Cultura News

Nicola Carrino, un artista maltrattato

Il ricordo a un anno dalla morte dello scultore tarantino

Nicola Carrino
Nicola Carrino

Un anno fa si spegneva Nicola Carrino, uno degli artisti più importanti del Novecento, certamente l’artista tarantino più illustre. Il Lions club Taranto Host, che già dal 2017 ha predisposto la realizzazione di pannelli illustrativi da collocare in piazza Fontana, frenato tuttavia finora dalle indecisioni della soprintendenza, mi ha invitato a tenere una conferenza per ricordarlo, venerdì scorso, 17 maggio, nel salone di rappresentanza del Circolo Ufficiali.

È stata, per me, l’occasione per ricordarlo a tanti professionisti e uomini di cultura che lo conoscevano, magari in modo incompleto e lo hanno riscoperto, facendosi un’idea forse un po’ più precisa di chi sia stato. Una serata importante, conclusa dalla proposta di apporre una targa sulla casa in cui nacque. Nato in Città vecchia, in via Duomo, nel febbraio 1932 e spentosi la sera del 14 maggio 2018, l’artista tarantino è stato il fautore della ricerca avanzata sull’utilizzo sociale dell’arte. Messosi in luce già nel 1962 a Roma con il Grppo1, formato da cinque giovani artisti destinati a grande notorietà, seguiti dal critico tarantino Franco Sossi e sostenuti dal grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan, fu invitato giovanissimo a esporre alla Biennale di Venezia, alla quale un presente per altre tre edizioni, ritagliandosi uno spazio considerevole. Incaricato della realizzazione di monumenti e sculture in tutt’Italia e spesso inviato da istituzioni scientifici ed espositive all’estero Carrino è stato antologizzato, negli ultimi anni, dalle maggiori gallerie, mentre La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera gli ha dedicato una copertina nel 2017.

Proprio con la sua amata città Carrino, cui anche Matera e Lecce avevano dedicato importanti omaggi, ha avuto i rapporti più difficili. Non solo per piazza Fontana, realizzazione che si presenta come eterna incompiuta semplicemente perché sempre priva di manutenzione e non funzionante, ma anche il il Bastione Marrese, alla cui ristrutturazione egli collaborò e dal quale è da tempo sparita il suo modulo scultoreo, del quale si può ancora vedere la base su cui era collocato. Per non parlare delle ellissi che si trovano nella facoltà di Economia Nel maggio del 2018 l’incontro al Coni con il presidente Giovanni Malagò durante il quale, alla presenza di Comune di Taranto e Regione Puglia, venne lanciata l’idea che Taranto potesse ospitare i Giochi del Mediterraneo per il 2025. Proprio in quell’occasione si parlò di Ikkos l’atleta di Taranto come testimonial.

E ora la candidatura del capoluogo jonico è diventata realtà. Nelle ultime settimane, inoltre, la partecipazione di Lorenzo Laporta e Christian Gentile al programma di Rai 1 Linea Verde Life per presentare Ikkosboard, lo skate elettrico in fibra di carbonio dedicato a questo eroe leggendario. Tantissima la curiosità, l’interesse e le condivisioni dopo la messa in onda del servizio. «Stiamo provando a fare qualcosa di importante per Taranto – commenta Laporta – nella consapevolezza che debba ripartire dal suo passato, dal mito. Una narrazione del bello in cui ci facciamo accompagnare da Ikkos, fondendo storia e leggenda». aziendale e che sono state dipinta di giallo da giovani che ne ignoravano l’autore (per intonarla ai colori di facoltà) ed è in grave degrado. In occasione della grande mostra che Matera dedicò nel 2010 al Gruppo1 gli chiedemmo cosa pensasse della scarsa considerazione in cui veniva tenuta la sua fontana e lui mi rispose: “non faccio tanto colpa a chi non l’ac cetta, ma tutto dipende probabilmente dall’evoluzione (o dalla mancata evoluzione) di tutto il problema e del contesto. Non bisogna dimenticare che vi è stata tutta una lunga fase di preparazione, partita dalla presentazione del progetto, accettato e poi realizzato dall’amministrazione, ma il fatto è che si trattava di un progetto culturale che si innestava in un progetto di rinascita della Città vecchia e che doveva essere più ampio: rivitalizzare, mettendo in atto un nuovo sistema di presenze nell’ambito ristretto del contesto: la città non è vissuta.. il tutto avviene automaticamente.

Sì, ci sono palazzi intorno ma non c’è un vissuto continuo. Se ci fosse quel minimo di manutenzione che desse dignità alla città stessa… un intervento, una volta effettuato, dev’essere conservato”. Proprio così: una città che chiude un occhio con sculture discutibili disseminate dappertutto, da Cinzella al carabiniere, passando per simulacri non propriamente sacri, è insensibile verso le uniche testimonianze dell’arte contemporanea che Taranto abbia realizzato: la fontana di Carrino e la vela di Gio Ponti, per non parlare del grande mosaico di Ferrazzi (la cui esistenza molti la ignorano persino).

Silvano Trevisani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche