15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 16:13:34

Cronaca News

Bonifiche, una storia che va avanti da 15 anni

Legambiente scrive al ministro Sergio Costa

Una veduta del Mar Piccolo
Una veduta del Mar Piccolo

«Bonificare una vasta area altamente inquinata. L’obiettivo a medio termine dell’operazione è quello di realizzare le condizioni per il rilancio non solo ambientale ma anche socio-economico dell’area, con una importante ricaduta turistica. L’obiettivo immediato è quello di riportare la qualità dei sedimenti presenti nel sito a valori tali da consentire in piena sicurezza gli attuali usi di molluschicoltura e ittiocoltura». Parole importanti. Peccato che a pronunciarle non siano stati né Vera Corbelli, dal 2014 Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, né Sergio Costa, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel governo Conte.

Peccato che a dare l’annuncio di un avvio del recupero ambientale del Mar Piccolo di Taranto sia stato Altero Mattioli, ministro dell’Ambiente nell’ormai lontanissimo gennaio 2004, ovvero 15 anni fa, e che, già allora, fosse prevista la “caratterizzazione e bonifica dei sedimenti su un’area marina antistante la costa meridionale del Primo Seno del Mar Piccolo….una superficie pari a 170 ettari … oggetto di pesante contaminazione da inquinanti di elevata pericolosità”. Peccato che a quelle parole non siano seguiti i fatti e che, dopo anni di silenzio, a gennaio 2013 sia stato nominato un ‘’Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto’’ nella persona dell’ingegner Alfio Pini cui -dall’8 luglio 2014- è succeduto l’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli». Comincia coì la denuncia di Legambiente sugli sfiancanti ritardi che segnano l’agognata bonifica del Mar Piccolo. «Dalla nomina della dottoressa Corbelli – scrive l’associazione ambientalista – sono passati quasi cinque anni, 1800 giorni, ma la situazione per il Mar Piccolo purtroppo non è cambiata: i sedimenti inquinati continuano a restare al loro posto e la bonifica continua a essere in alto mare. I fondali inquinati sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento di materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare».

Per questo Legambiente, con una lettera firmata dal presidente nazionale Stefano Ciafani, dal presidente regionale Francesco Tarantini, e da Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, ha scritto al Ministro dell’Ambiente chiedendo che si accelerino gli iter amministrativi relativi alla bonifica. «La necessità di una accelerazione – scrivono – nasce dalla constatazione che, per ciò che attiene il risanamento e la messa in sicurezza permanente dei sedimenti, è stato pubblicato ormai da un anno, in data 01/06/2018, il bando di gara per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché della realizzazione degli interventi nelle aree prioritarie mediante dimostrazione tecnologica attraverso preventive sperimentazioni per tre tipologie di interventi che coincidono con quelle a suo tempo evidenziate da Arpa Puglia. Completata la fase di prequalifica, le uniche notizie disponibili sono che otto concorrenti hanno presentato l’offerta tecnico-organizzativa ed economica degli interventi a farsi e che sono in corso le procedure per la selezione delle offerte da ammettere alla successiva fase di negoziazione. A distanza di 385 giorni non si conoscono ancora gli esiti del bando che dovrebbe dare concretamente l’avvio alla bonifica.

Peraltro una volta definite le imprese vincitrici occorreranno 195 giorni lavorativi per la progettazione e dimostrazione tecnologica sia dell’asportazione selettiva dei sedimenti che del capping, cui andranno aggiunti ulteriori 90 giorni lavorativi per l’elaborazione ed esecuzione del piano di caratterizzazione e 120 giorni per il monitoraggio post-operam, mentre per la bioremediation saranno necessari 635 giorni lavorativi per la caratterizzazione, progettazione, dimostrazione tecnologica e monitoraggio ( oltre ai tempi necessari per le autorizzazioni di legge). Per la fase esecutiva saranno poi necessari 380 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di asportazione selettiva dei sedimenti; 315 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di capping; 635 giorni lavorativi per la definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di bioremediation. Insomma, serviranno lunghi anni prima di vedere – forse – qualche risultato concreto». Legambiente chiede perciò una decisa accelerazione». Al commissario Corbelli, infine, viene rimproverato di non aver ancora «reso fruibili gli esiti degli studi da lei commissionati nonostante le nostre reiterate richieste».

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