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Elezioni europee, un voto farlocco

I giorni successivi al voto sono dedicati ai commenti e alle analisi

Claudio Signorile
Claudio Signorile

Come in ogni elezione, i giorni successivi al voto sono dedicati ai commenti, alle analisi, alle nuove strategie. I veleni delle polemiche cominciano a sfumare nelle prese di posizioni definite e più meditate; la competizione e la concorrenza aprono la strada alle convenienze della collaborazione e del governo; i principi usati per segnare il campo e garantire l’identità, gestiti astutamente, servono a far pagare in modo accettabile i compromessi che consentono di riprendere il cammino della quotidianità. Ma le elezioni europee non sono vere elezioni politiche. Sono piuttosto un grande e generale sondaggio di opinione, il cui risultato non dice la verità su lo stato dei fatti e del Paese, ma piuttosto ne descrive i desideri, i rifiuti, le tendenze, senza conseguenze pratiche e di immediata realizzazione. Nel 2009, Berlusconi con il 35% pensava di avere in mano il Paese; così Renzi con il 40% nel 2014; e Salvini, con il 34%, oggi.

Commisero errori di valutazione che orientarono le loro scelte e li portarono alla sconfitta. Una situazione simile si va profilando per Salvini, che una canea di seguaci entusiasti sospinge a ritenere voto politico il voto di opinione, comportandosi di conseguenza. Sono ben consapevole di esprimere un giudizio in controtendenza, ma non è la prima volta che la valutazione divergente si è rivelata corretta. La prima e più visibile conseguenza del carattere farlocco del voto europeo, è che il governo non è caduto e non cadrà.

Praticamente tutti i commentatori hanno decretato la fine del governo giallo verde, dopo il voto del 26 maggio; e con ragione, perché il risultato numerico e le tendenze politiche premiate, rendevano obbligatoria la crisi. Così non è stato perché è un voto di opinione che non dà risposte politiche, e quindi prevale lo stato delle cose come garanzia reciproca di governabilità e compromesso. Essere in disaccordo su tutto non è necessariamente causa di rottura, come pervicacemente richiede l’opposizione, se il dissenso viene governato. Anche se in questo modo non viene governato il Paese. È questo il nodo della questione: governare non è promettere, dichiarare, mostrarsi, litigare, urlare, contrapporsi, convergere, minacciare, e quant’altro. Si governa affrontando i problemi strutturali, con determinazione e pragmaticità. I problemi strutturali, ripeto, non le favole del desiderio. Il debito pubblico è il nostro problema strutturale, non dell’Europa; il lavoro è il nostro problema strutturale; il Mezzogiorno è il nostro problema strutturale; la scuola (tutta la scuola) è il nostro problema strutturale, e potrei proseguire. Sono problemi del presente e del futuro, che non si affrontano con le furbizie del rinvio, dello scarico delle responsabilità, e soprattutto senza maggioranze serie e consapevoli delle rinunce e dei sacrifici che giustificano le responsabilità di governo. Non mi sembra vi sia la consapevo lezza del livello e della qualità della crisi che stiamo vivendo.

Ed il voto europeo non aiuta a fare chiarezza. Salvini ha vinto il mega sondaggio di opinione, con la maggioranza relativa. Il resto rimane come prima ,con il metodo di prima, o gli uomini di prima, gli pseudo programmi di prima. Leggo di piani di uscita con governi di emergenza; di nuove formazioni politiche e di partiti che si rimescolano, si scambiano ruoli. Senza alcun dubbio c’è la necessità che il nostro sistema politico si rinnovi profondamente; ma non avviene ricostruendo partiti con pezzi di altri partiti, o tornando alla politica dei cespugli, nella quale la sinistra è inciampata e si è perduta. Un nuovo sistema politico si ricostruisce con aggregati dei territori, degli interessi, dei valori; non necessariamente omogenei, ma fortemente identitari e progettuali. Da quando abbiamo iniziato il cammino del Movimento Italia mediterranea, pensiamo a questo, come esperimento concreto di rinascita della politica. Nei prossimi giorni si drammatizzerà la questione delle autonomie differenziate con la messa all’ordine del giorno dei protocolli di intesa con il governo, delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. E, e la conseguente reazione delle regioni del sud. Il Movimento Italia mediterranea si è preparato a questa battaglia che sarà dura e difficile, ma che non si può perdere. Il prossimo numero di Buonasera Sud sarà dedicato tutto a questo argomento per dare a chi vorrà impegnarsi, il materiale da usare nella azione quotidiana di mobilitazione.

di Claudio Signorile

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