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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

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Verso l’estate: la stagione dei long drink

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Verso l’estate: la stagione dei long drink

“Non ci sono più le mezze stagioni”, e quindi stiamo per piombare direttamente nei climi estivi. Le temperature adatte per quella particolare sezione del bere miscelato catalogata come long drink. Sono cocktail che si servono solitamente in un tumbler alto (il bicchiere cilindrico, nella versione alta detto anche highball) e che hanno una base alcoolica (uno o più distillati), molto ghiaccio e sono allungati con acqua tonica, spremute o succhi di frutta o bibite analcooliche (CocaCola, soprattutto). Freddi, freddissimi, e per quanto in generose dosi sempre moderatamente alcoolici. Ma attenzione in ogni caso a non farsi fuorviare dalla freschezza e a non eccedere… I re dei long drink sono da sempre il Gin tonic (lo chiamano ormai sempre più spesso Gin fizz, ma a rigore i fizz, come ricordava Veronelli, sono cocktail nei quali è presente come legante l’albume…) ed il Cuba libre.

Il Gin tonic è un Gin sour allungato con acqua tonica; i sour sono cocktail a base di acquavite ghiacciata, succo di limone, sciroppo di zucchero: prendono il nome dell’acquavite di base, avremo così Vodka sour, Cognac sour, Ron sour (ovvero il Daiquiri). Parente stretto del Gin tonic è il Tom Collins, che in luogo dell’acqua tonica usa come diluenti, e in dosi molto minori, soda o acqua minerale, che hanno meno spiccata personalità della tonica; giusto per fare confusione, questo drink era chiamato spesso anche John Collins (a fine ‘800 una possibile differenza fra i due era che per il Tom si usava l’Old Tom, uno stile di Gin ormai disusato, dal tono dolciastro dovuto alla presenza fra le botaniche della liquirizia; per il John si usava invece il Dutch Jenever, dall’intenso aroma di ginepro, considerato l’antenato del Gin moderno; adesso si usa il London dry, molto neutro come gusto). In ogni caso, anche in questa famiglia di long drink dovrebbero esserci 6 cl di distillato. La guarnizione è una fettina di limone non trattato, con tutta la buccia. Anche se il suo nome più noto è Tom Collins, questo long drink è codificato dall’IBA (International Bartenders Association, l’Accademia di Svezia del bere miscelato) come John Collins, con queste dosi: 4,5 cl di Gin, 1,5 cl di succo di limone, 1,5 cl di sciroppo di zucchero, 6 cl di soda, 1 goccia di Angostura. Se in luogo dello sciroppo di zucchero si usa il succo d’ananas si ottiene il Gin fix.

E per fare ancora più confusione, molti chiamano John Collins un long drink la cui base alcoolica è il Bourbon… E veniamo al Cuba libre, il più noto e diffuso dei long drink estivi, che è anche uno dei più “antichi”: anche se è la bevanda preferita degli esuli anti-castristi, ed è malvisto a Cuba per la presenza dell’imperialistica Coca-Cola, il Cuba libre non è riferito alla auspicata liberazione di Cuba dalla dittatura castrista, ma alla guerra ispano-americana che portò all’indipendenza (sotto protettorato Usa) di Cuba dalla Spagna, a fine ‘800. Nacque in quella occasione, dall’accostamento fra il Ron cubano e l’americanissima Coca-Cola, da poco inventata dal farmacista di Atlanta, Georgia, John Pemberton. Si prepara direttamente in un highball: due cubetti di ghiaccio, Ron bianco (la ricetta originale prevede il Bacardi), Coca-Cola e succo di lime, o di limone. Le dosi codificate dall’IBA prevedono 5 cl di Ron, 12 di Coca, 1 di succo di lime. Insomma, dovrebbero esserci almeno 18 cl di bevanda, non la decina scarsa, annegata nel ghiaccio, che si serve ed a caro prezzo in troppi bar, specie estivi o di discoteche. Si guarnisce con una fettina di lime (o limone).

C’è che preferisce il Ron ambrato al bianco, chi aumenta (è questione di gusti) la dose di distillato o quella di Coca per ottenere una bevanda più o meno alcoolica. E a proposito di Rum, come molto a lungo lo si è chiamato in Italia, alternandolo con la grafia Rhum, la proposta chiarificatrice è di utilizzare Rhum, che è di derivazione francese, per il distillato di succo di canna da zucchero (il “Rhum agricole” delle Antille francesi), riservando Ron a quelli di melassa di stile spagnolo, e Rum ai più aromatici distillati di melassa di stile inglese. E il Cuba libre vuole ovviamente il Ron. Veronelli, nel suo superclassico manuale “I duecento cocktails” (la s del plurale è sua) considera un long drink anche il Black Velvet, che è un wine cocktail a base di Champagne: solo che qui il diluente non è una bevanda analcoolica ma una scura ed intensa stout irlandese.

La ricetta originaria prevede di versare direttamente in grandi flute una egual quantità di Champagne e poi di Guinness, senza far miscelare i due liquidi, secondo la tecnica che i bartender chiamano “build”, tenendo il bicchiere inclinato ed aiutandosi nel far scivolare la birra col cucchiaino lungo da cocktail, lo spoon (la “fascia superiore” di Guinness deve richiamare una fascia di velluto nero da lutto; il cocktail fu inventato a Londra nel 1861 in occasione della scomparsa del Principe consorte Alberto). La gradazione alcoolica di birra e Champagne è sicuramente minore di quella di un distillato, ma insomma…

Giuseppe Mazzarino

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