15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

Cronaca News

ArcelorMittal, il Pd reintroduce l’immunità penale

Il silenzio del M5S. Che farà la Lega di Salvini? Lo scontro nel governo

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

Neanche il tempo di abrogare l’immunità Ilva, che gia tentano di reintrodurla.

La notizia è passata sotto silenzio. Eppure c’è. Forse perchè gli stessi responsabili si vergognano un pò a pubblicizzarla, e la loro opposizione, che in questo caso è il Governo, ha convenienza nel non cavalcarla, es­sendo spaccata al suo interno.

Veniamo con ordine.

Stiamo parlando della famigerata, cosi convenzionalmente chiamata, immu­nità penale Ilva. Quella scriminante introdotta con l’articolo 6 del decreto del 5 gennaio 2015 che salvaguarda i gestori dello stabilimento (commis­sari Ilva in as, e dal 1 novembre 2018 questi insieme a Mittal) da eventuali procedimenti penali nelle more del rispetto del cronoprogramma fissato dall’AIA.

Dopo tanto clamore mediatico, al seguito degli striscioni anti immunità, i 5 stelle, Dimaio prima, Costa dopo, e parlamentari ionici a seguire, hanno proclamato che avrebbero tolto l’im­munità penale.

L’hanno fatto. O meglio. Hanno pre­sentato l’articolo 46 al decreto crescita che, con le opportune modifiche, sancisce la fine dell’esimente penale al 6 settembre 2019.

Il decreto è in questi giorni all’esame delle commissioni riunite dopodichè martedì 18 passerà al Senato. Se do­vesse passare cosi com’è, l’immunità penale Ilva avrebbe solo altri due mesi di tempo. Promessa mantenuta.

Eppure nelle file della discussione in commissione è arrivato un inghippo. O meglio, una vera e propria opposi­zione a questa riforma dei 5stelle, e tentativo di restaurazione alla norma precedente.

A rendersene protagonista Mariae­lena Boschi. La donna forte dell’ex Governo Renzi.

L’onorevole Boschi ha presentato il 21 maggio scorso un emendamento (46.8) che con sole 7 parole lascia inalterata fino all’eternità l’immuni­tà. Cosi recita il testo: “al comma 1, sopprimere la lettera c”.

E il comma 1 dell’articolo 46 infatti è proprio quello che, introdotto dal Governo, stabilisce che “la disciplina (cd. Immunità) si applica alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019”.

Dunque con l’emendamento Boschi si elimina l’articolo del Governo con cui si introduce la scadenza dell’im­munità, che invece, passando questo emendamento, di fatto diventerebbe eterna o nei termini previsti al prece­dente decreto.

Ora come Mariaelena Boschi, che quasi mai a dire il vero in precedenza si è occupata di Ilva, abbia deciso di presentare in totale silenzio questo emendamento è un mistero. Cosa che invece non è il fatto che Mittal abbia dichiarato di non poter rispettare i patti qualora venissero cambiati in corsa, rispetto alle regole fissate al momento della cessione, e cioè Aia e contratto.

Ma non essendo una cosa di poco conto, è strano come un emendamento cosi dirimente sia stato presentato da un autorevole membro del Partito De­mocratico senza nessuna discussione interna ed esterna rispetto al Partito stesso. Che ad oggi, con la nuova segreteria Zingaretti, sia a livello na­zionale che locale pare avesse assunto su Ilva una linea totalmente opposta rispetto a quella portata avanti dal Pd durante i governi Letta, Monti, Renzi e Gentiloni.

Forse, non a caso, l’unica voce che in tal senso si è alzata proprio in questi giorni a difesa della scrimi­nante, probabilmente proprio a voler scudare d’anticipo una possibile reazione che prima o poi si sarebbe scatenata rispetto alla frugale mossa della Boschi, è stato l’ex Ministro al Mezzogiorno del Governo Gentiloni, e Sottosegretario alla Presidenza del Governo Renzi, Fabio De Vincenti, lui sì uomo macchina dei decreti Ilva.

In un editoriale domenicale sul Corriere del Mezzogiorno proprio ieri cosi De Vincenti scriveva: “Sia chiaro che, contrariamente a quanto affermato dalla demagogia populista delle attuali forze di maggioranza, in base alla norma varata nella prece­dente legislatura il management resta comunque responsabile per eventuali comportamenti in violazione dell’A­IA. La novità del decreto legge in discussione è che diventerebbero perseguibili anche i comportamenti dettati dalla legge: un vero obbrobrio giuridico che affosserebbe il processo di risanamento ambientale. Uscire dal “comma 22” e adottare un’AIA coerente con la rinascita ambientale e produttiva di Taranto: oggi più che mai è l’ora della responsabilità verso lavoratori e cittadini”.

Neanche in passato si era sentita una difesa così accalorata.

Ma difficilmente sarà questo edito­riale a fungere da linea di partito. So­prattutto alla luce delle ampie piroette dell’attuale PD che ha propagandato a tutti i livelli un drastico cambio di rotta rispetto alla linea precedente su ilva e ambiente e che certamente ve­drebbe i suoi dirigenti locali e nazio­nali in difficoltà rispetto a un tentativo del gruppo parlamentare (espressione della vecchia segreteria, anche se in larga parte riposizionato) di blindare l’immunità. Ma De Vincenti è pur sempre il ministro del Mezzogiorno di Gentiloni, attuale presidente del Partito nonché main sponsor di Zin­garetti, quindi non è da escludere che la mossa di Mariaelena Boschi sia in realtà concordata con tutto il Partito.

Certo, aldilà della posizione politi­ca, con cui si può essere d’accordo o meno, di un partito di minoranza, sarebbe inutile stare a parlare di tut­to questo se fosse circoscritto a una mossa del PD.

Ma gia sappiamo che invece intorno a questa dirimente clausola si ali­mentano anche gli scontri interni agli alleati di Governo. È per questo che quell’emendamento merita un’atten­zione altissima.

Anche qui non è un mistero che la Lega non ha ben gradito questa iniziativa legislativa dei 5 stelle sull’abolizione dell’esimente, e che il partito di Salvini invece difende or­gogliosamente Ilva, Mittal e la filiera dell’acciaio. Sono gia venute fuori indiscrezioni circa gli scricchiolii tra i due alleati sull’immunità. Ora il Pd ha fornito su un piatto d’argento l’assist alla Lega, non sappiamo se concorda­to o meno. A questo punto, nonostante l’iniziativa legislativa dei 5 stelle, ba­sterebbe un’alleanza parlamentare tra Lega, Pd e Forza Italia (che pure ha sempre votato favorevolmente a tutti i decreti Ilva) che l’emendamento Bo­schi passerebbe e l’immunità sarebbe salva sine die.

Sarà per questo forse che dal 21 maggio che è stato presentato l’emen­damento Boschi nessuno, neppure nei 5stelle, che mai perdono occasione ancora oggi che sono al Governo di accusare il Pd di tutte le nefandezze precedenti tra cui di essere fautore dei decreti salvailva, e neppure Michele Emiliano che li definisce incostituzio­nali e accusa i compagni del partito da cui è stato estromesso, di essere schiavi delle lobby e pagati dai Riva, nessuno abbia colto l’occasione per attaccare il Pd pubblicizzando questo emendamento che è rimasto segreto.

Fino ad oggi.

di Annarita Digiorgio

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