16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca News

Crisi dell’acciaio, shock Taranto

L’ex Ilva torna nella bufera

Una veduta del Siderurgico
Una veduta del Siderurgico

La bomba scoppia in quello che pareva un tranquillo pomeriggio di prima estate. Torna la cassa integrazione all’(ex) Ilva, ripiomba l’incertezza sulla fabbrica ora marchiata Arcelormittal, primo gruppo al mondo che però «si trova nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria» si legge in una nota, «a causa delle critiche condizioni del mercato» dell’acciaio. Nella tarda mattinata di oggi, giovedì, il primo confronto con i sindacati – già sul piede di guerra.

Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl ha voluto rimarcare già ieri che «si tratta di misure temporanee, l’acciaio è un mercato ciclico»; ma è inevitabile che i fari si puntino di nuovo sulla fabbrica più grande d’Europa, dopo i travagli che avevano caratterizzato la fase precedente all’insediamento di Arcelor. «Ad oggi si registra un’importante riduzione del consumo di acciaio a livello europeo e, anche italiano, che ha determinato un progressivo minor carico di ordini e, quindi, di lavoro.

Accanto alla riduzione della domanda di acciaio in Italia si è registrato un aumento senza precedenti delle importazioni da Paesi Terzi: nei primi quattro mesi del 2019 le importazioni di prodotti da coils e lamiere sono aumentate del 51% rispetto allo stesso periodo del 2018 (anno quest’ultimo già di per sé record per importazioni da Paesi Terzi). Inoltre, tale contesto sopravviene a un periodo in cui le scorte a magazzino sono aumentate ben oltre i livelli standard di giacenza» spiegano dall’azienda, che parla anche di «deboli misure di salvaguardia per le importazioni di acciaio adottate dalla Commissione Ue» pur confermando «il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale». «La comunicazione arrivataci da ArcelorMittal a pochi giorni dall’incontro di lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata» dice il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: «Non si era mai verificato prima che a pochi mesi dall’acquisizione un’azienda facesse ricorso alla cassa integrazione ordinaria», continua il leader dei metalmeccanici della Uil, «lunedì chiederemo garanzie, tempi di scadenza e impegni precisi e ci aspettiamo che questo annuncio venga ritirato».

Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil, non nasconde «preoccupazione: nell’incontro in programma per lunedì 10 giugnochiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti relativi al processo di risanamento ambientale. E’ del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria, per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza». L’Ugl stigmatizza la «totale assenza del Ministero che dovrebbe controllare quanto sottoscritto», mentre dall’Usb arriva la richiesta al ministro Di Maio di una «immediata apertura di un tavolo al Mise perché, dopo la condanna dei gestori dello stabilimento da parte del Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto per comportamento anti sindacale, questa è l’ulteriore conferma che l’accordo del 6 settembre viene totalmente calpestato».

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