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Caporalato, una donna finisce ai domiciliari

Nel blitz scattato a fine aprile erano stati arrestati il titolare di un’azienda agricola e tre “caporali”

Caporalato in agricoltura
Caporalato in agricoltura - archivio

E’ finita agli arresti domiciliari, una36enne rumena coinvolta in una operazione anticaporalato. Nei prossimi giorni al Tribunale del Riesame verrà discusso il ricorso presentato dal difensore della donna, l’avvocato Giuseppe Lecce.

Nel blitz scattato a fine aprile erano stati arrestati il titolare di un’azienda agricola e tre “caporali”. I carabinieri della Compagnia di Castellaneta, con la collaborazione dei loro colleghi della Compagnia di Pisticci, avevano notificato ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, ad un 58enne, titolare di una azienda agricola situata a Gioia del Colle e a un 53enne, entrambi di Ginosa, e a un 49enne e un 53enne, entrambi di Pisticci. Rispondono, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, detenzione illegale e porto abusivo di armi e munizioni. L’attività d’indagine, denominata “Radici” ed eseguita dai carabinieri della Compagnia di Castellaneta, aveva documentato le attività connesse allo sfruttamento del lavoro nei campi. In particolare, gli investigatori avevano accertato che il principale promotore nell’attività di sfruttamento era proprio la 36enne di origine rumena. Solo che alla donna era stato notificato un provvedimento con il quale il gip aveva disposto nei suoi confronti il divieto di dimora nelle province di Taranto, Brindisi, Matera e Cosenza.

Ora è arrivato il provvedimento restrittivo ai domiciliari. La 36enne rumena secondo l’accusa si sarebbe data da fare per procurare il lavoro presso le aziende agricole con cui era in contatto, reclutando i lavoratori stranieri, sia rumeni che di origini africane. La donna, che veniva coadiuvata dai quattro arrestati ad aprile , quando i lavoratori ricevevano la paga, approfittando del loro stato di necessità, ne avrebbe sottratto la metà. Da quanto è stato accertato la paga era di 4 euro per ogni ora di lavoro nei campi che veniva decurtata dalle spese per il vitto e il viaggio. i braccianti erano accompagnati dalla rumena con un furgone.

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