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Paolo Pagliaro: «Abbiamo dato identità al Salento»

30 anni dell’emittente televisiva Telerama. Intervista all’editore

Paolo Pagliaro
Paolo Pagliaro

Trent’anni fa nasceva Te­lerama, l’emittente salentina nota per il suo legame indissolubile con il territorio.

Abbiamo intervistato Paolo Pagliaro, il suo editore

Presidente, come è nata Telerama?
«Era il 1989 avevamo tante buone idee ma poche risorse, con passione e sacrificio però iniziammo il nostro percorso che ci ha regalato poi tante soddisfazioni. Telerama è nata dalla voglia di avere nel Salento una televisione professionale che raccontasse le vicende della nostra terra. Venivo dall’esperienza con le radio, in modo particolare con Radio Rama, di­ventata già all’epoca tra le più importanti d’Italia, ma sentivo la voglia di dare un contributo alla crescita sociale, economi­ca e culturale di questo lembo di sud del sud, la mia terra che amo profondamente. L’idea è stata quella di utilizzare la comu­nicazione come leva di sviluppo creando un contenitore Indies; un mio neologismo coniato per spiegare la filosofia della mia televisione: innovazione, tradizione, radi­ci, identità, al passo con i tempi».

In questi trent’anni Telerama è stata punto di riferimento per tutto il Salen­to. E’ stata una tv testimone dei profon­di mutamenti che hanno attraversato il Paese e, in particolare, questa parte della Puglia. Come è cambiato il Salen­to in questi decenni? Come vorrebbe che si proiettasse nel futuro?
«Fino all’avvento di Telerama si parlava solo di Puglia, poi noi abbiamo iniziato a dare lustro e identità al Salento, raccon­tandone la quotidianità, la storia, i colori, gli eventi, lo sport, la bellezza, e le ferite. Abbiamo percorso il doppio binario, inchieste, informazione e valorizzazione del territorio e poi tutte auto produzioni, senza televendite, sempre verso la dire­zione della voglia di riscatto del Salento. Il nostro territorio non è cambiato molto purtroppo in questi anni ma ha iniziato a vivere, è diventato una realtà, e come lo immagino nel futuro? Con una propria autonomia pronto ad essere protagonista dopo aver fatto il Salento adesso dobbia­mo fare i salentini che devono prendere le redini in mano della loro terra».

L’avvento del web e la crisi generale dell’editoria: siamo sicuramente in una fase di transizione. Quale strada si dovrebbe seguire per dare una pro­spettiva di crescita all’informazione territoriale?
«L’avvento del web ci ha messo di fronte ad una realtà nuova, non demonizzo il web ma non lo ritengo, almeno nelle no­tizie, sempre credibile, le fake news e la viralità delle stesse mette in pericolo la veridicità dei fatti. E ritengo che i mez­zi d’informazione più attendibili sono quelli tradizionali perché si avvalgono di giornalisti preparati ed hanno regole ben precise. Le prossime sfide sono quelle di riuscire a stare al passo con i tempi; è difficile ma è una strada che dobbiamo per­correre avvalendoci dei nuovi strumenti. La crisi per tutto il settore è evidente e dobbiamo capire come uscirne».

Telerama ha avuto una esperienza anche a Taranto, con una propria re­dazione. Pensa che questa esperienza possa trovare una nuova declinazione in futuro?
«È stata una bella esperienza, anche se con qualche ombra, ricordo a malincuore l’inaugurazione del Tg a Taranto quando subimmo un vile attentato. Fummo i pri­mi a fare inchieste sui disastri provocati dall’Ilva e non solo. Io non metto mai limiti a quello che in futuro potrebbe accadere anche perché Taranto è una città che ho nel cuore, che amo e che credo sia una delle città più belle del Sud purtroppo sfregiata dalle scelte sbagliate del passato».

L’Italia risulta essere, tra i Paesi occi­dentali, tra i più colpiti per le intimi­dazioni alla libertà di stampa, sia da parte della politica che da parte della criminalità. Crede che nel nostro Paese la libertà di informazione sia davvero a rischio? Come reagire?
«Bisogna alzare il livello di guardia, stare attenti, e fornire un servizio sempre più preciso e puntuale. Informazione e comunicazione sono valori importanti che tutelano la democrazia. Non posso giudicare se nel nostro Paese è più a ri­schio oppure meno, posso solo dire che noi dobbiamo rimanere con la schiena dritta e coraggiosamente, anche quando risultiamo impopolari, dobbiamo svol­gere la nostra funzione con onestà e fare informazione pluralista ed obiettiva, im­pegnata nell’ambito sociale, economico, politico, sportivo e culturale».

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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