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ArcelorMittal, immunità penale: bocciato l’emendamento Boschi

Mancarelli: «Restano le ambiguità del governo»

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

È stato poi bocciato l’emendamento Boschi, quello che Taranto Buonasera ha tirato fuori dal bollettino dei lavori delle Commissio­ni riunite preparatorie per l’approva­zione del decreto Crescita.

Chiuse le Commissioni, il decreto passa oggi al Senato, e l’articolo 46, quello relativo alla modifica della clausola sulla esimente per i gestori Ilva passerà, se il Governo chiede la fiducia, così com’è stato scritto in primo esame. Immunità quindi estesa oltre che nel rispetto dell’Aia anche per il piano ambientale, ma solo fino al 6 settembre 2019.

Gli emendamenti presentati per modi­ficarlo erano stati diversi. Tra gli am­missibili (inammissibile ad esempio uno dell’on. Rossella Muroni) quello del parlamentare tarantino 5 stelle Giovanni Vianello, per introdurre attraverso il decreto i criteri meto­dologici utili per la redazione della valutazione del danno sanitario in funzione preventiva (che al momento Arpa, Asl e Ares gia fanno secondo legge regionale 2012 e ministeriale 2013). Rispetto a questo emenda­mento il relatore Raphael Raduzzi ne ha chiesto l’accantonamento, e dopo parere conforme del sottosegretario Villarosa, Vianello ne ha accettato l’accantonamento.

Poi vi erano due emendamenti a pri­ma firma della parlamentare tarantina di Forza Italia Vincenza Labriola, cofirmati da altri colleghi di Forza Italia. In questo caso trattasi di emen­damenti volti a eliminare l’immunità immediatamente con l’approvazione del decreto crescita. Quindi anche prima del 6 settembre 2019. Rispetto a questi il relatore ne ha chiesto ritiro esprimendo altrimenti parere con­trario. È quindi stato respinto dalle Commissioni.

Al pari di quello, esattamente in direzione opposta, di Mariaelena Boschi, l’unica non tarantina e del pd protagonista della querelle, che l’ha firmato solo di suo pugno. Questo in una sola riga voleva eliminare il terzo comma con cui si fissava la scadenza dell’esimente al 6 settembre 2019, e di fatto intendeva prolungare l’immunità sine die.

Dopo parere contrario a nome del Go­verno del Sottosegretario Villarosa, l’emendamento è stato respinto.

«L’intento di Maria Elena Boschi – spiega il segretario provinciale dle Pd, Gianmpiero mancarelli – era quello di stanare il governo. Sull’interpretazio­ne della imunità e delal sua scadenza ci sono infatti pareri contrastanti tra ufficio legislativo della Camera e Ministero dell’Ambiente. Grande assente è invece il ministro Di Maio. L’on. Boschi presentando quell’emen­damento ha voluto mettere il governo alle strette e dare certezze, perché è in questa ambiguità governativa, in questo vlima di incertezze che Arce­lor Mittal può agire con azioni come quella annunciata in queste settimane di mettere i lavoratori in cassa inte­grazione».

Quindi l’articolo rimane immutato e se il decreto passa con la fiducia, salvo diverse interpretazioni, l’immunità penale per i gestori ilva, come annun­ciato da Dimaio, avrebbe solo altri tre mesi di vita.

Certo cambia poco per chi ha sempre sostenuto la clausola fosse una banali­tà lapalissiana esplicitata al solo fine di evitare eventuali procedure giudi­ziarie a vuoto essendo nei fatti l’Aia, e quindi il piano ambientale (fonda­mentale la precisazione introdotta con l’articolo 46) l’unica legge ambientale di riferimento (immunità non copriva ad esempio incidenti sul lavoro). Tra questi, solo due giorni fa, l’ex ministro del Pd Claudio De Vincenti in un edi­toriale con cui tornava a difendere la necessita della scriminante.

Un successo, un promessa mantenuta e una vittoria del diritto, invece, per chi raccontava questa immunità come la sospensione della Costituzione nella città di Taranto. Tra questi il Comitato Liberi e Pensanti che pure ultimamente aveva fortemente criticato i 5 stelle per il tradimento subito dai cittadini di Taranto. Che però, almeno per questo particolare, parrebbe dunque non esserci.

Rispetto a queste due posizioni, chiare nette e definite, rimangono invece non chiarite quelle di Lega e dell’attuale dirigenza del Partito Democratico. Se la prima infatti, forza alfa del Go­verno, è davvero la principale attuale rappresentanza politica della grande industria manifatturiera e siderurgica italiana come tenta di assurgere, si è in questo caso calata alla volontà piu green e antisviluppista dell’alleato di governo che su Ilva ci ha messo la faccia e tornerà a mettercela a Taranto il 24 giugno. Tace invece il Partito Democratico di Zingaretti, che se pure nella propagandata nuova spinta Gretista ha pur sempre in Gentiloni il suo Presidente e in Calenda il primo degli eletti alle scorse Europee; come pure la componente, non si sa quanto in fuoriuscita, renziana, che dei decre­ti Ilva, immunità compresa, è stata la partoriente, e oggi non ha ancora de­ciso se continuare nel difendere quella linea o rinnegare tutto per nascondersi tra le fila della ritornata ditta.

Identificare tutte le posizioni in cam­po risulta oggi fondamentale poiché tra nuovi Commissari Ilva in AS, Commissario bonifiche in scadenza, Aia da riesaminare e trattativa sinda­cale di nuovo aperta, la partita Ilva è tutt’altro che chiusa e come sempre in mano alla politica.

 

di Annarita Digiorgio

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