25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

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Arriva la Festa della SS. Trinità

La nostra rubrica sulla tarantinità

La SS. Trinità
La SS. Trinità

La settimana che va dal 16 al 22 giugno sarà incentrata sull’appro­fondimento della festa della SS. Trinità e di quella di San Luigi, ma il prof. Antonio Fornaro parlerà anche di una fi­gura tradizionale ormai scomparsa nella Taranto moderna, quella del banditore.

Questi i santi della settimana: San Qui­rico, San Ranieri, San Calogero, San Romualdo, San Luigi Gonzaga, San Tommaso Moro e San Silverio Papa che fu subito defenestrato. Questi i titoli mariani della settimana: Madonna della Navicella, Madonna della Consolata, Madonna Greca e Ma­donna delle Lacrime. Questi gli approfondimenti sui santi del­la settimana: la cristiana Giuditta fuggì a Tarso con il suo figlio Quirico di soli 3 anni per le persecuzioni di Diocleziano. A Tarso lei fu crocifissa e decapitata e Quirico fu preso dal Governatore che gli fracassò il cranio sui gradini del suo trono.

Di San Ranieri di Pisa ricorderemo che nelle sue reliquie mancano due dita della mano destra che nel Medioevo si era soliti tagliare ai ladri. Sono numerosi i Santi che portano il nome di Calogero ma quello più noto è San Calogero eremita che visse cento anni nelle Isole Eolie e viene invocato per guarire gli indemoniati. San Romualdo si fece monaco dopo aver assistito ad un omicidio compiuto dal padre per questioni di proprietà. In Toscana fondò l’Eremo di Camaldoli. San Tommaso Moro fu avvocato, uomo politico e scrittore inglese. Fu ucciso perché rifiutò di riconoscere Enrico VIII come capo della Chiesa di Inghilterra.

Questi i detti della settimana: “Sembra un pidocchio resuscitato”, “E’ tutto boc­ca come lo scorfano”, “Vizio di natura, fino alla morte dura”, “Ogni acqua spe­gne la sete”, “L’acqua fa male e il vino fa cantare”. Questi gli approfondimenti di Fornaro: San Luigi Gonzaga è noto a Taranto perché l’Istituto Scolastico dei Padri Gesuiti, prima nella Città Antica, poi in Via Margherita e in Via Plateja, era al Santo gesuita intitolato. Nella Chiesa della Madonna della Salute c’era una statua di San Luigi invocato come protettore degli studenti. Luigi Gonzaga si fece gesuita contro il volere del padre e predicò l’uguaglianza tra poveri e ricchi.

Il santo gesuita morì a 23 anni dopo essersi prodigato ad assistere i malati di peste nel 1590. San Luigi sosteneva che: “I resti dei principi puzzano come o più di quelli dei poveri” e da ciò nacque la leggenda che le sue ceneri profumassero di giglio. Domenica prossima si festeggia la San­tissima Trinità.

L’antica Chiesa tarantina si trovava in piazza Castello dove oggi ci sono le colonne del tempio dorico. L’ingresso della Chiesa era da via Duo­mo. La chiesa fu abbattuta nel 1973 ed era curata dalla antica Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini. Oggi questa Confraternita cura la processione di Gesù Bambino del 25 dicembre. Anticamente i confratelli ospitavano i pellegrini che passavano da Taranto. In caso di morte li seppellivano e chiede­vano le elemosine per i bisogni degli stessi pellegrini. Fornaro chiude la sua rubrica settima­nale parlando della figura del banditore presente a Taranto fino agli Anni ’50 del secolo scorso. I banditori erano presenti in Italia fin dal Medioevo e la loro presenza veniva annunciata con un suono di trombetta. Invece a Taranto il banditore veniva preceduto dallo scampanellio di un campanello.

L’ultimo banditore di Taranto fu nella Città Antica tale Vincenzo Pizzolla detto il “Papone”, termine dialettale dell’italiano “vapore”. Cataldo Sferra ci ricorda che al Borgo l’ultimo banditore fu “Frinzelicchje”, a Tre Carrare-Italia tale Piccinonne, a Talsano Ciccio Co­smano e ai Tamburi tale Giglio.

Di questi il più noto era Pizzolla che suonando il campanello richiamava l’attenzione della gente per comunicare qualcosa per conto del Comune, per pro­pagandare qualche nostro prodotto e per far sapere che si era perso un bambino e chi lo avesse trovato avrebbe dovuto portarlo vicino alla Torre dell’Orologio in Piazza Fontana. A Taranto erano numerosi gli strilloni e il più noto di tutti, fino alla fine degli Anni ’70, è stato Amedeo Orlolla detto “Marche Polle”.

C’erano strilloni per ogni merce da portare sotto casa degli abitanti e c’era anche chi vendeva gelati e limonata e chi indovinava la fortuna con il pappagallo e chi suonava il piano.

Di tutto ciò resta soltanto il ricordo.

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