Cronaca News

Il Movimento 5 Stelle crolla ma resta primo. Lega boom

52mila tarantini hanno votato per Salvini. Marginale l’effetto anti-Ilva

Europa
Europa

La Lega di Salvini sfonda anche a Taranto. È il secondo partito, alle spalle del M5S. Movimento Cinquestelle che però perde 30mila voti pur restando il primo partito della città con una percentuale che sfiora il 28%. Rispetto alle politiche dello scorso anno, quando superò il 47% dei consensi ed elesse cinque parlamentari, è una disfatta. Ma gli oltre 17mila voti raccolti in questa tornata (54mila nell’intera provincia) restano comunque una massa di consenso ragguardevole. Potrebbe avercela fatta a ritornare nel Parlamento europeo l’eurodeputata uscente Rosa D’Amato. A scrutinio ancora in corso era quarta nel suo partito nella circoscrizione Sud e aveva raccolto oltre 38mila preferenze.

Di queste, però, soltanto 2.475 a Taranto. Un risultato emblematico del calo del M5S nella città dei Due Mari. Quanto abbia influito la questione Ilva sul risultato dei pentastellati è difficile dirlo. Forse molto meno di quanto si possa credere. Perché la percentuale toccata dal M5S a Taranto non si discosta da quella raccolta nel resto della Puglia, dove l’Ilva non c’è. Anzi, la percentuale nel comune capoluogo è persino leggermente superiore alla media regionale mentre è di qualche punto sotto la percentuale complessiva raccolta in tutto il Sud (29,17%). Del resto forse si era caricato troppo di significato anti-Ilva anche il risultato straordinario raggiunto dal M5S a Taranto alle politiche dello scorso anno, quando lo sfondamento del 47% era stato solo di circa tre punti superiore alla media regionale e dell’Italia meridionale nel suo complesso. Più significativa in termini anti-Ilva (nell’attuale declinazione ArcelorMittal) è semmai l’affermazione di Europa Verde, che a Taranto tocca il 6% mentre nel resto d’Italia è riuscita a malapena a superare il 2%.

Sono comunque dati che inducono ad una riflessione meno contagiata dall’emotività. Ai voti ambientalisti di Europa Verde si può aggiungere senz’altro una percentuale di quanti hanno scelto di restare a casa, ma oltre è difficile andare. Questo per dire che al di fuori di facebook il partito anti-siderurgico che si esprime nelle urne resta largamente minoritario. Al contrario, se sommiamo i voti presi a Taranto da Lega, Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Più Europa (tutti partiti che, pur con i dovuti distinguo, sono tutt’altro che per la chiusura dell’acciaieria) e dello stesso M5S che nelle scelte di governo è andato in direzione diametralmente opposta alla dismissione dello stabilimento, si toccano percentuali intorno al 90%. Queste elezioni offrono anche altre indicazioni: la risalita del Pd, ad esempio. Guadagna circa quattro punti sulle politiche dell’anno scorso, anche se il suo 17,4 resta molto al di sotto della percentuale nazionale. C’è poi l’avanzata di Fratelli d’Italia che sfiora il 7%, mentre Forza Italia è in caduta libera: perde dieci punti rispetto alle politiche, anche se raggiunge una percentuale poco più alta della media nazionale. E torniamo all’impressionante successo di Salvini (oltre 15mila voti nel comune capoluogo, quasi 52mila in tutta la provincia).

Sarebbe un errore madornale classificare come “fascio-ignoranti” gli elettori che hanno fatto questa scelta. La storia di questa città dovrebbe aver insegnato qualcosa: negli anni ‘90 una sinistra miope alla stessa maniera etichettava gli elettori di Cito e demonizzava l’avversario. E così rinunciava ad ascoltare i bisogni dei tarantini e a comprenderne le ragioni. Non a caso a battere Cito non fu la sinistra ma Rossana Di Bello.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche