca terra greca dell’Impero Romano ancora indiviso) della quale fu vescovo, fra il III ed il IV secolo d.C., a Bari da vivo non ci mise mai piede.

A differenza di Cataldo, che di Taranto fu (quasi sicuramente) vescovo. E se Nicola (in origine Nikòlaos), uno dei santi più venerati al mondo, è da sempre cerniera fra il Cristianesimo d’Oriente e quello d’Occidente, ed è sovente effigiato nell’iconografia con carnagione scura, Cataldo, al quale la leggenda attribuisce provenienza irlandese, dunque nordica, ma che la storia riconduce ad origini locali (un longobardo latinizzato, come tradisce il suo stesso nome, in origine Gaidoaldus), salda sì per tradizione il Mediterraneo con i mari del Nord, ma diviene popolarissimo nell’XI – XII secolo in Terra Santa, nell’Italia meridionale, in Sicilia ed in altre località in qualche modo collegate con i Normanni. Sotto il cui dominio avvenne l’invenzione del santo: una frase che possiamo leggere in due modi: “invenzione” come “rinvenimento” del corpo del santo (come nella terminologia della Chiesa), o – forzando parecchio il senso, come pure con un pizzico di malignità qualcuno ha fatto – invenzione di un santo funzionale all’espansionismo normanno. Quanto a Nicola, già venerato da secoli nell’area in cui aveva vissuto ed aveva esercitato il mandato episcopale, mentre era in corso la progressiva conquista musulmana dell’Impero Romano d’Oriente, le sue spoglie furono trafugate da marinai baresi, che anticiparono così analogo progetto dei Veneziani, per metterle in salvo ma anche per acquisire reliquie che avrebbero dato grande rinomanza alla città dove fossero state custodite. Ed anche la traslazione da Myra a Bari avvenne durante il dominio normanno della città. Il 9 maggio, clou dei festeggiamenti, si celebra infatti la traslazione delle spoglie del santo; la sua “nascita al cielo”, ovvero la morte, data nella quale tradizionalmente le Chiese cristiane celebrano i loro santi, cade infatti il 6 dicembre.

Giuseppe Mazzarino

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