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Condannata l’azienda che tratteneva indebitamente le quote sindacali

Il Tribunale
Il Tribunale di Taranto

Il Giudice del lavoro ha condannato una azienda che avrebbe trattenuto indebitamente le quote sindacali. “Pensare di essere iscritti ad un sindacato, subire atteggiamenti sbagliati, chiedere di essere difesi e scoprire con sgomento che la società per cui si lavora, nonostante le trattenute sullo stipendio delle quote associative da riconoscere alla Funzione Pubblica Cgil, in realtà quelle quote non le hai versate, anzi incassate illegittimamente- scrive la Fp Cgil- i casi stanno venendo a galla in queste ore e al momento una platea di circa 300 lavoratori sarebbe vittima di questa pratica fraudolenta.

Il caso condannato dal giudice del lavoro di Taranto riguarda al momento però 18 lavoratori di una società beneventana gestore del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani di un Comune del verante orientale della provincia che sin dall’assunzione dell’appalto in questione ha omesso sistematicamente di versare le quote sindacali. Proprio nei giorni scorsi il Tribunale di Taranto ha condannato per comportamento antisindacale la ditta in questione-prosegue la Fp Cgil – ordinando la cessazione “del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti, procedendo immediatamente al versamento delle quote associative, già trattenute dalle retribuzione dei dipendenti associati al sindacato”. Il comportamento illegittimo riconosciuto dal giudice del lavoro dott. Giovanni De Palma investito della vicenda dalla Funzione Pubblica Cgil assistita dall’avvocato Luca Bosco, si configura come antisindacale “in quanto pregiudica l’acquisizione da parte del sindacato dei mezzi di finanziamento necessari per lo svolgimento della propria attività”, in un settore peraltro – aggiungono i referenti della Fp Cgil – si registrano sempre più numerosi casi di contravvenzione alle regole e ai contratti, mostrando tutto il fallimento dell’attuale sistema di gestione del ciclo dei rifiuti, affidati spesso a ditte in appalto in totale sprezzo della mission pubblica di tale attività”.

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