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Otto morti in Ospedale, «Giustizia negata per il caso Utic»

L’Utic di Castellaneta
L’Utic di Castellaneta

«Non c’è giustizia per le vittime, e neppure per gli imputati, che affrontano lunghissimi anni di processo con un marchio d’infamia addosso». È amaro il commento dell’avvocato Marina Venezia di Cittadinanzattiva in merito al caso Utic di Castellaneta. La prescrizione ha infatti cancellato le condanne in appello per il caso degli otto anziani morti tra l’aprile ed il maggio 2007 alla terapia intensiva dell’ospedale di Castellaneta per aver inalato anestetico nei tubi dell’ossigeno, a causa di uno scambio di tubi.

Nel settembre del 2016 furono condannati 11 imputati, ovvero i tecnici che avevano costruito l’impianto, imprenditori, progettisti e direttori dei lavori, un dirigente dell’Asl, rappresentanti della commissione di collaudo. Per tutti è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Il Tribunale mandò assolti cardiologi e anestesisti. Nel luglio del 2010 il gup aveva rinviato a giudizio 30 imputati accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, falso ideologico, frode nelle pubbliche forniture e violazioni amministrative. «Come Cittadinanzattiva ci attivammo subito, anche con un sopralluogo in ospedale» ricorda Venezia «per poi costituirci parte civile nel processo, tramite l’avvocato Giuseppe Provenza. Processi così lunghi, che poi finiscono con un nulla di fatto, hanno costi paurosi per la collettività, per i cittadini, anche a livello economico». Venezia spiega quali sono a suo avviso le cause dell’annoso problema della durata e, quindi, della prescrizione nei processi. «Ci sono disfunzioni del sistema, malfunzionamenti degli uffici, ed anche in alcuni casi delle disattenzioni da parte dei magistrati». Il caso Utic ebbe un enorme clamore, all’epoca dei fatti. Ed anche adesso l’epilogo con la prescrizione è al centro del dibattito, con la notizia riportata anche dagli organi di informazione nazionali.

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