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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cronaca News

Federmanager: «No alla tv del dolore»

foto di L'ex Ilva
L'ex Ilva

Siamo coscienti che la Corte Europea dei Diritti Umani ha pronunciato condanna nei confronti dello Stato Italiano per le emissioni dell’Ilva. Fatti salvi gli accertamenti del Comitato dei Ministri dell’Ue sui “nuovi elementi” presentati dal Governo Italiano lo scorso 5 aprile sull’attuazione del piano ambientale, che faranno in un nuovo esame, confermiamo che vada intrapresa una nuova narrazione conciliativa soprattutto sul futuro della Città e non solo della fabbrica. Sabato 30 aprile su Rai 3 in prima serata ancora una trasmissione televisiva su Taranto limitata alla fabbrica siderurgica. Ferma restando la stima per il giornalista Iannacone, già da quando la Rai ha iniziato ad annunciare la trasmissione sono apparsi personaggi già noti con le solite argomentazioni sul passato della Siderurgia a Taranto, ed è stato inevitabile quindi pensare: ci risiamo, ancora l’ennesima trasmissione che si aggiunge alle precedenti. Dopo Report, in cui sono stati trattati gli stessi temi, con le stesse modalità e si è data voce a persone già note per dimostrare tesi già preparate, quella che si vuole presentare al pubblico, sicuramente per incrementare l’audience della trasmissione, alla città non apporta nulla di costruttivo.

Nulla di costruttivo per la necessaria pacificazione verso un futuro di certezze nel rispetto della salute e dell’ambiente. Dopo aver visto la trasmissione, la conferma: è stato evidente che la complessa questione è stata affrontata dall’ autore per spingere alla riflessione, ma certamente l’approccio, il mancato approfondimento dei problemi e le conclusioni non sono stati all’altezza delle aspettative. Gli articoli di presentazione dell’evento, su i vari media, riportavano commenti e stralci delle dichiarazioni dell’autore: Una su tutte: Iannacone aveva raccontato a Fanpage in un’intervista: “Io non devo spingere all’emotività becera, io devo spingere alla riflessione”. Dopo i 115 minuti di trasmissione che poco hanno aggiunto a quanto già noto e già visto, restiamo ancora più convinti che questo tipo di narrazione non è più di alcun aiuto a Taranto e ai suoi cittadini, così si continua solo ad alimentare un dissidio senza mai tentare un diverso percorso.

Va bene entrare nelle case e farsi raccontare, ma non ci può essere verità se manca l’approccio scientifico e concreto e soprattutto, quando si parla di salute e ambiente, materie già complesse per esperti, facendo così prevalere l’emotività. Perfino in tribunale perizie e controperizie contrastanti sono state oggetto di non semplici controversie e cosa accadrà nei successivi gradi di giudizio è di fatto tutto da scoprire. Si dimentica ancora e troppo spesso, che Taranto e la sua fabbrica, sono oggi oggetto di approfonditi monitoraggi continui senza alcun precedente nel mondo. Basta con la ricerca spasmodica dell’audience insistendo sui morti e sul dolore di mamme colpite da tragici eventi che spesso nulla hanno a che fare con la fabbrica. Non una intervista o una voce su quanto realizzato negli anni dall’azienda: sembra che chi ha operato dall’interno, sugli impianti nelle complesse operazioni di bonifica ed ambientalizzazione non abbiano alcuna rilevanza. Ci riferiamo a tutte le maestranze, ai tecnici, agli ingegneri ed ai manager che hanno operato con sacrificio e coscienza.

Non voler prendere conoscenza né riscontrare quanto realizzato, di come sono stati modificati gli impianti e dei risultati ottenuti, vuol dire non voler riconoscere che è possibile trovare le soluzioni e che l’unico obiettivo è piangersi addosso. Non è di certo un esempio di obiettività ascoltare sempre e solo i soliti noti, tra l’altro organizzati nelle varie sigle ambientaliste con l’unica finalità della chiusura della fabbrica. Nessuna considerazione sul tessuto economico cittadino attuale e soprattutto su quello che sarebbe indotto da una chiusura della fabbrica. Non solo i Tamburi, come evidenzia Iannaccone, dove a lui sembra che negli ultimi 8 anni nulla sia mutato: è una intera città che da oltre un ventennio forse non è mutata in niente. Anzi si, forse è mutata, ma in un continuo e progressivo degrado. Le vie commerciali di Taranto sono piene di locali abbandonati, i pochissimi giardini in condizioni di abbandono. La città si svuota , per mancanza di una economia che superi l’assistenzialismo e non certo per per la questione ambientale.

Probabilmente Iannaccone non ha dato voce ai governanti e ai loro rappresentanti nella gestione delle Acciaierie d’Italia, perché la città è in clima elettorale, e si è limitato a seguire nel suo percorso un “imparziale” (?) Virgilio rimasto ancorato a situazioni datate e superate dagli eventi, con il solito atteggiamento preconcetto sul possibile futuro. Un futuro nel quale lo Stato sta invece investendo e a tal proposito andrebbe letta con attenzione la nota pubblicata dalle Acciaierie d’Italia nella quale viene portata all’attenzione la reale situazione e si riportano dati, fatti e correzioni alla narrazione fatta. Una per tutte: lo stabilimento non ha mai scaricato le sue acque reflue in mar piccolo, come pure è stato ormai acclarato che nessuna responsabilità è addebitabile per la vicenda delle cozze alla diossina. Il presidente di Acciaierie Italia Bernabè in occasione del precetto Pasquale in fabbrica del 14 aprile, incontrando gli industriali tarantini, ha parlato di investimenti . «Acciaierie d’Italia sta investendo in ricerca e sviluppo affinché Taranto diventi il polo della decarbonizzazione e dell’industria verde. “Possiamo sicuramente affermare che oggi Taranto è la città dove le “best practices” di produzione risultano essere più avanzate rispetto a tutte le altre città siderurgiche del mondo”.

L’ha detto lui stesso dopo aver precisato che nello stabilimento si sono spesi, negli ultimi anni, 800 milioni in interventi ambientali. Noi siamo convinti che qualcosa debba cambiare e perché ciò avvenga non servono i luoghi comuni, occorre impegno e concretezza per ricostruire con tenacia tutti insieme Città e fabbrica. Si venga pure a narrare la realtà tarantina. Nessuno vuole negare che Taranto abbia subito le conseguenze di un’industria di base, anche per effetto di carenza di normative ambientali per oltre 20 anni dal suo insediamento e forse poi anche ad incapacità nella gestione dei problemi. Ma la città non può, nelle condizioni di sviluppo attuali, fare a meno della fabbrica e il Paese dell’acciaio ivi prodotto. Vanno trovate le giuste soluzioni sostenibili senza usare la Città per facili allarmismi alla ricerca di ascolti sostenuti dal clamore delle citazioni ad effetto.

Michele Conte
Presidente di Federmanager Taranto

1 Commento
  1. Giovanni 2 settimane ago
    Reply

    Negli anni solo chiacchiere adesso anche il presidente della federmanager si permette di criticare la drammatica situazione che viviamo da moltissimi anni,io sono nato ai tamburi ho 62 anni..Io dico a tutta questa gente perché non venite ad abitare ai tamburi x un po e poi vediamo..

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