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Michaela Rabitsch: «Si fa poca musica jazz»

In giro per il mondo fra vinili e top ten: si va in Austria

Michaela Rabitsch con il marito Robert
Michaela Rabitsch con il marito Robert

Questa settimana torno a parlare di musicisti recandomi per la prima volta in Austria per fare quattro chiacchiere con Michaela Rabitsch, musicista che a soli sette anni prende già lezioni di violino e studia Flauto dolce, mentre a 14, a Vienna dove si trasferisce per frequentare il Musikgymnasiume, studia il violino; in seguito cambia rotta dedicandosi alla tromba, studiando musica jazz e popolare. Da oltre dieci anni Michaela si concentra, soprattutto, sulle sue composizioni, suonate in quartetto o duo con Robert Pawlik, suo marito, con il quale ha pubblicato ben 6 album in studio, portando il suo repertorio attraverso i suoi live in quasi tutti i continenti. È piuttosto evidente che abbiamo a che fare con musicisti di altissimo peso internazionale. A proposito della situazione musicale nel suo paese, dice: «Penso che sia molto simile a quella italiana: è infatti molto dura, perché la maggior parte delle persone preferisce le semplici canzoni di successo. Non c’è nessuna radio jazz in Austria, almeno nessuna radio che sia pubblica. Quindi la possibilità di mettersi in evidenza è davvero molto limitata. Per il settore live che, ovviamente, è fonte del nostro reddito principale, ci sono ancora un certo numero di posti in tutto il Paese in cui possiamo esibirci, ma dire che sia facile sarebbe una bugia. Ci sono molti musicisti, molti più di 20 anni fa, ma i luoghi in cui poter suonare sono limitati, per cui è spesso difficile ottenere il pubblico, con molta onestà, dico che mi ritengo fortunata: sono sulla scena da molto tempo ormai e riesco a guadagnarmi da vivere suonando musica jazz, cosa niente affatto scontata. Suono insieme a mio marito Robert da più di 20 anni e siamo fortunati ad avere molti concerti e festival in Austria e all’estero. Siamo davvero molto contenti di tutto questo. Da oltre dieci anni ci concentriamo anche sul nostro repertorio originale ed è davvero molto gratificante poter suonare la propria musica».

Com’è la situazione del mercato dei CD e dei dischi?
«È davvero pessima. In Austria abbiamo pochissimi negozi specializzati e puntare solo al mercato digitale e online è davvero impresa difficile. Credo che quando gli appassionati della musica Jazz possono andare in un negozio e guardare e “toccare” i cd, hai una possibilità realistica di essere scoperta, anche se non ti conoscevano prima, mentre internet resta comunque una situazione confusa: ci sono milioni di produzioni e quello che trovi, di solito, è principalmente quello che le grandi aziende promuovono (e pagano). Non a caso ciò che vendiamo tramite la distribuzione è marginale. Le vendite principali di cd avvengono dopo e durante gli spettacoli dal vivo oppure attraverso l’interesse dei fan già esistenti». Alla luce di quanto detto in queste settimane, posso affermare che pur essendo difficile fare musica di livello, c’è chi non ha comunque deposto le armi e continua a produrre musica di livello dando precedenza alla passione piuttosto che al businness. La musica non è soltanto cultura in molti casi è anche missione.

Ecco la classifica dei brani preferiti dalla Rabitsch:
01) Chet Baker – Crystall Bells
02) *Miles Davis – All Blues from the disc
03)* Pat Metheny – Bright Size Life
04)* Mike Stern – Silver Lining
05)* Clark Terry – The Days of Wine and Roses
06)* Dusko Goykovich – Swinging Macedonia
06) Robert Pawlik – Afrika (from our album “moods
07) *Michaela Rabitsch – The long Road
08)Herbie Hanckook Cantaloop Island
09)Grant Green Sookie Sookie
10)Stan Getz Desafinado

di Vito Lalinga

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