News Spettacolo

Quando il flamenco è in tre dimensioni

Successo per Josè del Tomate e Kiki Cortiñas

Successo per Josè del Tomate e Kiki Cortiñas
Successo per Josè del Tomate e Kiki Cortiñas

Se lunedì sera il palco­scenico del rinnovato teatro Fusco si è trasformato in un tablao flamenco dal sapore sivigliano lo è stato grazie al gruppo almeriense capitanato dal giovanissimo chitarrista José del Tomate detto “Tomatito Hijo” di ap­penna vent’un anni, figlio del grande Tomatito. L’attesa serata flamenca rientrante nel ciclo di fine primavera della 75ª Stagione Concertistica de­gli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” ha visto il tutto esaurito a la presenza degli assessori Fabiano Marti e Augusto Ressa.

Il quartetto si componeva inoltre dalla seconda chitarra flamenca di Cristy Santiago, nipote di Tomatito, dal ballerino Antonio Moreno, “El Polito”, della famiglia dei Farrucos, bailaores flamencos tra i più apprez­zati in Spagna e naturalmente dal canto di Santiago Cortiñas detto“El Kiki”.

Si è trattato di uno spettacolo che ha scomposto il flamenco nelle sue tre dimensioni: ballo, canto e musica. La prima parte del concerto ha visto Kiki Cortiñas e Tomatito intercala­re tangos, bulerias y tarantas tratti dall’ultimo disco, sonorità con cui José del Tomate ha dimostrato avere la musica flamenca nelle vene, quella vera, quella che si sente, quella che non è scritta su spartiti ma sgorga dalla sua sapiente mano che mescola ritmi non privi di note melodiche che si sublimano in quell’armonia espres­sa dalla chitarra sola, ma anche dal duo o dal trio di chitarre.

Josè del Tomate che responsabilità comporta il nascere in una fami­glia così importante?
«Personalmente credo sia un lusso e un orgoglio avere questi grandi chitarristi in famiglia ma professio­nalemente un po complicato perchè ti stanno sempre dietro. Ho iniziato a suonare subito da piccolo con mio padre, ascoltavo sempre musica in casa».

Che sensazione hai nel suonare all’estero rispetto a suonare in Spagna?
«All’estero è un piacere, conosci nuova gente che apprezza il flamenco, in Spagna sanno cosa si aspettano e sono più esigenti, perchè è una cosa loro».

A far da legame il ballo di Antonio Moreno, in arte “El Polito”, che inizia come timido ritmo per poi trasformarsi in un gioco pericoloso nel quale il “duende” del flamenco si impadronisce del corpo per poi asservirlo fino alla sua piena espressione.

Il tutto si completa e si integra dal “cante jondo” del cantaor Santiago Cortiñas, “El Kiki”, fatto della ricerca dell’essenza andalusa con il quale si è subito trasportati nella Spagna più caratteristica ed essenziale, fatta di solitudini, di paesaggi assolati, del ricordo glorioso degli antenati ma anche della ricerca di una dimensione nuova.

Un flamenco in tre dimensioni molto apprezzato dal nu­meroso pubblico.

Daniele Lo Cascio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche