26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 12:41:42

Cronaca News

Francesco Tagliente: «Legittima difesa, cosa cambia»

Le considerazioni del prefetto

Francesco Tagliente
Francesco Tagliente

Il 18 maggio sono entrate in vigore le nuove disposizioni sulla legittima difesa introdotte dalla legge 26 apri­le 2019 n. 36. Ospitiamo in proposito le riflessioni del prefetto Francesco Tagliente.

«Premetto che il tema della nuova legittima difesa, e in generale quello delle armi, è delicato e complesso anche per gli addetti ai lavori.

I cittadini hanno diritto alla sicu­rezza e alla libertà.
Partiamo da un punto fermo. I citta­dini hanno diritto alla sicurezza e alla libertà e le Istituzioni hanno il dovere di promuovere tutte le iniziative pos­sibili, sul piano legislativo, ammini­strativo e operativo, per garantire il loro diritto a vivere e a sentirsi liberi e sicuri.

I reati denunciati risultano in calo.
Secondo il recente rapporto sulla si­curezza stilato dall’istituto di ricerca Censis, in Italia abbiamo una genera­lizzata diminuzione della criminalità. I reati denunciati risultano in calo del 10%, mentre gli omicidi del 43,9%, le rapine e del 37,6% e i furti del 13,9%. Con questi dati dovrebbe aumentare la percezione della sicurezza. Invece, paradossalmente, sembra non essere così: difatti lo stesso rapporto del Censis sottolinea che i cittadini han­no paura e intendono ricorrere alle armi per potersi difendere.

Si avverte più paura e voglia di armarsi.
Sicuramente si avverte più paura e voglia di armarsi. Il 39% degli italiani risulta favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa perso­nale.Se si avverte più paura e voglia di armarsi, se siamo arrivati al punto che quasi un italiano su 4 ha voglia di armarsi, bisogna riflettere e prendere seriamente in considerazione una diversa politica della sicurezza per tentare di prevenire il pericolo della soluzione “fai-da-te” facendo ricorso alle armi e alle ronde.

Il paradosso della diminuzione dei reati e dell’aumento della percezio­ne di insicurezza.
Intanto dobbiamo cercare di capire il paradosso della diminuzione dei reati e dell’aumento della percezione di insicurezza. Delle due l’una: O c’è un grave difetto di comunicazione con un linguaggio che alimenta l’insicurezza con gravi ripercussioni anche sull’economia oppure i dati statistici non sono fedeli alla realtà per difetto di rilevazione o perché la gente alle prime difficoltà ad ac­cedere ai Servizi rinuncia a fare la denuncia o la segnalazione. Il dato certo è che un cittadino su quattro dice di avere paura e vuole ricorrere alle armi per potersi difendere. Non c’è dubbio che la priorità, oggi, sia quella di far crescere nei cittadini la percezione della sicurezza. Per far questo occorre intervenire sul rapporto di fiducia tra questi e le Istituzioni chiamate a vario titolo a concorrere nella correzione ambien­tale, strutturale e sociale.

L’incidenza della comunicazione relativa ad alcuni processi a carico di chi si è difeso uccidendo in casa
Io sono convinto che siamo arrivati a questo livello di allarme anche a seguito della comunicazione relativa ad alcuni processi a carico di chi si è difeso uccidendo in casa e per per problemi interpretativi legati alla portata della legittima difesa domiciliare. Tantissimi cittadini tra commercianti, pensionati, artigiani, imprenditori, accusati di omicidio o eccesso colposo di legittima difesa per aver sparato a rapinatori o ladri entrati nelle loro case o nei loro nego­zi, hanno dovuto affrontare processi e in alcuni casi anche richieste di risarcimento. Per questi motivi sono dell’avviso che per la legittima difesa all’interno delle mura domestiche anche per contenere la voglia di ar­marsi, erano necessari correttivi sul piano normativo.

