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Quel viaggio dalle Ande a… Carosino

La storia del 29enne Fabio Frascella che dall’Argentina è partito alla ricerca delle proprie origini

Fabio Frascella davanti alla casa paterna in via Cavallotti, a Taranto
Fabio Frascella davanti alla casa paterna in via Cavallotti, a Taranto

La vicenda ricalca quella di una famosa pagina del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, intitolata “Dagli Appennini alle Ande”, in cui il piccolo Marco lascia l’Italia alla ricerca della madre, emigrata in Argentina per permettere una vita più dignitosa alla famiglia. In questo caso invece il tragitto si compie in modo inverso, con il 29enne Fabio Frascella partito dall’Argentina per ritrovare le sua radici in riva ai due mari. O quasi.

Fabio sapeva che il padre, Antonio, era nato a Taranto nel 1941 e che abitava al civico 4 di via Cavallotti. I suoi ricordi dell’infanzia sono però alquanto vaghi. Rammenta per esempio che, durante la guerra, quando iniziavano i bombardamenti, quasi sempre nelle ore notturne, la mamma lo prendeva per mano per scappare verso il mare, dove pensava di essere al sicuro. Nel 1947 Antonio partì per l’Argentina assieme ai genitori, Biagio Frascella e Lucia Pettinato, e agli zii Caterina, Ángelo e Pasquale. “Mio padre poi si sposò con Sofia Albarracin e andò a risiedere a Catamarca, dove siamo l’unica famiglia con questo cognome – racconta – I miei nonni invece sono scomparsi da tempo e non ho mai avuto la gioia di abbracciarli”. “In Argentina – racconta Fabio – avevo un lavoro ben retribuito (ingegnere elettromeccanico a Cordoba) ma non ero soddisfatto. Volevo dare una svolta alla mia vita, iniziando dalla scoperta delle mie radici per poterne raccontare a mio padre e descrivergli le bellezze della sua città natale. Sono partito l’anno scorso e, prima di approdare a Taranto, ho voluto visitare l’Europa. Sono stato in Russia (dove ho assistito ai Mondiali di calcio), Austria, Germania, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Ucraina e Bielorussia.

Per otto mesi ho vissuto a Varsavia, dove ho trovato lavoro: è stata un’esperienza bellissima ma non sono fatto per vivere in un posto così freddo, dove fra l’altro non riuscivo proprio ad esprimermi in quella lingua. Lo scorso aprile ho lasciato la Polonia, riprendendo il viaggio attraverso l’Austria, la Slovenia, la Croazia, la Bosnia, il Montenegro e l’Albania, da dove, in traghetto, sono giunto in Puglia”. “In tutto questo tempo ho viaggiato in treno, in nave, in aereo, in autobus e soprattutto in autostop – continua – Ho stretto tante amicizie, mi sono ammalato, mi sono stancato, ho riso, pianto, ho amato e sono stato amato. La mia storia è stata pubblicata da alcuni giornali dei paesi dove sono stato”.

Via Fieramosca, a Carosino
Via Fieramosca, a Carosino

A metà maggio, partendo da Bari Fabio è giunto finalmente a Taranto, senza molti indizi per proseguire la ricerca. “Sono stato però in via Cavallotti – dice – dove ho mi sono fatto fotografare davanti al palazzo dove è nato mio padre. Per un caso fortuito mi sono poi ritrovato a Talsano. Conosciute le motivazioni del viaggio, il titolare del bed and breakfast dove alloggiavo mi ha messo in contatto con l’unica persona in grado di aiutarmi: Angelo Laliscia, ricercatore e autore di libri di storia locale”. Quest’ultimo gli ha spiegato che numerose famiglie talsanesi portano il suo cognome e che sono tutte originarie di Carosino. Grande è stata la sua sorpresa nello scoprire che in questo paese, famoso per il vino buono, esiste addirittura una “zona Frascella”, in cui sono concentrate famiglie che si chiamano così. Dopo un’accurata ricerca in municipio, condotta con Angelo Laliscia, Fabio Frascella è riuscito a scoprire che nonno Biagio era nato nel 1906 in una piccola casa in via Fieramosca 23, che ha visto con grande emozione. Così infine commenta: “Mi ha riempito di gioia camminare nei luoghi dove più di cento anni fa mio nonno giocava da bambino. Ma adesso voglio sapere tutto anche del mio bisnonno e della sua famiglia; alcuni carosinesi si sono impegnati ad aiutarmi”.

Angelo Diofano

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