11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:18:52

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Comuni virtuosi, Taranto nelle retrovie

Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica

Comuni virtuosi Taranto nelle retrovie
Comuni virtuosi, Taranto nelle retrovie

I dati sono gli ultimi disponibili, quelli relativi al 2016: l’ultimo anno dell’amministrazione comunale guidata da Ippazio Stefàno. A divulgarli l’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano. Nella classifica, rilanciata da La Repubblica, sull’efficienza finanziaria dei Comuni italiani capoluogo di provincia Taranto è nelle retrovie: peggio ci sono solo Napoli, Brindisi e Foggia, con Bari un gradino sopra.

Pisa è il Comune più virtuoso e performante d’Italia, almeno dal punto di vista finanziario, con un “indicatore di efficienza” pari a 139,50 punti. Il Comune di Foggia, ultimo, ha un indicatore negativo per 69,14 punti; Taranto ha un indicatore negativo di 53,3. «Siamo in un momento molto importante per i bilanci comunali, che ai sensi di una serie di riforme della finanza locale devono rivalutare le rispettive esigenze e soprattutto introdurre i “fabbisogni standard” al posto di quelli “storici” per calcolare trasferimenti statali e capacità fiscale, il tutto nel quadro della generale revisione delle autonomie locali che è in corso» ha spiegato il direttore dell’Osservatorio, Carlo Cottarelli. «Nel definire i trasferimenti si cerca di superare il concetto di spesa storica che cristallizza le inefficienze di gestione.

Con quest’analisi riteniamo di aver dato un contributo al processo di chiarezza e trasparenza, finalizzato a evitare sprechi e diseconomie». A curare lo studio, il ricercatore Alessandro Banfi: «Per redigere la classifica abbiamo rielaborato i dati raccolti dalla Sose Spa, una società creata dal Mef e dalla Banca d’Italia per organizzare e trasformare in conoscenze utili le informazioni sulla finanza locale, e resi disponibili sul portale Opencivitas.it. Il nostro contributo è stato quello di ricavare l’indicatore complessivo di efficienza, con cui abbiamo stilato la classifica. L’indicatore di efficienza che abbiamo ricavato deriva dalla sottrazione di quello di spesa da quello di offerta, dalla differenza fra i due insomma. Se è positivo, indica naturalmente una migliore efficienza». Per calcolare il livello generale della spesa per servizi è stata redatta, basandosi sempre sulle metodologie della Sose, una tabella con sei voci, pari alle attività di ogni Comune, aggiunge La Repubblica: la più rilevate (25,9% del budget) è lo smaltimento dei rifiuti, seguito dal funzionamento degli uffici amministrativi (20,75%), dall’istruzione pubblica (che vale il 17,90% in media delle finanze comunali), dalle attività sociali (14,26%), quelle inerenti viabilità e territorio (14,05%) e quelle di polizia locale (7,16%).

Sul fronte dell’offerta di servizi è stata effettuata un’analisi quantitativa capillare, con parametri quali la raccolta differenziata in percentuale sul totale dei rifiuti urbani trattati, il numero dei bambini nelle scuole compresi eventualmente quelli bisognosi di assistenza speciale nonché il numero dei complessi scolastici disponibili, fino a micro-output come le sanzioni elevate dalla polizia municipale, i fermi e sequestri amministrativi, la rimozione dei veicoli. Per conseguire tutti questi dati, la Sose ha distribuito capillari schede da compilare in ognuno dei 6.664 Comuni italiani attivi al 2016, un lavoro che ha richiesto molti anni. «Noi abbiamo integrato quest’analisi tenendo conto sia dei livelli di spesa che delle quantità di servizi offerti. E’ naturale che se un Comune spende molto per essere considerato efficiente deve offrire servizi adeguati» dice Alessandro Banfi. Il Comune in vetta, Pisa, è primo perché con una spesa non molto superiore allo standard riesce a offrire servizi in quantità più ampia rispetto alla media per una città di quelle dimensioni. Il piazzamento in coda di Foggia si spiega con un livello di servizi inferiore per il 70% agli altri Comuni della stessa fascia di popolazione.

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