Il ricorso alle armi non può essere considerato una soluzione ai pro­blemi della sicurezza, semmai è da considerare l’estrema ratio
È bene chiarire preliminarmente che il ricorso alle armi non può essere considerato una soluzione ai problemi della sicurezza, semmai è da considerare l’estrema ratio. Chi detiene o porta un’arma deve sapere che, a prescindere della legislazione vigente, dal momento in cui la usa può cambiare la sua vita e quella dei propri familiari.

Alcune riflessioni sulla disciplina generale delle armi da sparo.
Prima di parlare della nuova legittima difesa introdotta dalla legge 26 aprile 2019 n. 36 e in vigore dal 18 maggio, ritengo utile premettere alcune rifles­sioni sulla disciplina generale delle armi da sparo.

Intanto vanno tenuti distinti acquisto, trasporto, detenzione e porto delle armi da sparo dalla legittima difesa. Con l’entrata in vigore della nuova legge è necessario tenere ben distinta anche la legittima difesa all’interno delle mura domestiche o all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professiona­le o imprenditoriale, dalle ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.

Acquisto e la detenzione in casa.
Per quanto concerne l’acquisto e la detenzione in casa la legislazione vigente è tutto sommato, abbastanza permissiva e chiara: basta chiedere il N.O. all’acquisto certificando il possesso dell’idoneità psico-fisica e quella al maneggio delle armi e fare la denuncia di detenzione, che è stata recentemente semplificata. Dal 14 settembre scorso sono in vigore nuove regole disposte dal decreto legislativo del 10 agosto 2018 n.104. Tra le modifiche c’è la possibilità di denunciare la detenzione inviando una mail tramite posta certificata.

Sul tema è bene ricordare che il DL n.104 del 10 agosto 2018, n. 104 di­spone che le armi camuffate, come la penna-pistola o bastoni fucile sono considerate armi tipo guerra e non possono più essere detenute.

Trasporto di armi.
Per il trasporto di armi e parti d’arma tra soggetti muniti della licenza, l’ob­bligo dell’avviso è assolto mediante comunicazione, almeno 48 ore prima del trasporto medesimo, all’autorità di pubblica sicurezza, anche per via telematica attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La comunicazione deve accompagnare le armi e le parti d’arma.

Porto d’arma per difesa personale.
Per ottenere il porto d’arma per difesa personale invece, anche con le nuove regole, oltre il possesso dell’idoneità psico-fisica e quella al maneggio delle armi è necessario dimostrare una ra­gione valida e motivata che giustifichi il bisogno di andare armati.

Legittima difesa in generale.
Ben diversa è la questione della legit­tima difesa per la quale con l’entrata in vigore della nuova legge del 2019 è necessario tenere ben distinta quella all’interno delle mura domestiche o all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commer­ciale, professionale o imprenditoriale, dalle ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.

Legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.
Per la legittima difesa in luoghi di­versi dal domicilio le nuove disposi­zioni incidono solo sul rimborso delle spese di giudizio. Fuori dall’ipotesi della legittima difesa nel domicilio, pertanto, i presupposti e i requisiti della scriminante restano quelli scol­piti nel primo comma dell’art. 52 c.p. (pericolo attuale di un’offesa ingiusta per un diritto proprio o altrui; difesa necessaria e proporzionata all’offe­sa). Quindi per il rimborso spese c’è differenza tra gli imputati. L’articolo 8 della legge stabilisce che, nei pro­cedimenti penali nei quali venga loro riconosciuta la legittima difesa “domiciliare”, le spese del giudizio per le persone interessate siano poste a carico dello Stato, mentre analoga previsione non è contemplata per le ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.

Legittima difesa all’interno delle mura domestiche.
La nuova legittima difesa all’interno delle mura domestiche disciplinata dalla legge 26 aprile 2019 n. 36, opera su tre piani diversi: esclusione della responsabilità penale; esclusio­ne o limitazione della responsabilità civile; alleggerimento del peso del procedimento penale, che resta ine­vitabile».

di Francesco Tagliente

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