21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

Caso immunità penale, Luigi Di Maio il democristiano

La risposta ad ArcelorMittal: «Troveremo soluzione equilibrata»

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

La bomba esplode qual­che minuto dopo le 14 di mercoledì 19 giugno: Arcelor Mittal avverte che senza immunità non può gestire lo stabilimento siderurgico di Taranto. È un esplicito riferimento al Decreto Crescita – la cui approvazione è pre­vista entro il 29 giugno – che prevede la cancellazione delle tutele legali a protezione dei nuovi gestori nell’attua­zione del piano ambientale.

Roba da mettere in crisi il governo, perché a spingere per la cancellazione dell’immunità è il M5S, mentre la Lega è di tutt’altro avviso.

Ecco allora che in serata arriva la rassicurante risposta del ministro del lavoro, Luigi Di Maio. In perfetto stile democristiano. Da una parte si dice sorpreso per la sortita di Arcelor Mittal, dall’altra lancia messaggi im­prontati a non sollevare allarmismo, perché sa bene che se Arcelor dovesse lasciare lo stabilimento, per quella fabbrica difficilmente ci sarebbero altri sbocchi e sulle spalle del ministro Di Maio ricadrebbe un peso sociale difficilmente sopportabile.

«Sorprende – è scritto nella nota del ministero – la comunicazione diffusa quest’oggi dalla società Arcelor Mittal, visto che la medesima era stata infor­mata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto-crescita, alla luce della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l’8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l’im­munità penale) emessi dai Governi precedenti per salvare lo stabilimento siderurgico. In vista dunque della prossima decisione della Consulta e della sentenza adottata nel gennaio 2019 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di condanna dell’Italia sempre sulla vicenda Ilva, il Mise ave­va preventivamente informato Arcelor Mittal della questione, rappresentando allo stesso gestore che si sarebbe indi­viduata una soluzione equilibrata volta alla salvaguardia dello stabilimento e dell’indotto occupazionale, nonché al rispetto, ovviamente, delle decisioni adottate dai giudici. A tal proposito, MiSE e Governo sono al lavoro affin­ché l’azienda continui ad operare nel rispetto dei parametri ambientali». Tra le righe, quindi, traspare la volontà di non creare ulteriore subbuglio in una situazione già di per sè complicata.

Ma cosa aveva detto la multinazionale dell’acciaio? «Se il Decreto dovesse essere approvato nella sua formula­zione attuale, la disposizione relativa allo stabilimento di Taranto pregiudi­cherebbe, per chiunque, ArcelorMit­tal compresa, la capacità di gestire l’impianto nel mentre si attua il Piano ambientale richiesto dal Governo italiano e datato settembre 2017. Lo stabilimento di Taranto è sotto seque­stro dal 2012 e non può essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del Piano ambientale», che prevede investimenti per «oltre 1,15 miliardi di euro» e che sta «procedendo nel pieno rispetto delle tempistiche».

«Tuttavia – concludeva la nota di Arce­lor Mittal – il Decreto Crescita, nella sua formulazione attuale, cancella le tutele legali esistenti quando Arcelor­Mittal ha accettato di investire nello stabilimento di Taranto. Tutele che è necessario restino in vigore fino a quando non sarà completato il Piano ambientale per evitare di incorrere in responsabilità relative a problemati­che che gli attuali gestori non hanno causato».

Come a dire: non si cambiano le regole in corso d’opera. Arcelor ha acquistato a certe condizioni e ora si vorrebbe che quelle condizioni fossero cambiate in corso d’opera. È come se in una partita di calcio le regole fossero modificate a partita in corso. Ma l’arbitro Di Maio è pronto a sistemare tutto.

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