21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

Prestiti a strozzo, quattro arresti. Due imprenditori sul lastrico

Il blitz “Prestito col cuore” dei carabinieri della Compagnia di Taranto

Soldi
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Specializzati nei prestiti a strozzo avrebbero mandato sul lastrico due imprenditori edili.

Con l’operazione “Prestito col cuore” i carabinieri della Compagnia di Taranto hanno arrestato quattro persone per usura ed estorsione.

All’alba di oggi i militari della Sezione Operativa della Compagnia di Taranto hanno dato esecuzione a provvedimenti cautelari in carcere, emessi dal gip del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto, su richiesta del sostituto procuratore Raffaele Gra­ziano. In carcere sono finiti Gianluca Solfrizzi, 44 anni, Massimo Solfrizzi, 47, Lucia Pica-Pellegrini 48 e Antonio Lampasso, 51. Le indagini, sono state avviate nel mese di settembre del 2018 dopo una denuncia presentata da due imprenditori edili locali, vessati da ripetute e costanti richieste di ingenti somme di denaro, avanzate dalle persone dalle quale avevano ottenuto prestiti, per poter far fronte alle precarie condizioni economiche in cui si trovavano anche a causa della crisi del loro comparto lavorativo.

Le indagini condotte con intercettazioni telefo­niche, indagini bancarie, acquisizione di tabulati e servizi di appostamento e pedinamento, hanno consentito ai militari di documentare le dinami­che criminali, focalizzando numerosi episodi di estorsione e usura.

Le indagini hanno consentito di accertare l’elevato tasso d’interesse praticato alle vittime, pari ad oltre il 10% mensile (pari al 120% annuo), con rate di restituzione imposte settimanalmente e mensil­mente; di rilevare che a partire dall’anno 2008, per vari prestiti dati ad usura, pari a circa 100.000 euro, alle vittime è stata estorta la somma di circa 140.000 euro, in gran parte soltanto a titolo di interessi; di documentare la continua vessazione da parte degli indagati ai danni delle vittime, con sistematici e pressanti contatti telefonici (“hai detto che dovevi onorare”); di far luce sulla richiesta estorsiva da parte degli indagati, consistita anche nel costringere gli imprenditori ad assumere alle proprie dipendenze, uno dei figli degli indagati ed un loro uomo di fiducia, con lo scopo principale di sorvegliare maggiormente la ditta edile; di far luce sulla circostanza secondo cui le vittime erano state costrette ad eseguire gratuitamente lavori di ristrutturazione in favore dei propri aguzzini; di accertare la corresponsione di cospicue somme di denaro che le vittime erano costrette a cedere agli indagati, anche attraverso ricariche postali e bonifici bancari. Per gli investigatori gli indagati hanno agito in modo spregiudicato organizzando l’attività in forma quasi imprenditoriale. Le vittime per insormontabili problemi economici hanno chie­sto ed ottenuto un primo prestito da parte di uno degli indagati, conosciuto come persona che dava soldi ad interesse, il quale sin da subito ha imposto la restituzione del prestito con un tasso mensile del 10%.

Successivamente il rapporto usurario si è oltremodo intensificato, facendo sì che entrassero in gioco anche gli altri tre indagati. Le vittime oramai cadute nella spirale usuraria ed estorsiva, hanno deciso di andare via da Taranto, ma ogni tentativo è stato vanificato dai continui messaggi vessatori e per il timore di ritorsioni anche nei confronti delle proprie famiglie: da qui la scelta di far ritorno e sottostare alle richieste dei propri aguzzini.Non riuscendo più a far fronte alle pressanti richieste di denaro, i due imprenditori sono stati costretti a ristrutturare gratuitamente un’abitazione degli usurai e in alcuni casi gli incassi per i lavori edili realizzati da parte dei due imprenditori, sono stati direttamente corrisposti ai cravattari i quali monitoravano tutti i lavori in carico alla ditta. Per monitorare al meglio l’attività imprenditoriale, gli usurai secondo l’accusa hanno imposto alle vittime di assumere alle proprie dipendenze un loro figlio ed un proprio uomo di fiducia. Esasperati da tale ulteriore prevaricazione, gli imprenditori hanno deciso di licenziare il figlio dell’estortore.In una occasione una delle vittime ha subito un vero e proprio pestaggio da parte di uno degli strozzini.

1 Commento
  1. Peppe 2 anni ago
    Reply

    Se nn potete tirare avanti chiudetele le vostre ditte nn andate a cercare soldi in prestito, altrimenti fatevi aiutare dallo stato se ė in grado di farlo, siete solo ed eslusivamente dei falliti e falliti rimarrete.

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