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Sparatoria in una kebabberia, giudizio immediato

La richiesta per la spedizione punitiva a Talsano

Sparatoria in una kebabberia
Sparatoria in una kebabberia

Chiesto il giudizio immediato per i cinque accusati della sparatoria in una kebabberia, a Talsano. Si tratta di Cataldo Volpe, 40enne difeso dall’avvocato Nicola Cervellera, di Antonio De Giorgio, 40enne assistito dall’avvocato Adriano Minetola, di Nicola Palmisano, 34enne difeso dagli avvocati Angelo Casa e Lorenzo Pulito, di Ivan Guglielmi, 41enne assistito dagli avvocati Pasquale Blasi e e Andrea Silvestre e di Giacomo Di Palma, 41enne difeso dall’avvocato Luigi Danucci.

Sono stati arrestati a febbraio scorso perchè ritenuti, a vario titolo, indiziati di lesioni personali, porto in luogo pubblico di arma da sparo e danneggiamento (con le aggravantidi aver commesso il fatto con armi, per futili motivi). All’alba del 16 dicembre del 2018 alla centrale operativa della Questura fu richiesto l’intervento per una sparatoria avvenuta all’interno di un locale denominato “Kebabberia Group”, Giunti sul posto i poliziotti accertarono che cinque persone dopo aver sfondato la porta di ingresso del locale e danneggiato arredi e suppellettili vari, aggredirono selvaggiamente due dipendenti che si trovavano all’interno, ferendone uno con alcuni colpi d’arma da fuoco. Durante un primo sopralluogo furono rinvenuti tre bossoli e un proiettile inesploso calibro 6.35. Sentite le vittime ed altre persone informate sui fatti, gli investigatori accertarono che la presenza sul posto dei cinque era dipesa dal fatto che il gestore di un altro locale ne aveva richiesto l’intervento per far cessare l’azione di disturbo posta in essere da alcuni avventori molesti.

Secondo l’accusa uno di loro considerato nella zona una specie di “giustiziere”, intervenne nottetempo, chiamando a rapporto, nel giro di pochi minuti, gli altri amici, e dopo aver assicurato il proprio intervento presso il locale in questione, decise di compiere il raid ai danni dei dipendenti della kebabberia. Ciò per aver ricevuto da parte loro il rifiuto (motivato dalla fase di chiusura del locale) di preparargli un panino. Rifiuto da lui ritenuto un’onta da eliminare con il ricorso alla violenza. L’indagine si arricchì di elementi acquisiti già nelle ore immediatamente successive all’incursione attraverso perquisizioni e sequestri (che consentirono di rinvenire, ad esempio, indumenti corrispondenti a quelli descritti dalle vittime) e attraverso l’acquisizione di immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del locale.

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