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Cassa integrazione, occhi su Di Maio

Le parti si rivedranno il 20 giugno, ma le attenzioni sono rivolte al ministro del lavoro

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

La crisi era nota, la cassa integrazione poteva essere considerata un effetto abbastanza prevedibile. Se non fosse per la particolare situazione di Taranto e del suo stabilimento siderurgico che probabilmente richiedeva e richiede un’attenzione diversa. Ecco perché i sindacati continuano ad attendere che un segnale arrivi dal ministro del lavoro Luigi Di Maio. Un segnale, però, che al momento non è affatto arrivato. Martedì 11 giugno azienda e sindacati sono tornati a incontrarsi, dopo il primo confronto avuto lunedì 10 nella sede di Confindustria a Roma. Incontri quasi fotocopia. Arcelor Mittal ha ribadito la necessità di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria.

Una misura che dovrebbe riguardare 1.395 dipendenti a partire dall’1 luglio. I sindacati, dal canto loro, considerano questa proposta irricevibile. La volontà delle parti di tornare a parlarsi c’è tutta. Il 20 giugno, infatti, è stato convocato un nuovo incontro. Il tempo stringe, se si considera che vanno avviate le procedure formali e le lettere ufficiali ai lavoratori. Ma la sensazione è che si speri che entro il 20 arrivi un intervento governativo a dipanare la matassa. Peraltro quella data giunge a quattro giorni da un’altra scadenza importante: quella del 24 giugno. Giorno in cui, proprio il ministro Di Maio aveva promesso che sarebbe tornato a Taranto. Lo aveva promesso il 24 aprile scorso, in prefettura, in occasione della riattivazione del tavolo sullo sviluppo. Disse, in quella circostanza, che a distanza di due mesi esatti, quindi il 24 giugno, sarebbe tornato a Taranto per una verifica sul lavoro svolto in questi due mesi. Manterrà la promessa o le difficoltà del governo e la variabile della crisi dell’acciaio con la cassa annunciata da Arcelor gli avranno fatto cambiare idea?

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