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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

Cronaca News

Acciaierie d’Italia, il giorno dello sciopero: sindacati uniti. Presidio all’alba

foto di Acciaierie d’Italia, il giorno dello sciopero
Acciaierie d’Italia, il giorno dello sciopero - foto Francesco Manfuso

«Ad oggi la produzione di Acciaierie d’Italia consuntivata ad aprile è di appena 1.292.000 tonnellate circa e da quello che sappiamo, ha sospeso anche la consegna di ordini regolarmente confermati. Una situazione che non lascia presagire nulla di buono, soprattutto in un fase in cui c’è grande richiesta d’acciaio da parte del mercato». Così il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò, nel giorno dello sciopero unitario all’ex Ilva di Taranto. «Negli ultimi incontri, Acciaierie d’Italia aveva dichiarato che gli obiettivi da centrare nel 2022, con tre altiforni in marcia, erano quelli di produrre 5,7 milioni di tonnellate di acciaio ma ad oggi questi obiettivi restano del tutto disattesi e con essi le speranze di rientro dei lavoratori in cassa» continua D’Alò.

«Infatti all’obiettivo di 5.7 mln di tonnellate è legato il rientro del personale che ancora si trova in cassa. La procedura di cassa integrazione è bene ricordare, è stata aperta dall’azienda senza accordo sindacale dopo diversi incontri al Ministero del Lavoro, e questo perché l’azienda ha rifiutato di legare la sottoscrizione dell’ammortizzatore agli obiettivi di maggiore produzione e quindi di rientro del personale. Da marzo è partita la cassa straordinaria per un anno per un numero massimo di 3.000 addetti nel Gruppo; a questo poi, va aggiunta la situazione d’incertezza rispetto alla composizione dell’assetto societario che entro giugno doveva vedere salire le quote di partecipazione pubblica al 60% nella NewCo altro obiettivo ad oggi rinviato. Per queste ragioni si sciopera per 24 ore a Taranto perché il Governo intervenga rompendo il silenzio sulla ex-Ilva e faccia chiarezza sul futuro. Serve assicurare investimenti e uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale dell’impianto siderurgico che passi per la messa a norma degli impianti, dall’aumento dei volumi produttivi e conseguentemente del rientro a lavoro dei lavoratori dalla cassa integrazione ed un piano industriale credibile che passi anche per il rispetto delle aziende dell’appalto e dell’indotto.

Tutto questo deve avvenire dentro tempi certi, sono troppo anni che questa vertenza si trascina e a farne le sono i lavoratori e la città». Per Francesco Brigati (Fiom Cgil Taranto) «la dichiarazione stampa di Confindustria Taranto, a pochi giorni dallo sciopero del 6 maggio indetto da Fim, Fiom e Uilm, è del tutto fuori luogo sia nel merito che nel contesto in cui versa la vertenza ex Ilva. Sia chiaro a Confindustria che non abbiamo proclamato lo sciopero soltanto per Acciaierie d’Italia ed Ilva in As, ma anche per le aziende di appalto che continuano, una parte di loro, a far vivere ai lavoratori in una situazione di grande precarietà, a partire dalle mancate retribuzioni e dall’avvio di procedure di cassa integrazione per cessazione di attività. Confindustria non condivide le modalità di mobilitazione e lo sciopero del 6 maggio indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb? Dov’è la novità? Il sindacato rappresenta gli interessi dei lavoratori e Confindustria quelli delle imprese e a me sembra che tra i due a pagare sia sempre il lavoratore. Inoltre, mi sembra del tutto ovvio che Confindustria rappresenti anche la multinazionale e, come si evince dal comunicato, gli interessi e i profitti di Arcelor Mittal. La transizione ecologica non può essere una scatola vuota di contenuti e soprattutto non può restare nelle mani di una multinazionale che continua a ricattare i lavoratori ed un intero territorio. Per queste ragioni torneremo ad essere protagonisti del cambiamento. Il 6 maggio si sciopera!».

«Oggi a moltissimi lavoratori è stato negato l’ingresso alle portinerie dello stabilimento in quanto gli stessi hanno scoperto di essere stati collocati in cassa integrazione senza aver ricevuto preventiva comunicazione» hanno detto i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. «Tutto questo avviene quotidianamente e rappresenta un abuso che non puo’ essere tollerato per una serie di ragioni» dicono i sindacati. E dopo quello unitario di Fim, Fiom, Uilm e Usb, anche l’Ugl Metalmeccanici ha proclamato per venerdì 6 maggio (a partire dalle ore 7) uno sciopero di 24 ore dei dipendenti diretti dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia, di Ilva in As e dell’appalto per «il totale disinteresse della politica, del governo nazionale e la mancanza di linee chiare» sul polo siderurgico. L’organizzazione sindacale ricorda che dopo l’accordo ministeriale del 6 settembre 2018 l’azienda ha fatto ricorso a «12 richieste di Cassa integrazione guadagni ordinaria, ciascuna di esse per 13 settimane e quindi per un totale di 2 anni e mezzo, alternate alla Cigo Covid, senza la volontà di cercare alcun accordo con le organizzazioni sindacali». Inoltre, «l’ingresso di Invitalia nella società – aggiunge l’Ugl Metalmeccanici – non ha registrato alcun cambio di passo, anzi la società è risultata assente a tutti gli incontri, tranne che il 13 dicembre 2021 al Mise, e ha condiviso con ArcelorMittal che il nuovo piano di rilancio del polo siderurgico potrà avvenire non prima di 10 anni, attraverso un processo di transizione ecologica possibile solo con l’ottenimento del dissequestro degli impianti». Dopo «10 anni – conclude il sindacato – i lavoratori dell’ex Ilva, delle sue partecipate e dell’intero indotto, vivono una situazione di precariato».

Da parte dell’azienda, Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, intervenendo all’evento del Messaggero MoltoEconomia ‘Nuovi scenari economici globali: le sfide da superare per l’Italia 2030’ ha sottolineato che «questi livelli dei prezzi del gas non sono sostenibili per l’industria, nei prossimi mesi vedremo una chiusura di interi settori industriali come vetro e ceramica che non possono sostenere questi costi dell’energia. Adesso noi prevediamo tutti una situazione complicata, ma si sta sottostimando l’enorme difficoltà che l’economia avrà nel secondo semestre per effetto di questi costi», ha aggiunto.

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