23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca News

Caso immunità penale, «Gli accordi vanno rispettati»

Landini difende le ragioni di Arcelor Mittal: «Dal governo misure demagogiche»

Maurizio Landini
Maurizio Landini

«Gli accordi che si fanno vanno rispettati, questa era una delle clausole che erano state convenute per la vendita dell’Ilva». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha commentato la notizia della possibile cancellazione dello scudo penale per Arcelor Mittal.

Intervenuto a Radio 24, Landini ha detto che il nuovo proprietario «potrà avere una responsabilità di quello che fa nel momento in cui gli impianti li avrà messi a norma, cioè a decorrere dal 2022-2023. Da lì in avanti la re­sponsabilità sarà di Arcelor-Mittal». «Non si può – ha concluso il leader della Cgil – con misure che rischiano di essere più demagogiche che concre­te, mettere in discussione un processo importantissimo per Taranto e per il paese».

Preoccupato per la superficialità con la quale si muove il governo nel gesti­re questa scottante vertenza è Rocco Palombella, segretario generale della Uilm: «Senza voler entrare nel merito delle decisioni che il governo starebbe per assumere, ci sembra l’ennesima offesa nei confronti di cittadini e lavoratori. Il piano Ambientale del 2017, che prevedeva norme stringenti per quanto riguarda i livelli di emis­sione, e il limite produttivo fissato a un massimo di 6 milioni di tonnel­late annue sono stati approvati dal ministero dell’Ambiente. A questi si è aggiunto un addendum ancora più stringente richiesto dalle parti sociali, dal comune di Taranto e dalla regione Puglia che serviva proprio a garantire il rispetto della salute dei cittadini e dei lavoratori fino al completamento del piano Ambientale».

«Questa materia così delicata – conti­nua Palombella – non può essere ge­stita con teatralità e pressappochismo da parte del governo. Invitiamo Ar­celorMittal a non assumere decisioni dannose che vanificherebbero tutti gli sforzi economici e finanziari fin qui realizzati per l’applicazione del piano ambientale; e invitiamo il governo ad assumere decisioni coerenti rispetto agli impegni del piano Ambientale 2017 e all’accordo sindacale del 6 settembre 2018».

Preoccupati per la china che ha imboccato la vertenza sono anche Gianni Venturi e Francesca Re David (Fiom), per i quali emerge la «urgente necessità di dotarsi di un quadro legislativo, non improvvisato ed emergenziale, entro cui colloca­re le strategie di politica industriale ed ambientale. Senza un orizzonte ragionevolmente certo di stabilità delle norme non vi è possibilità di attrarre investimenti». Anche per la Fiom «il quadro complessivo delle norme e degli accordi sot­toscritti tra le parti devono essere sempre rispettati». Per Venturi e Re David, l’accordo che «prevede il raggiungimento degli obiettivi di risanamento ambientale e di riorganizzazione degli impianti entro il 2023 continua a costituire il quadro di riferimento». La Fiom chiede infine la convocazione di un tavolo al Mise, per una verifica complessiva, anche alla luvce della cassa integrazione annunciata da Arcelor Mittal per quasi 1.400 lavoratori.

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