23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:58:51

Cronaca News

Morì dopo la caduta in corsia: è cominciato il processo

Imputata una infermiera dell’ospedale di Castellaneta

L'ospedale di Castellaneta
L'ospedale di Castellaneta

E’ iniziato in Tribunale, il processo per la tragica morte di Antonio Pesce, il 64enne di Palagianello deceduto il 17 dicembre del, 2016, all’ospedale di Castellaneta, per un’assurda ed evitabile caduta dal letto: sul banco degli imputati, per il reato di omicidio colposo, un’infermiera del reparto di Cardiologia, A. D. L., 42 anni, pure lei di Palagianello.

Pesce, già affetto da cardiopatia dilatativa, il 15 dicembre del 2016 si era recato al Pronto Soccorso di Castellaneta per “dispnea ingravescente”. Dopo una consulenza cardiologica con diagnosi di scompenso cardiaco congestizio, era stato ricoverato in Cardiologia e sottoposto a una terapia che ne aveva migliorato le condizioni. Alle 9 del 17 dicembre, però, è stato trovato nella sua stanza “a tratti disorientato”, e poi, alle 10.15, ha accusato un’improvvisa perdita di coscienza rovinando per terra dal letto dov’era seduto. L’impatto con il capo contro il pavimento è stato tremendo: il 64enne ha riportato un violento trauma cranico e facciale e dopo tre ore è spirato. La tragedia ha scosso i familiari: Pesce ha lasciato la moglie e 5 figli. Poi la dcecisione di presentare un esposto ai carabinieri di Castellaneta e di affidarsi, tramite il consulente personale Luigi Cisonna, a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. Il pm Mariano Buccoliero, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e, in attesa di chiarire i fatti, ha iscritto nel registro degli indagati tutti i sanitari che hanno avuto in cura la vittima: dieci tra medici e infermieri dei reparti di Cardiologia, Anestesia Rianimazione e Radiologia.

Inoltre, come invocato dai familiari della vittima, ha disposto il sequestro di tutta la documentazione medica e l’esame autoptico, incaricando la dott.ssa Stefania Concetta Bello, specialista in medicina legale e dottore di ricerca all’Università di Foggia, che il 16 ottobre del 2017 ha depositato la sua perizia. La Ctu ha dissipato ogni dubbio sulla causa della morte, individuata nella “insufficienza respiratoria acuta in lesioni cervico-midollari (frattura del soma di C5 con contusione midollare) e trauma cranico, riportati a seguito di caduta”: Pesce è deceduto proprio per i postumi di quel tonfo dal letto. Quindi, si è soffermata sugli accorgimenti da adottare per ridurre il pericolo di cadute accidentali all’ospedale: “controllare e valutare i pazienti a rischio, accompagnarli al bagno a intervalli regolari, verificare il livello di autonomia nei trasferimenti e la stabilità durante la deambulazione, fornire il sistema di chiamata e utilizzare le spondine nel letto”. Ed è qui che ha individuato le responsabilità dei sanitari nella gestione del paziente, con particolare riferimento per quella infermieristica. La dott.ssa Bello sottolinea come una delle infermiere avesse riportato nel suo diario allegato alla cartella clinica: “ore 9.00: paziente vigile a tratti disorientato”.

“Questo segno clinico avrebbe dovuto costituire di per sé un elemento sufficiente atto a intensificare considerevolmente la sorveglianza clinica attiva e continua del paziente da parte del personale infermieristico – spiega – E ancor più avrebbe dovuto imporre l’allerta del medico di reparto e la messa in atto di provvedimenti anche pratici finalizzati a prevenire l’evento caduta”. Invece, conclude, “non vi è stato un attento monitoraggio clinico del paziente, se non per il solo rilievo dei parametri vitali, ed ancor più non vi è stato un attento esame neurologico, che anche il personale infermieristico è chiamato a effettuare compiutamente ancor prima del personale medico, non vi è stata tanto meno alcuna richiesta di visita medica né sono stati presi provvedimenti pratici in capo al personale infermieristico, nello specifico l’impiego di spondine al letto”. Esaminata la perizia, preso atto che la morte è stata causata dalla caduta dal letto e che essa è “da attribuire al personale infermieristico in servizio in qual momento”, il Pm ha chiesto l’archiviazione per nove dei dieci indagati, ma confermato la continuazione del procedimento per l’infermiera. Prossima udienza, fissata per il 15 novembre 2019.

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